Solo in un Paese particolarissimo nella politica com’è l’Italia poteva e può accadere che i partiti si scontrassero e si scontrino più su Mario Roggero, il gioielliere piemontese che sconta a Bollate la condanna definitiva a una qujndicina d’anni di carcere per avere ammazzato due dei tre rapinatori in figa dal suo negozio frequentatissimo dai ladri, che sulle guerre di Donald Trump. Cui ormai ci siamo abituati, come a tutto il resto del suo repertorio.
Perché? Perché Roggero sposta potenzialmente più voti di Trump nei sondaggi che alimentano il cosiddetto dibattito politico in Italia. L’orefice è riuscito persino a sorprendere e spiazzare il pazientissimo presidente della Repubblica Sergio Mattarella sfidandolo, ancor più del ministro della Giustizia richiamato pubblicamente all’ordine, a concedergli la grazia, visto che l’aveva data a Nicole Minetti, la giovane dei bunga bunga e accessori di Silvio Berlusconi. E col suo sostanziale rifiuto del perdono, e simili, all’ombra della rivendicazione delle proprie prerogative, il Capo dello Stato rischia persino di perdere un po’ della sua popolarità, compromessa anche dal fatto che a suo favore si è schierata una sinistra pronta a strumentalizzare tutto per gridare all’ordine costituzionale compromesso dalla destra al governo. Proprio tutto, anche una tragedia come quella del detenuto di Bollate. Che ha un po’ fatto -diciamo la verità con estrema franchezza- come quei poliziotti a Bologna fra le cui mani è morto un uomo a Bologna, con tutti i riverberi di piazza.
Nella illusione di rincorrere voti, oggi nei sondaggi e l’anno prossimo nelle urne, i partiti non si rendono conto che provocheranno molto probabilmente solo più disorientamento e astensionismo.




