Una sanzione da 550 milioni di euro, la più elevata mai inflitta nell’ambito del Digital Services Act, colpisce AliExpress e apre un nuovo capitolo nell’offensiva dell’Unione europea nei confronti delle grandi piattaforme di e-commerce. La Commissione europea contesta alla società del gruppo cinese Alibaba di non aver impedito in modo efficace la diffusione di prodotti illegali, contraffatti e non sicuri, imponendo ora un piano di adeguamento e fissando nuove scadenze per evitare ulteriori penalità.
MULTA RECORD NELL’AMBITO DEL DSA
La Commissione europea ha inflitto ad AliExpress una multa di 550 milioni di euro per violazione degli obblighi previsti dal Digital Services Act (Dsa). Si tratta della sanzione più elevata mai applicata nell’ambito della normativa europea sui servizi digitali, superiore ai 200 milioni di euro inflitti a Temu nel maggio scorso e ai 120 milioni di euro comminati a X di Elon Musk nel dicembre precedente.
L’importo, scrive il Guardian, rappresenta meno dell’1% dei 122 miliardi di euro di ricavi registrati nel 2025 dalla capogruppo Alibaba, che nell’ultimo esercizio fiscale ha realizzato circa 144 miliardi di dollari di fatturato. In base al Dsa, la sanzione avrebbe potuto raggiungere il 6% del fatturato annuo globale della società.
LE CARENZE RISCONTRATE DALLA COMMISSIONE
Secondo Bruxelles, AliExpress ha sottovalutato il rischio di diffusione di prodotti illegali, contraffatti e non sicuri sulla propria piattaforma, sopravvalutando al tempo stesso l’efficacia dei sistemi di controllo. L’indagine evidenzia che il numero di addetti alla moderazione non era proporzionato al volume delle verifiche richieste e che, in alcuni casi, i controllori disponevano soltanto di “alcune decine di secondi” per valutare la conformità di un prodotto agli standard europei.
Anche gli algoritmi di raccomandazione e la pubblicità avrebbero favorito la visibilità di articoli poi risultati irregolari. I test effettuati dalla Commissione hanno mostrato che numerosi prodotti continuavano a essere suggeriti agli utenti prima della loro rimozione definitiva.
PRODOTTI ONLINE PER SETTIMANE E CONTROLLI AGGIRATI
Le criticità individuate riguardano l’intero sistema di vigilanza della piattaforma. Per la Commissione, prodotti contraffatti, giocattoli non sicuri e cosmetici pericolosi rimanevano online per settimane anche dopo essere stati individuati. In altri casi, i venditori sanzionati continuavano a operare normalmente e il sistema obbligatorio di “brand authorisation”, pensato per bloccare la vendita di articoli contraffatti, risultava facilmente eludibile.
Bruxelles contesta inoltre la possibilità di aggirare i controlli classificando intenzionalmente i prodotti in categorie diverse da quelle corrette. Nel corso delle verifiche, la Commissione afferma di aver individuato milioni di prodotti ricomparsi sulla piattaforma dopo essere stati rimossi perché illegali, alcuni dei quali sono rimasti online per oltre un mese.
L’IMPONENTE PRESENZA CINESE NEL MERCATO EUROPEO
AliExpress, ricorda Reuters, è la più grande piattaforma cinese di e-commerce operante nell’Unione europea con 193 milioni di utenti, davanti ai 156 milioni di Shein e ai 130 milioni di Temu. Secondo Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla tecnologia, “un europeo su cinque afferma di fare acquisti almeno una volta al mese su Shein, Temu e AliExpress”.
La Commissione, precisa il Financial Times, sottolinea inoltre che oltre 9 pacchi su 10 importati nell’Unione europea provengono dalla Cina. Proprio per contenere il flusso delle spedizioni a basso valore, Bruxelles ha introdotto anche un dazio fisso di 3 euro per ogni pacco destinato al commercio elettronico.
LA REAZIONE DI ALIEXPRESS E LE PROSSIME TAPPE
AliExpress ha annunciato che presenterà ricorso contro la decisione, definendo la sanzione “sproporzionata”. L’azienda sostiene che il provvedimento “ignora il nostro solido sistema di gestione dei rischi e i significativi miglioramenti proattivi che abbiamo introdotto”, aggiungendo di aver collaborato con la Commissione per soddisfare le richieste formulate nel corso dell’indagine.
La piattaforma dovrà presentare entro il 20 ottobre 2026 un piano contenente le misure previste per rafforzare la valutazione e la mitigazione dei rischi sistemici. Successivamente il Comitato europeo per i servizi digitali esprimerà il proprio parere e la Commissione adotterà la decisione definitiva, potendo imporre ulteriori penalità periodiche in caso di mancato adeguamento.






