I livelli degli stoccaggi di gas naturale nell’Unione europea sono ai minimi storici: la media di riempimento è del 55,7 per cento, anche se non tutti i paesi membri si trovano nella stessa situazione. Il paese con le riserve più alte è il Portogallo con l’84 per cento, seguito dall’Italia con il 74,3 per cento: ma l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, ha comunque richiamato l’attenzione sui rischi per gli approvvigionamenti, dovuti al divieto di importazione di gas russo (dal 2027), alla chiusura dello stretto di Hormuz (che limita le possibilità di esportazione di paesi come il Qatar) e alla competizione internazionale per le forniture.
LA SITUAZIONE IN SPAGNA, FRANCIA E GERMANIA
Gli stoccaggi della Spagna, uno dei paesi dell’Unione che attualmente importa più gas russo, sono su livelli vicini a quelli italiani. La Francia, invece, è al 54,7 per cento, circa un punto sotto la media europea, anche se il suo mix elettrico è poco dipendente dal gas. La Germania è al 46 per cento. In fondo alla classifica c’è la Svezia, con un tasso di riempimento dell’11,5 per cento appena.
L’IMPORTANZA DEGLI STOCCAGGI DI GAS
Gli stoccaggi, oltre a garantire la sicurezza energetica, servono a ridurre la necessità di acquistare gas durante la stagione fredda, quando c’è tanta domanda di combustibile per il riscaldamento e i prezzi generalmente salgono.
Se dunque tra ottobre e novembre le scorte dell’Unione europea dovessero attestarsi su livelli bassi, i consumatori e le aziende potrebbero ritrovarsi a dover pagare bollette dell’energia più care nei mesi invernali, con tutto quello che ne conseguirebbe sul potere d’acquisto delle famiglie e sulla competitività economica.
LO SCENARIO DI WOOD MACKENZIE
Secondo lo scenario più ottimistico elaborato dalla società di consulenza Wood Mackenzie, se il Qatar – un fornitore gasifero molto rilevante, i cui impianti sono però stati danneggiati dall’Iran – riuscirà a tornare pienamente operativo entro settembre, la percentuale di riempimento degli stoccaggi a livello europeo raggiungerà il 75 per cento il 1 novembre: negli ultimi cinque anni, però, il tasso medio è stato decisamente superiore, al 90 per cento.
Se invece la navigazione nello stretto di Hormuz continuerà a venire ostacolata, a novembre gli stoccaggi europei saranno al 70 per cento e la competizione tra gli stati per le forniture potrebbe causare una crescita notevole dei prezzi del gas. “Le scorte europee ridotte, la forte domanda asiatica e la crescita limitata della nuova offerta di Gnl garantiscono quasi certamente prezzi elevati per tutto l’inverno e fino al 2027”, ha spiegato l’analista di Wood Mackenzie Massimo Di Odoardo.
COME VANNO I PREZZI DEL GAS
In Europa i prezzi del gas sul mercato spot, quello giornaliero e all’ingrosso, sono sopra i 60 euro al megawattora e sono aumentati di oltre il 50 per cento da metà giugno. A inizio luglio si aggiravano sui 40 €/MWh.
COSA PENSA LA NORVEGESE EQUINOR
La maggior parte del gas acquistato dall’Unione europea arriva dalla Norvegia, che nel 2025 è valsa il 31 per cento delle importazioni totali. L’amministratore delegato della compagnia petrolifera norvegese Equinor, Anders Opedal, pensa che l’Unione non riuscirà a rispettare l’obiettivo di riempimento degli stoccaggi all’80 per cento prima dell’inizio dell’inverno.
Dato che la disponibilità di forniture sul mercato è limitata e che la domanda dei paesi asiatici è forte, secondo Opedal “quest’inverno l’Europa sarà più esposta alle oscillazioni dei prezzi di mercato, rispetto agli inverni precedenti”: c’entra anche la generale ritrosia delle aziende europee a firmare contratti di compravendita di lungo termine, che offrono prezzi fissi e solitamente più bassi di quelli sul mercato spot.



