Shein torna nel mirino delle autorità francesi con una nuova sanzione da oltre 22 milioni di euro che riaccende uno scontro ormai aperto da tempo. Al centro dell’ultimo intervento figurano presunte violazioni delle norme a tutela dei consumatori, carenze informative e contestazioni legate alla trasparenza ambientale. La piattaforma di fast fashion respinge le accuse, definisce le multe sproporzionate e annuncia battaglia legale, in un contesto già segnato da precedenti sanzioni, indagini e polemiche che hanno progressivamente inasprito i rapporti con Parigi.
LE ULTIME DUE MULTE
La Direzione generale per la concorrenza, il consumo e la repressione delle frodi (Dgccrf) ha annunciato due nuove sanzioni nei confronti di Shein e delle società che ne gestiscono le attività commerciali, al termine di indagini svolte nel 2025 sul sito francese della piattaforma.
La prima multa, pari a 16,73 milioni di euro, è stata inflitta a Infinite Styles Services Limited (ISSL) per violazioni delle norme francesi sulla protezione dei consumatori. Secondo l’autorità, la società non avrebbe fornito informazioni complete ai clienti durante il processo di acquisto. Nelle email di conferma degli ordini mancavano infatti dati obbligatori come il prezzo dell’acquisto, l’identità del venditore, i tempi di consegna, le garanzie legali e il diritto di recesso, informazioni che la Dgccrf ritiene essenziali in caso di controversie con il consumatore.
Una seconda sanzione da 5,77 milioni di euro ha invece colpito Infinite Style Ecommerce Co Ltd (ISEL), società che gestisce le vendite per conto di Shein. In questo caso le contestazioni riguardano il mancato rispetto delle regole sul diritto di recesso, che garantiscono agli acquirenti online 14 giorni per annullare alcuni acquisti e ottenere un rimborso, oltre a carenze nelle informazioni ambientali fornite ai clienti.
LE ACCUSE SU TRACCIABILITÀ E IMPATTO AMBIENTALE
Una parte significativa dell’indagine, spiega France24, si è concentrata sulle informazioni ambientali associate ai prodotti venduti sulla piattaforma. La Dgccrf accusa Shein di aver omesso dati obbligatori relativi alla tracciabilità dei capi, compresi i Paesi in cui gli indumenti vengono tessuti, tinti e confezionati.
L’autorità francese sostiene inoltre che la società non abbia adeguatamente informato i consumatori sulla presenza di microplastiche nei tessuti. Le microfibre plastiche, presenti soprattutto nei capi in poliestere, vengono rilasciate nell’acqua durante i lavaggi domestici e rappresentano un elemento di crescente attenzione dal punto di vista ambientale.
Secondo Euractiv, le contestazioni riguardano anche dichiarazioni ambientali considerate ingannevoli, un tema che si collega a precedenti procedimenti avviati dalle autorità francesi contro il gruppo.
LA REPLICA DI SHEIN
Shein ha respinto le accuse e annunciato l’intenzione di contestare integralmente le sanzioni. “Problemi tecnici, senza alcun impatto sui consumatori e già corretti ove necessario, sono stati utilizzati come base per una sanzione eccezionale”, ha dichiarato un portavoce della società a Reuters.
L’azienda sostiene che durante le indagini non sia stato dimostrato alcun danno per i consumatori e definisce le multe “manifestamente sproporzionate e discriminatorie” rispetto a quelle applicate in passato ad altre società del settore dell’e-commerce. “Nulla giustifica, alla luce dei fatti accertati, sanzioni di tale entità”, ha aggiunto la piattaforma.
UN RAPPORTO SEMPRE PIÙ CONFLITTUALE
Le nuove multe rappresentano soltanto l’ultimo capitolo di una relazione ormai fortemente deteriorata tra le autorità francesi e il colosso dell’ultra fast fashion.
Nel luglio dello scorso anno, infatti, la Francia aveva già inflitto a Shein una sanzione da 40 milioni di euro per pratiche commerciali ritenute ingannevoli. Secondo le autorità, la piattaforma avrebbe fornito indicazioni inaccurate sui prezzi e sugli sconti, oltre a comunicazioni fuorvianti riguardo al proprio impatto ambientale e alle proprie credenziali di sostenibilità.
Le autorità francesi avevano inoltre tentato di sospendere il marketplace della società, iniziativa successivamente respinta dalla Corte d’Appello di Parigi nel marzo seguente.
IL CASO DELLE BAMBOLE SESSUALI
L’inasprimento dei controlli ha avuto una forte accelerazione dopo una controversia emersa nel 2024. Le autorità e le associazioni di tutela hanno individuato sul marketplace di Shein diversi prodotti illegali, compresi articoli descritti come bambole sessuali dall’aspetto infantile.
La scoperta ha provocato un’ondata di indignazione in Francia e ha portato all’apertura di un’indagine penale a Parigi. Secondo quanto riferito da France24, il ministro del Commercio Serge Papin ha dichiarato che, dopo quel caso, il governo ha deciso di intensificare la pressione sulle piattaforme di e-commerce considerate non conformi alle regole francesi.
In risposta alle polemiche, Shein ha dichiarato di aver rimosso immediatamente i prodotti contestati dal proprio marketplace e di aver vietato a livello globale la vendita di bambole sessuali sul sito.
OLTRE LA FRANCIA
Le tensioni, tuttavia, non riguardano soltanto la Francia. La vicenda delle presunte vendite di prodotti illegali ha contribuito a spingere anche la Commissione europea ad aprire una propria indagine nei confronti della piattaforma nel febbraio scorso nell’ambito del Digital Services Act (Dsa), con particolare attenzione alla possibile commercializzazione di prodotti vietati.







