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Ford rallenta nelle vendite e tampona Gm

Il Ceo di Ford, tra i più entusiasti a cestinare il piano per l'elettrificazione della gamma per mettersi in regola col nuovo corso voluto da Trump, adesso chiede agevolazioni per chi produce negli Usa e penalità per chi importa auto dall'estero. Nel mirino la storica rivale: General Motors (e la giapponese Toyota, campionessa nelle vendite).

Se i motori europei tossiscono vistosamente, con Volkswagen che non pare riuscire a ripartire e Mercedes che deve vedersela con le proteste dei dipendenti intenzionati a respingere al mittente il piano lacrime e sangue per rimettere in ordine i conti, quelli statunitensi certo non sprintano. Ford, reduce da un 2025 zavorrato dall’aver fatto coriandoli della propria strategia elettrica, ha chiuso il secondo trimestre con un vistoso rallentamento nelle vendite.

IL 2026 DIFFICILE DI FORD

Il calo, per la Casa di Detroit, supera la soglia psicologica del numero a due cifre, posizionandosi al 10,3% solo negli Usa, per un totale di 549.200 unità. Colpa, si affrettano a sottolineare da Ford, di alcuni problemi sulla produzione di pickup serie F che hanno fatto calare le vendite (-11%) e della debolezza delle vendite di veicoli elettrici (-40,7%), cui l’Ovale blu guarda con sempre minor attenzione avendo ben accolto le brusche sterzate della Casa Bianca di Trump sui limiti nelle emissioni e sulle auto Ev.

COSA FANNO LE RIVALI

Secondo il costruttore statunitense, c’è persino spazio per un poco di ottimismo dato che, sebbene la perdita di terreno della principale rivale, General Motors, sia assai più contenuto 4,2% (mentre Stellantis sarebbe persino in territorio positivo, a +5%, anche se con numeri più bassi, fermi a 328.284 veicoli) le attese stimavano un calo più marcato dell’11,5%.

Il Ceo di Ford Jim Farley, che ha recentemente fatto notizia per aver visto sfarinare non solo la sua strategia elettrica ma pure quella hi-tech a base di algoritmi e intelligenza artificiale avendo dovuto riassumere un buon numero di ingegneri, parlando alla Cnbc della riapertura delle trattative per l’accordo commerciale Stati Uniti-Messico-Canada ha auspicato una “parità di trattamento” per chi vende in Nord America caldeggiando condizioni di maggior favore per i produttori statunitensi focalizzati sul mercato interno e più penalizzanti per chi, come la connazionale Gm o la nipponica Toyota dipende dai veicoli importati dall’estero, dove a suo dire la produzione sarebbe a basso costo.

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