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Rider, ecco come il governo metterà il turbo alla direttiva Ue

Forlivesi

Il governo Draghi ha fretta di recepire la direttiva della Commissione europea per rider e autisti? Ecco cosa pensa (e chi è) il consigliere del ministro del Lavoro, Michele Forlivesi, che vuole accelerare

 

La proposta di direttiva dell’Unione europea per gli occupati nella gig economy, come gli autisti di Uber o i rider di Deliveroo, è un passo “importantissimo” che “indirizza, nel senso corretto, gli stati verso un governo del fenomeno del lavoro su piattaforma digitale”. Lo ha detto ad Agenda Digitale Michele Forlivesi, consigliere del ministro del Lavoro, Andrea Orlando (Pd).

CHI È MICHELE FORLIVESI

Sul sito del ministero del Lavoro, Forlivesi viene presentato come un “esperto giuridico del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con il compito di supportare il vertice politico nelle materie del diritto del lavoro, con particolare riguardo ai rapporti di lavoro, agli ammortizzatori sociali e alle politiche attive del lavoro, anche nell’ottica di un piano di interventi per il miglioramento del sistema delle tutele e della protezione sociale dei lavoratori”.

Forlivesi è responsabile della Segreteria tecnica del ministero del Lavoro, e percepisce un compenso lordo di 72mila euro all’anno, come emerge dal sito del dicastero. Il suo incarico – di collaborazione coordinata e continuativa – è iniziato il 17 marzo scorso e proseguirà fino alla permanenza in carica del ministro Orlando.

Forlivesi si è laureato in Giurisprudenza all’università Alma Mater Studiorum di Bologna nel 2012; dal 2014 al 2016 ha conseguito nella stessa università un dottorato di ricerca in Diritto del lavoro. Dal 2018 al 2019 ha lavorato al Senato come consulente legale del presidente dell’XI Commissione (Lavoro pubblico e privato e previdenza sociale).

COSA PENSA DELLA PROPOSTA EUROPEA

La proposta di direttiva elaborata dalla Commissione europea punta, in sostanza, a offrire maggiori tutele contrattuali a quei rider e conducenti vari non classificabili come impiegati autonomi ma come dipendenti di fatto delle piattaforme per le quali lavorano (che magari monitorano le loro performance, ne limitano la possibilità di scelta degli orari di lavoro o impediscono di lavorare anche per terze parti).

Secondo Forlivesi, tale proposta di direttiva mira “a consolidare quello che è il portato della giurisprudenza più recente che in quasi tutta Europa è arrivata a definire e a riconoscere lo stato di lavoratori dipendenti dei rider e in generale di molti dei lavoratori digitali, sulla base della pervasività delle tecnologie digitali che annullano di fatto ogni margine di autonomia rispetto ai profili organizzativi e di determinazione delle prestazioni”.

Forlivesi precisa che “l’accesso alla subordinazione rimane il veicolo principale con cui si garantiscono le tutele – in materia di salario, salute e sicurezza e tutto l’apparato normativo previsto dalla legislazione nazionale ed europee”.

COSA FARÀ IL MINISTERO DEL LAVORO SUGLI ALGORITMI

La direttiva europea (comunque lontana dalla trasformazione in legge, e non priva di rischi) prevede che le app di trasporto con autista, di consegna cibo e simili debbano garantire maggiore trasparenza sull’utilizzo degli algoritmi per il monitoraggio e la valutazione dei lavoratori. Agenda Digitale scrive che il ministero del Lavoro italiano è al lavoro sull’utilizzo degli algoritmi che giudicano le prestazioni di corrieri e autisti.

ARTICOLO 2 E SALARIO MINIMO

“Certamente”, dichiara Michele Forlivesi, “bisognerà trovare il modo per presumere un ingresso di questi lavoratori dentro il lavoro subordinato o tramite l’Articolo 2 o mediante la subordinazione”. E aggiunge: “i presupposti e le condizioni che dà la Direttiva in materia di presunzione legale si avvicinano molto appunto ai criteri della etero-organizzazione, e quindi certamente ci sono ampi margini del nostro ordinamento per recepirla rapidamente”.

Sul salario minimo per gli occupati nella gig economy, Forlivesi afferma che “il punto più importante su cui è necessario far ripartire il dibattito è quello della promozione e valorizzazione della contrattazione collettiva, che nel nostro ordinamento significa ragionare sulla selezione della contrattazione collettiva di qualità e quindi della buona contrattazione, che è quella fatta dai sindacati maggiormente rappresentativi, che sono gli unici in grado di garantire una retribuzione proporzionata e sufficiente in linea con quello che è l’Art. 36 della Costituzione”.

“L’ordinamento tedesco”, conclude, “è un esempio perché tiene insieme sia un livello di tutela salariale previsto dalla legge che una contrattazione collettiva in Germania. Dunque, partendo dalla contrattazione, si può certamente arrivare anche in Italia a una disciplina coerente col nostro ordinamento sul salario minimo”.

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