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L’Ue vuole imbrigliare il cloud di Amazon e Microsoft

La Commissione europea ha stabilito in via preliminare che i servizi di cloud computing di Amazon e Microsoft - cioè Aws e Azure - sono dei "gatekeeper" capaci di controllare l'accesso al mercato digitale. Ma basterà questa designazione a garantire la sovranità tecnologica dell'Unione?

La Commissione europea ha stabilito in via preliminare che le divisioni di cloud computing delle società tecnologiche statunitensi Amazon e Microsoft vanno considerate delle gatekeeper, cioè dei soggetti capaci, in virtù delle loro dimensioni, di controllare l’accesso ai mercato digitali e le condizioni di utilizzo dei servizi.

L’OBIETTIVO DELLA COMMISSIONE EUROPEA: IMBRIGLIARE LE BIG TECH AMERICANE PER RAGGIUNGERE LA “SOVRANITÀ TECNOLOGICA”

Amazon Web Services, in effetti, è la maggiore fornitrice di servizi di cloud computing a livello mondiale, seguita da Azure di Microsoft e da Google Cloud di Alphabet. La designazione di Amazon Web Services e Microsoft Azure come gatekeeper – giunta dopo sette mesi di indagini delle autorità europee – prevede tutta una serie di obblighi e divieti per le due società, ad esempio sull’interoperabilità dei loro servizi e sulla portabilità dei dati.

In sostanza, la Commissione vorrebbe cercare di ridurre il potere di mercato delle Big Tech americane al fine di tutelare la “sovranità tecnologica” europea; lo strumento che dovrebbe permettere di raggiungere tale scopo è il Digital Markets Act, la legge per la promozione della concorrenza sui mercati digitali entrata in vigore nel 2022.

L’IMPORTANZA DEL CLOUD COMPUTING

A questo proposito, l’estensione del Digital Markets Act al settore del cloud computing è significativa, perché finora la legge era stata applicata ad altri ambiti, come le ricerche online, i social network e alle piattaforme per l’acquisto di applicazioni (app store, in gergo). Il cloud computing, però, è un settore maggiormente “critico” perché direttamente legato all’intelligenza artificiale, una tecnologia dall’elevato potenziale trasformativo per l’economia.

“I servizi cloud sono diventati un pilastro dell’economia europea, nonché un presupposto fondamentale per l’intelligenza artificiale, con oltre la metà delle imprese dell’Unione che oggi ne fa uso”, ha dichiarato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione europea per la Sovranità tecnologica. “Dato il loro ruolo centrale nel futuro digitale dell’Europa”, ha aggiunto, “questi servizi devono operare in mercati equi, aperti e competitivi, in grado di promuovere la fiducia e garantire la sovranità tecnologica” del blocco.

LE REPLICHE DI AMAZON E MICROSOFT

Amazon ha replicato alla decisione della Commissione sostenendo che la valutazione di Bruxelles non tiene conto dell’ampiezza dei servizi cloud a disposizione dei clienti europei e rischia perciò di scoraggiare gli investimenti e l’innovazione nel continente, che peraltro non dispone di alternative proprie paragonabili a quelle offerte dalle Big Tech americane.

Un portavoce di Amazon Web Services ha aggiunto che l’Unione “già dispone di una normativa completa in materia di cloud grazie al Data Act. L’aggiunta di un ulteriore e pesante livello di regolamentazione sovrapposta nell’ambito del Digital Markets Act mina la competitività europea e l’accesso a tecnologie informatiche all’avanguardia”.

Microsoft, invece, ha voluto sottolineare il “potere crescente di Google Cloud” e dell’assistente di intelligenza artificiale Gemini, che potrebbero “alterare il mercato in modo dannoso”.

COSA HA STABILITO LA COMMISSIONE

La Commissione, però, ha stabilito che Amazon e Microsoft “sembrano occupare una posizione consolidata e duratura nel settore del cloud computing dell’Unione”. I loro servizi “hanno registrato un fatturato significativo, e la loro capacità operativa e i loro investimenti sembrano aver superato di gran lunga quelli dei concorrenti. Entrambe le aziende vantano un’ampia e consolidata base di utenti e sembrano trarre vantaggio dagli effetti di lock-in e dagli elevati costi di passaggio a un altro fornitore”.

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