Il 97 per cento delle merci importate nell’Ue nel 2025 rappresentava solo il 2 per cento del valore totale delle importazioni. Come si spiega questo paradosso? Perché questi 5,9 miliardi di pacchi contengono prodotti con un valore (dichiarato) inferiore a 150 euro. Fino a domani sono esenti da dazi doganali.
COSA CAMBIA CON LA NUOVA TASSA DOGANALE DA TRE EURO SUI PACCHI
D’ora in poi si applicherà una tassa doganale di 3 euro e la soglia de minimis di 150 euro – cioè l’esenzione dai dazi – sarà abolita. Questa tassa sarà calcolata in base al codice doganale dei singoli articoli. Un pacco con cinque maglioni identici dichiarati dall’importatore sotto lo stesso codice doganale comporterà una tassa di 3 euro. Ma se in un unico pacco ci sono due articoli diversi, il costo sarà di 6 euro.
UNA SOLUZIONE TEMPORANEA?
Si tratta di una soluzione temporanea. Dal 1° luglio 2028, il cosiddetto EU Customs Data Hub per l’e-commerce dovrebbe essere operativo e aiutare le autorità doganali nazionali ad applicare i normali dazi doganali in base al valore del prodotto, all’origine e alla classificazione. Per complicare ulteriormente le cose, l’Ue è anche nelle fasi finali di aggiornamento del Codice doganale dell’Unione, che dovrebbe introdurre un nuovo balzello di gestione per i piccoli pacchi a partire da novembre.
L’importo non è ancora conosciuto: la Commissione europea lo stabilirà tramite un atto delegato. Mentre la tassa forfettaria di 3 euro può essere applicata in aggiunta alle imposte nazionali di gestione che diversi Stati membri stanno per introdurre o hanno già in vigore, queste imposte nazionali dovranno essere abolite una volta che la futura tassa di gestione entrerà in vigore a novembre.
Lo scopo di questa tassa sarà quello di sostenere finanziariamente le autorità doganali nazionali, che sono state sommerse dai pacchi legati all’e-commerce provenienti da Amazon, Temu, Shein e simili.
IL RISCHIO WAREHOUSING
Già prima della sua introduzione, la tassa forfettaria di 3 euro sollevava la questione dell’elusione da parte dei commercianti. La Svizzera, che partecipa al Mercato unico, ma non alla tassa, è una candidata probabile. La Commissione sta inoltre “monitorando molto attentamente” il fenomeno del “warehousing”, ovvero la costruzione di grandi magazzini in Ungheria e Polonia da parte di aziende cinesi di e-commerce per stoccare le proprie merci e distribuirle da lì, nel tentativo di aggirare le tasse.
(Estratto dal Mattinale europeo)




