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Apple vs Epic. Chi vince e chi perde con la prima sentenza

Apple Epic

Tutte le ultime novità sulle tensioni fra Apple ed Epic Games

 

Ben 85 miliardi di capitalizzazione sul mercato. Tanto ha bruciato Apple quando è stata emessa la prima sentenza (di una lunga serie), che vede contrapposto il colosso di Cupertino contro Epic Games, software house famosa soprattutto per il videogame “amato dai calciatori” Fortnite. Quel “-3,3%” registrato da Apple vale così tanto. Anzi, vale assai poco, se confrontato al valore di mercato della compagnia fondata da Steve Jobs, che ormai veleggia verso i tremila miliardi di dollari, ‘peso’ senza pari in quel di Wall Street. Ma è comunque segno che gli investitori di Apple sono irrequieti, perché sanno che Epic, pur senza ottenere alcuna vittoria eclatante in tribunale, ha per la prima volta incrinato il modo in cui la Casa della Mela mezza morsicata fa soldi facili: le commissioni sul proprio store online. Del resto, questa è la seconda sentenza avversa che arriva sullo stesso tema.

APPLE VS EPIC, VITTORIA A METÀ?

Ormai non esiste giudice, foro o autorità davanti al quale non penda una causa tra Apple ed Epic, ma intanto il primo magistrato statunitense chiamato a esprimersi sul tema, quello più importante perché competente per territorio, la californiana Yvonne Gonzalez-Rogers, ha sentenziato che è Cupertino “permanentemente inibita dal proibire agli sviluppatori di includere nelle proprie app tasti, link esterni e altre possibilità di azione che puntino gli acquirenti verso altri meccanismi di acquisto, oltre agli acquisti in-app, e che consentano una comunicazione diretta con gli utenti se questi accettano tali sistemi attraverso la registrazione dell’account nell’app”.

APPLE VIOLA L’ANTITRUST?

Un passaggio solo parzialmente mitigato dall’ammissione del giudice di non potersi esprimere su eventuali condotte in violazione con l’antitrust da parte di Apple (“La corte non può concludere che Apple sia un monopolista secondo le leggi antitrust federali o statali”, si legge. “Ciononostante, il processo ha dimostrato che Apple sta perseverando in una condotta in contrasto con le leggi sulla concorrenza della California”). La pronuncia infatti assesta comunque un colpo significativo ai ferrei vincoli cui da sempre, chi vuole apparire su Apple Store, è sottoposto. In pratica, gli sviluppatori potranno inserire nei loro software acquisti in app che rimandano altrove, su store terzi o, come nel caso di Epic e del suo Fortnite, proprietari (Epic Store).

EPIC COSTRETTA A DARE AD APPLE QUANTO LE SPETTA

Ma anche Epic è stata sferzata dalla sentenza, visto che, avendo posto in essere una violazione contrattuale con Apple, dovrà pagare all’azienda di Tim Cook il 30% dei 12 milioni di dollari incassati. Insomma, si rimprovera all’altro colosso di essersi fatto giustizia da sé, quando avrebbe dovuto attendere l’esito delle sentenze per decidere se spostare sul proprio store i suoi fortunatissimi software. Invece, esattamente un anno fa, Epic comunicava: “Apple sta bloccando gli aggiornamenti e le nuove installazioni di Fortnite su App Store e non ci consente più di sviluppare Fortnite per i dispositivi Apple. Per questo, il nuovo aggiornamento di Fortnite Capitolo 2 – Stagione 4 non verrà rilasciato su iOS o macOS.” Apple, dal canto suo (seguita a ruota da Google), intuito come girava l’aria ha deciso, nell’ultimo anno, di dimezzare quanto percepito dalle commissioni sui software venduti tramite la sua vetrina, portandole dal 30 al 15%.

LA BATTAGLIA SU FORTNITE

Per capire cosa stia succedendo tra la software house di Potomac, fondata nel 1991 da Tim Sweeney, e la corazzata di Tim Cook bisogna comprendere come possa un titolo free to play essere alla base della recente fortuna di Epic (che prima si sosteneva quasi esclusivamente con le royalties del suo motore grafico, l’Unreal Engine e con le entrate in qualità di intermediario del proprio store online di videogames) e di una simile diatriba multimilionaria con Apple. Secondo Superdata, Fortnite è il gioco che ha generato più entrate nel 2019: 1,8 miliardi di dollari. Ma il download non è gratuito?

COME FATTURA FORTNITE?

Il download sì. Tutto il resto, essenziale per giocare come si deve ed essere competitivi, no. Di mezzo ci sono insomma le famigerate micro-transazioni, quelle che a conti fatti riescono a strappare agli utenti più del prezzo medio di mercato di un gioco. C’è pero un problema: gli store di videogame (Epic lo sa bene perché appunto ne gestisce uno) come quelli di Google e Apple trattengono una percentuale (il 30%) su ogni transazione. E ad Epic Games non sta bene. Anche perché la software house statunitense (il 40% è in realtà nelle mani dei cinesi) si vanta di trattenere il 12% del transato, meno della metà di quanto non facciano gli altri.

LE LITI CON GOOGLE E APPLE HANNO RADICI LONTANE

È il motivo per il quale Sweeney scelse anni fa di non pubblicare Fortnite su Play Store, decisione che ha portato a numerose scaramucce con Google, come la volta (era il 2018) che il colosso statunitense rivelò (come fa sempre in casi analoghi) l’esistenza di una falla nella sicurezza del videogame di Epic nonostante il Ceo stesso si fosse mosso personalmente — pare — chiedendo qualche giorno in più per dar modo ai suoi programmatori di sanarla senza danni all’immagine.

Google, inutile dirlo, fece orecchie da mercante. Anzi, da Mountain View l’occasione fu sfruttata per ricordare implicitamente come, mentre per i software presenti sugli scaffali digitali del proprio negozio le patch vengono scaricate automaticamente, chi decide di restare fuori deve richiedere ai propri utenti di provvedere manualmente. Per questo Epic Games bollò la mossa di Google come “irresponsabile” dato che metteva a rischio tutti quei videogiocatori che ancora giocavano con la versione vecchia di Fortnite.

LA BATTAGLIA SUGLI INCASSI DI FORTNITE

Arriviamo alla scorsa estate. E al Rubicone attraversato da Epic (che, ricordiamolo, ha dietro il colosso cinese Tencent) con la decisione di fare concorrenza diretta agli altri store: uno sconto del 20% per chi acquista passando dall’Epic Store e non dai negozi dei rivali. “Siamo lieti di annunciare che da oggi è disponibile una nuova opzione di pagamento su iOS e Google Play: l’opzione di pagamento diretto Epic. Se scegli di utilizzare l’opzione di pagamento diretto Epic, potrai risparmiare fino al 20%, perché Epic ti girerà lo sconto sui costi di elaborazione dei pagamenti”.

IL BANNUM

La reazione di Apple e Google ovviamente non si è fatta attendere: nemmeno 24 ore dopo, Fortnite era già fuori da App Store e Play Store. I due colossi non potevano certo accettare il rischio di pubblicizzare un software gratuito, a commissione zero, che permette l’acquisto delle transazioni in app tramite piattaforma proprietaria, che per di più fa loro concorrenza sleale.

LA BATTAGLIA CON APPLE

Esattamente un anno fa, il 10 settembre 2020, Epic Games comunicava: “Apple sta bloccando gli aggiornamenti e le nuove installazioni di Fortnite su App Store e non ci consente più di sviluppare Fortnite per i dispositivi Apple. Per questo, il nuovo aggiornamento di Fortnite Capitolo 2 – Stagione 4 non verrà rilasciato su iOS o macOS. Anche Google sta bloccando Fortnite su Google Play. Ma se vuoi ancora giocare a Fortnite per Android, puoi accedere all’ultima versione dall’app Epic Games per Android su Fortnite.com/Android o dal Samsung Galaxy Store.” E chiamava i fan alla protesta social: “Epic ha intrapreso azioni legali per porre fine alle restrizioni anticoncorrenziali di Apple e Google sul mercato dei dispositivi mobili. Unisciti alla lotta contro @AppStore e @Google sui social media con #FreeFortnite”. Adesso, però, a pesare più degli hashtag iniziano a essere le sentenze.

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