Le azioni di AstraZeneca finiscono sotto pressione dopo un inatteso stop arrivato dalla sperimentazione clinica di uno dei programmi su cui il mercato riponeva elevate aspettative. Il fallimento dello studio di fase avanzata su Wainua, candidato per una rara malattia cardiaca, ha innescato una brusca reazione in Borsa e sorpreso analisti e investitori, pur senza modificare, secondo diversi esperti, gli obiettivi finanziari di lungo periodo del gruppo.
IL CROLLO IN BORSA
Seduta pesante per AstraZeneca alla Borsa di Londra, dove il titolo è arrivato a perdere fino al 9,9%, registrando il maggiore calo intraday dal luglio 2017.
Da inizio anno, scrive Bloomberg, il titolo cede circa il 6%, mentre le azioni della statunitense Ionis Pharmaceuticals, partner nello sviluppo del farmaco, sono arrivate a perdere fino al 15% nelle contrattazioni pre-market a Wall Street. A innescare le vendite è stato l’annuncio del mancato raggiungimento dell’obiettivo principale di uno studio clinico di fase 3 su Wainua, destinato al trattamento di una rara patologia cardiaca.
COS’È WAINUA E A QUALE MALATTIA È DESTINATO
Wainua è una terapia di silenziamento genico sviluppata congiuntamente da AstraZeneca e Ionis Pharmaceuticals. Il farmaco agisce sopprimendo nel fegato la produzione di proteine anomale che possono accumularsi in altri tessuti dell’organismo.
È già approvato in oltre 20 Paesi per il trattamento della polineuropatia associata all’amiloidosi ereditaria da transtiretina negli adulti, una rara malattia neurologica progressiva. Nell’Unione europea è commercializzato con il nome Wainzua.
Lo studio CARDIO-TTRansform puntava ad ampliarne l’impiego nella cardiomiopatia amiloide da transtiretina (ATTR-CM), una patologia rara e progressiva causata dall’accumulo di proteine mal ripiegate nel muscolo cardiaco, che può risultare fatale e che, secondo le stime di AstraZeneca, interessa tra 300.000 e 500.000 persone nel mondo
I RISULTATI DELLO STUDIO CLINICO
Secondo quanto comunicato dalla casa farmaceutica, il trial di fase 3 ha evidenziato che Wainua “non ha fornito un beneficio statisticamente significativo” nella riduzione dei decessi correlati a cause cardiovascolari quando aggiunto allo standard terapeutico esistente.
Più nel dettaglio, il trattamento non è riuscito a dimostrare una riduzione statisticamente significativa dei decessi e delle ricorrenti emergenze cardiovascolari nell’arco di 140 settimane rispetto al placebo. Lo studio aveva valutato il farmaco in associazione alle terapie già disponibili per verificare la capacità di ridurre gli eventi cardiovascolari ricorrenti e la mortalità nei pazienti affetti da ATTR-CM.
L’IMPATTO SULLE PROSPETTIVE DEL FARMACO
Il mancato successo dello studio riduce sensibilmente le prospettive commerciali del prodotto. Secondo le stime riportate da Jefferies, le vendite di picco di Wainua dovrebbero attestarsi intorno ai 4 miliardi di dollari, con circa 2,5 miliardi di dollari di ricavi potenziali in meno rispetto alle precedenti aspettative.
Il fallimento del trial non modifica invece le autorizzazioni già ottenute dal farmaco nella sua indicazione neurologica, che lo scorso anno, stando al Financial Times, ha generato per AstraZeneca ricavi pari a 220 milioni di dollari. In precedenza gli analisti ritenevano che un esito positivo avrebbe potuto aggiungere miliardi di dollari di vendite, in un mercato delle terapie per l’ATTR-CM stimato in circa 18 miliardi di dollari entro il 2030.
I COMMENTI DEGLI ANALISTI
Gli analisti di Jefferies ritengono che il fallimento del trial non comprometta il piano strategico di AstraZeneca, che punta a raggiungere ricavi per 80 miliardi di dollari entro il 2030, ma avvertono che “il problema più rilevante è probabilmente una certa perdita di credibilità”, ricordando come il management avesse espresso fiducia sulle possibilità di successo dello studio.
Anche gli esperti di Bernstein, citati dal Sole 24 Ore, hanno definito i risultati negativi “inaspettati”, aggiungendo: “Abbiamo appena parlato con AstraZeneca, che è estremamente delusa e sorpresa da questa notizia e lo siamo anche noi”. Secondo gli analisti della banca d’affari, la società aveva recentemente ampliato la sperimentazione fino a coinvolgere circa 1.400 pazienti proprio per aumentare la probabilità di ottenere risultati positivi e statisticamente solidi sull’endpoint primario.




