Il cuore dei pagamenti britannici potrebbe tornare in mani inglesi. Mastercard starebbe valutando la cessione della maggioranza di Vocalink, la società che gestisce una parte essenziale del sistema dei pagamenti del Regno Unito. A rivelarlo per primo è il Financial Times , secondo cui il gruppo americano avrebbe avuto contatti preliminari per la vendita del 51% della controllata a un soggetto riconducibile alle principali banche britanniche, in un’operazione che potrebbe valere intorno ai 400 milioni di sterline (535 milioni di dollari). L’ipotesi è ancora allo stadio iniziale e non ci sono offerte vincolanti, ma il dossier arriva in un momento particolarmente delicato, nel quale si intrecciano concorrenza, sicurezza nazionale e nuovi equilibri geopolitici.
Dietro il dossier c’è soprattutto un tema di controllo strategico. Negli ultimi anni sono infatti cresciute le perplessità sul fatto che una componente essenziale dell’infrastruttura dei pagamenti britannici sia nelle mani di un gruppo statunitense. Secondo il quotidiano finanziario, anche qualora il progetto prendesse forma, un’eventuale operazione difficilmente potrebbe concretizzarsi prima del prossimo anno.
CHI PUÒ COMPRARE VOCALINK E PERCHÉ
Fra i possibili acquirenti compare DeliveryCo, una nuova società sostenuta dalle principali banche e aziende dei pagamenti del Regno Unito, nata per gestire la gara e finanziare la futura infrastruttura nazionale dei pagamenti. Anche DeliveryCo, però, è ancora impegnata a definire la propria governance e la struttura finanziaria, circostanza che rende improbabile una conclusione rapida dell’operazione. Mastercard, Vocalink e DeliveryCo non hanno risposto alle richieste di commento, mentre il FT riferisce che anche Vim Maru, amministratore delegato di Barclays UK e presidente di DeliveryCo, ha preferito non rilasciare dichiarazioni.
Vocalink è il motore di buona parte dei pagamenti elettronici britannici. Sviluppa e gestisce sistemi di pagamento basati sui conti correnti nel Regno Unito e costituisce una delle infrastrutture più importanti della finanza britannica. Attraverso le sue piattaforme passa oltre il 90% degli stipendi, più del 70% delle bollette domestiche e il 98% delle prestazioni sociali erogate dallo Stato. Gestisce inoltre il sistema Bacs per gli addebiti diretti, il circuito Faster Payments, che nel solo 2024 ha elaborato trasferimenti per 4.200 miliardi di sterline, e la rete Link che collega circa 47mila sportelli bancomat. Complessivamente, i sistemi della società elaborano ogni anno oltre 14 miliardi di pagamenti retail.
Mastercard aveva acquisito Vocalink nel 2016 da un consorzio formato da 18 banche britanniche. L’operazione era costata inizialmente circa 700 milioni di sterline, ai quali potevano aggiungersi fino a 169 milioni legati al raggiungimento di determinati obiettivi di performance. A dieci anni da quell’acquisizione, Mastercard valuta ora il percorso inverso.
LA GARA PER I PAGAMENTI BRITANNICI
La scelta arriva mentre il Regno Unito prepara il rinnovamento della propria infrastruttura dei pagamenti. Vocalink punta naturalmente a conquistare il contratto per sviluppare la nuova piattaforma nazionale, forte dell’esperienza accumulata nella gestione dei sistemi esistenti. Ma proprio la proprietà americana della società viene considerata da una parte del settore bancario e delle istituzioni un elemento problematico. Per molti operatori l’esperienza maturata da Vocalink rappresenta un vantaggio competitivo. Altri, invece, ritengono che il controllo americano possa pesare nella futura gara.
Per cercare di attenuare queste preoccupazioni Mastercard aveva già mosso alcuni passi, nominando quest’anno Sir Jon Thompson, figura di lungo corso della pubblica amministrazione britannica e del mondo delle imprese, alla presidenza di Vocalink con l’obiettivo di rafforzarne l’autonomia. La possibile vendita della maggioranza rappresenterebbe però un segnale molto più netto della volontà di separare il controllo della società dagli interessi diretti della capogruppo americana.
Il dossier si inserisce inoltre in un contesto nel quale cresce la pressione sulle grandi reti internazionali dei pagamenti. Bank of England e governo britannico osservano da tempo con preoccupazione il predominio esercitato da Mastercard e Visa, che gestiscono la grande maggioranza dei pagamenti retail del Paese. Il timore riguarda sia la concorrenza sia la resilienza del sistema: una concentrazione così elevata rischia infatti di tradursi in costi maggiori per commercianti e consumatori e, allo stesso tempo, riduce le alternative disponibili nel caso di un attacco informatico o di un’interruzione operativa.
IL NODO EUROPEO E L’EFFETTO TRUMP
Lo stesso tema sta emergendo anche nel resto d’Europa. Negli ultimi mesi il dibattito sull’euro digitale ha riportato al centro la questione della dipendenza europea dai grandi circuiti di pagamento americani. Come ha raccontato anche Startmag, nel confronto politico è cresciuta la preoccupazione che una quota rilevante delle transazioni elettroniche europee continui a transitare su infrastrutture controllate da operatori statunitensi. Secondo i dati della Banca centrale europea, circa due terzi dei pagamenti con carta nell’Eurozona vengono elaborati da circuiti internazionali, mentre in tredici Paesi dell’Unione non esiste nemmeno un’alternativa nazionale. Una dipendenza che, secondo i sostenitori dell’euro digitale, non rappresenta soltanto un tema economico, ma anche di sovranità tecnologica e finanziaria.
Sul dossier pesa anche il nuovo clima geopolitico. Financial Times e Reuters osservano che nel Regno Unito ha contribuito ad alimentare le riflessioni anche l’approccio dell’amministrazione Trump verso gli asset considerati strategici. Il quotidiano britannico richiama, in particolare, il recente intervento della Casa Bianca per impedire l’accesso straniero all’ultimo modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic, episodio interpretato da diversi osservatori come la dimostrazione della disponibilità di Washington a intervenire sulle attività internazionali delle proprie aziende quando vengono considerate sensibili per gli interessi nazionali. È anche alla luce di questo nuovo clima geopolitico che il controllo americano di un’infrastruttura come Vocalink viene guardato con crescente attenzione.
I NUMERI DI VOCALINK
Non è un caso che il governo britannico abbia deciso di accelerare lo sviluppo della nuova piattaforma nazionale dei pagamenti, basata prevalentemente su trasferimenti tra conti correnti e, in prospettiva, anche su depositi tokenizzati, con l’obiettivo di offrire un’alternativa alle tradizionali reti fondate sulle carte di credito e di debito. Secondo il quotidiano della City, proprio questo progetto rappresenta uno dei motivi che rendono particolarmente delicata la posizione di Vocalink: la società parte con il vantaggio di conoscere meglio di chiunque altro i sistemi esistenti, ma il fatto di essere controllata da Mastercard viene visto da una parte del settore come un possibile elemento di criticità nella futura gara.
L’importanza strategica di Vocalink contrasta con performance economiche decisamente più modeste. Nel 2024 la società ha registrato ricavi per 221,5 milioni di sterline, in lieve crescita rispetto all’anno precedente, ma ha chiuso l’esercizio con una perdita netta di 12,4 milioni, dopo l’utile di 1,9 milioni del 2023. Lo scorso anno è arrivata anche una sanzione della Bank of England pari a 11,9 milioni di sterline, inflitta per carenze nei sistemi di gestione del rischio e negli assetti di governance.
Se l’operazione dovesse andare in porto, il gruppo americano manterrebbe comunque una presenza nel capitale, ma affiderebbe il controllo di una delle infrastrutture finanziarie più sensibili del Regno Unito a soggetti britannici, rimuovendo uno dei principali ostacoli politici che oggi accompagnano il futuro di Vocalink.






