Per una Casa automobilistica in acclarata difficoltà, alle prese con un eccezionale periodo di spending review (ovvero Nissan) che lascia il Sudafrica, ecco che prontamente ne arriva un’altra – cinese – in rapida espansione: Chery.
VIA NISSAN, ARRIVA CHERY
Secondo quanto riporta Reuters, sono ormai fatti i giochi per ciò che riguarda l’impianto di Rosslyn, sobborgo di Pretoria, in cui il marchio nipponico aveva fatto importanti investimenti in epoca pre-Covid ma che ora, di fronte alle ben note difficoltà dell’ultimo periodo, in base a un accordo annunciato a gennaio sarà costretta a lasciare a Chery,
Da parte loro i dirigenti cinesi hanno affermato che l’azienda materrà intatta l’occupazione (al momento l’impianto dà lavoro a circa 700 persone) e investirà milioni di dollari per modernizzare linee e macchinari prima di avviare la produzione di veicoli che è prevista esattamente tra un anno, sul far dell’estate 2027. Chery intende fare del Sudafrica il suo principale polo regionale per ciò che concerne la produzione, l’esportazione, la ricerca e lo sviluppo dei propri veicoli.
IL SUDAFRICA ANTICIPA LO SCENARIO EUROPEO?
Nonostante sia parecchio lontano dalle nostre latitudini è comunque un avvicendamento che viene seguito con attenzione anche nel Vecchio continente in quanto potrebbe anticipare ciò per diversi osservatori a breve accadrà in Europa: secondo Autonews che cita La Tribuna de Automocion, sarebbero ormai prossime all’accordo Ford e Geely sulla coabitazione nello stabilimento che l’Ovale blu ha a Valencia. Si tratta di un impianto riammodernato di recente ma ormai largamente sotto-utilizzato, producendo più la Kuga.
Stella Li di Byd, numero due del marchio di Shenzhen e responsabile della sua internazionalizzazione, nelle scorse settimane ha ammesso ciò che finora era rimbalzato solo sui media e Stellantis aveva preferito non confermare, ovvero che ci sarebbero trattative in corso per rilevare gli stabilimenti europei sottoutilizzati. E’ invece ormai ufficiale che in Francia il gruppo guidato da Antonio Filosa condividerà almeno un impianto con Dongfeng.
Mentre proprio Chery e Nissan dovrebbero a breve concludere l’accordo per la coabitazione nello storico stabilimento inglese di Sunderland. Come ricorda la BBC, in primavera Nissan ha annunciato la fusione di due delle sue linee di produzione dei modelli Leaf, Juke e Qashqai precisando comunque che, nonostante il minor rateo, non si prevedono dimagrimenti d’organico allo stato attuale pari a 6mila unità. E questo perché un altro marchio potrebbe subentrare negli spazi inutilizzati, appunto.
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Infine, Byd e Geely, sarebbero tra le finaliste in lizza per l’acquisto di uno stabilimento Nissan – Mercedes in Messico. Lo scorso anno l’esigenza di risanare i bilanci aveva spinto Nissan a chiudere le attività a Morelos, a Sud di Città del Messico, centralizzando tutte le operazioni in Aguascalientes. La ristrutturazione industriale chiamata Re:Nissan punta infatti a ridurre la capacità produttiva globale da 3,5 milioni di unità (esclusa la Cina) a 2,5 milioni di unità.
Con il nuovo anno si è resa impellente la necessità di alienare anche l’impianto superstite portato avanti con Mercedes. E secondo una esclusiva di febbraio di Reuters ci sarebbe già la fila di Case automobilistiche, per lo più cinesi, pronte ad accaparrarselo.
IL NORD AMERICA RESTA IRRAGGIUNGIBILE?
Difficilmente, anche dopo che Donald Trump avrà concluso il proprio secondo mandato, gli Usa apriranno il mercato alle auto made in China (già l’amministrazione Biden aveva sbarrato loro la strada adducendo non meglio precisati motivi di sicurezza nazionale connessi ai molteplici sensori di bordo).
Questo significa che le Case del Dragone non intendono servirsi dell’impianto di Aguascalientes per servire il mercato nordamericano ma per stringere la propria presa su quello dell’America centrale avendo già iniziato a presidiare il Sud America.







