Dopo oltre un decennio di battaglie giudiziarie, Johnson & Johnson ha deciso di impegnare 5,5 miliardi di dollari per chiudere gran parte delle cause negli Stati Uniti legate ai suoi prodotti a base di talco. L’intesa, che dovrà ottenere l’adesione della quasi totalità dei ricorrenti, punta a mettere fine a uno dei contenziosi più rilevanti affrontati dal gruppo farmaceutico, pur senza modificare la posizione dell’azienda, che continua a respingere ogni accusa di responsabilità.
COSA PREVEDE L’ACCORDO
Johnson & Johnson ha annunciato un accordo da 5,5 miliardi di dollari destinato a risolvere circa 76.000 richieste di risarcimento presentate da donne che sostengono di aver sviluppato un tumore alle ovaie a causa dell’utilizzo del borotalco per bambini e di altri prodotti a base di talco.
L’intesa riguarda la quasi totalità delle cause ancora pendenti nei tribunali federali e statali statunitensi e diventerà definitiva soltanto se sarà accettata dagli studi legali che rappresentano almeno il 95% delle richieste di risarcimento.
Secondo la società, saranno versati fino a 3 miliardi di dollari nel 2027, con i pagamenti rimanenti previsti dal 2028. Alcuni avvocati dei ricorrenti ritengono tuttavia che l’esborso complessivo potrebbe superare i 7 miliardi di dollari, poiché l’accordo attribuisce un valore alle singole richieste senza fissare un limite massimo ai pagamenti.
LE POSIZIONI DELLE PARTI
J&J continua a sostenere che i propri prodotti non abbiano mai causato il cancro e ribadisce che il talco impiegato fosse sicuro e privo di amianto. Nel comunicato diffuso dall’azienda, il vicepresidente del contenzioso Erik Haas ha definito le accuse “prive di fondamento” e ha affermato che la società resta convinta che avrebbe “alla fine prevalso” qualora il procedimento fosse proseguito.
Dal canto loro, gli studi legali dei ricorrenti hanno definito l’intesa “una misura equa di una giustizia attesa da troppo tempo per queste donne e le loro famiglie”, con l’avvocato Chris Seeger che ha dichiarato: “Abbiamo ottenuto un accordo equo e i nostri clienti ne saranno soddisfatti”.
UN CONTENZIOSO LUNGO OLTRE QUINDICI ANNI
Le prime cause contro Johnson & Johnson risalgono al 2009 e riguardano l’accusa secondo cui il borotalco dell’azienda sarebbe stato contaminato da amianto, sostanza cancerogena presente in giacimenti vicini a quelli del talco. L’azienda ha sempre respinto questa ricostruzione, affermando che “gli studi dimostrano che il talco è sicuro, non contiene amianto e non provoca il cancro”. Nel 2020 J&J ha comunque interrotto la vendita negli Stati Uniti del borotalco a base di talco, sostituendolo con una versione a base di amido di mais, scelta poi estesa al resto del mondo nel 2023.
Le responsabilità legate al borotalco Johnson’s al di fuori del Nord America fanno capo a Kenvue, società scorporata da J&J nel 2022 e proprietaria di marchi come Band-Aid, Listerine e Calpol.
LE VICENDE GIUDIZIARIE E LE PROSPETTIVE
Negli anni Johnson & Johnson ha alternato vittorie e sconfitte in tribunale. Nel 2018, ricorda il Financial Times, una giuria del Missouri aveva condannato la società a pagare quasi 4,7 miliardi di dollari a un gruppo di quasi due dozzine di donne, mentre nell’ottobre scorso una giuria della California aveva riconosciuto 966 milioni di dollari alla famiglia di una donna deceduta, il più alto risarcimento attribuito a un singolo utilizzatore del prodotto.
Più recentemente, un giudice federale del New Jersey ha espresso dubbi sulla capacità dei ricorrenti di dimostrare il nesso causale tra il talco e il tumore alle ovaie, un passaggio che ha preceduto l’accordo. In passato la società aveva anche tentato senza successo di risolvere il contenzioso attraverso la strategia nota come “Texas two-step”, basata su procedure fallimentari poi respinte dai tribunali.
A giugno, aggiunge Bloomberg, J&J aveva inoltre accantonato 11 miliardi di dollari per affrontare le controversie legate al talco, in un contesto nel quale gli analisti stimavano che le cause avrebbero potuto superare quota 90.000.
L’ACCORDO NON CHIUDE LE PORTE A NUOVE CAUSE
Tuttavia, va notato che, a differenza dei precedenti tentativi di risoluzione attraverso le procedure fallimentari, l’intesa annunciata da Johnson & Johnson si applica esclusivamente alle richieste di risarcimento già esistenti e non riguarda eventuali azioni legali future.
Secondo Seeger questa impostazione ha consentito di destinare maggiori risorse agli attuali ricorrenti e di accelerare i tempi dei pagamenti, che dovrebbero essere completati entro 18 mesi anziché essere distribuiti nell’arco di oltre un decennio come previsto nelle precedenti proposte.






