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Cloud, Meta si prepara a sfidare Aws, Microsoft Azure e Google

Meta sta pensando di aprire una divisione dedicata al cloud computing per affittare la propria capacità di calcolo e i modelli di intelligenza artificiale. La società di Zuckerberg cerca nuove entrate per finanziare le spese per la "super-intelligenza personale".

Meta Platforms, la società guidata da Mark Zuckerberg che possiede Facebook, Instagram e WhatsApp, sta pensando di aprire una divisione dedicata al cloud computing e mettersi a competere con le altre compagnie tecnologiche statunitensi già attive in questo settore, come Amazon (con Amazon Web Services), Microsoft (con Azure) e Alphabet (con Google Cloud).

I PIANI DI META SUL CLOUD COMPUTING

Come rivelato da Bloomberg, Meta potrebbe aprire una divisione di cloud computing per affittare a terzi la propria capacità di calcolo in eccesso, oltre a vendere l’accesso ad alcuni modelli di intelligenza artificiale – Muse Spark, ad esempio – attualmente ospitati sulla propria infrastruttura: è un modello di business simile, per la prima parte, a quello delle cosiddette aziende neocloud come CoreWeave.

E in effetti, dopo che Bloomberg ha divulgato i piani interni di Meta, le azioni di CoreWeave sono crollate del 14 per cento, mentre il titolo della società madre di Facebook ha guadagnato più del 9 per cento, registrando il maggior guadagno infragiornaliero dallo scorso aprile.

LA “SUPER-INTELLIGENZA” DI META

Dietro all’ingresso nel settore del cloud computing c’è la necessità, per Meta, di garantirsi entrate aggiuntive che le consentano di sostenere gli investimenti nell’intelligenza artificiale, che quest’anno dovrebbero raggiungere i 145 miliardi di dollari. Zuckerberg, peraltro, vorrebbe raggiungere la cosiddetta “super-intelligenza personale”, cioè l’integrazione di assistenti basati sull’intelligenza artificiale all’interno delle piattaforme della società (Facebook, Instagram e WhatsApp) e dei dispositivi indossabili (come gli “occhiali intelligenti”, o smart glasses, ma non solo).

Le divisioni di cloud computing di Amazon, Microsoft e Alphabet sono estremamente redditizie, con entrate trimestrali nell’ordine delle decine di miliardi di dollari. Ma si tratta di un business complicato, che non necessita soltanto di centri dati e microchip performanti ma anche di piattaforme software adeguate, di personale dedicato alla vendita e di servizi efficienti per l’assistenza ai clienti.

LE PAROLE DI ZUCKERBERG

Mark Zuckerberg aveva definito l’apertura di una divisione sul cloud computing “un’opzione sul tavolo” lo scorso maggio, durante una riunione con gli azionisti di Meta. Ai quali rivelò che “quasi ogni settimana ci sono aziende che si rivolgono a noi chiedendoci di avviare un servizio Api [cioè di affitto dei modelli di intelligenza artificiale, ndr], oppure se disponiamo di capacità di calcolo che potrebbero acquistare da noi a un prezzo leggermente superiore a quello a cui l’abbiamo acquistata. Non l’abbiamo ancora fatto”, spiegò, “perché riteniamo di poter utilizzare quelle capacità di calcolo. Ma ovviamente, se dovessimo arrivare a un punto in cui riteniamo di averne in eccesso, allora questa sarebbe un’opzione a nostra disposizione”.

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