Tutte le volte che un utente scarica una app gratuita dovrebbe riflettere sull’adagio che se non sta pagando alcunché per il servizio offerto è perché la merce sul piatto sono i suoi dati. Potrebbe valere anche per uno dei videogame più scaricati del mercato smartphone, ovvero Pokémon Go dato che, al netto delle sue grafichine carine, i personaggi pacioccosi e l’IP di prestigio utilizzata, l’azienda che lo ha sviluppato potrebbe essere in procinto di cedere tonnellate di dati raccolti a un produttore di droni militari. Ma procediamo con ordine.
COME MAI I DATI DI POKéMON GO SONO COSì IMPORTANTI
Anzitutto bisogna comprendere perché proprio i dati di Pokémon Go sarebbero tanto appetibili. Almeno su carta, per più ordini di motivi. In primis perché sono davvero una moltitudine a dir poco rara: quasi un progetto di “scienza condivisa” si potrebbe dire con la certezza che a oggi sono ben poche aziende hanno avuto modo di catalogare così tante informazioni.
Parliamo infatti di uno dei titoli di maggior successo della scorsa decade che solo dal giorno del debutto, 6 luglio 2016, al 2019 era riuscito a totalizzare l’altisonante cifra di un miliardo di download su dispositivi mobili (principalmente smartphone).
In secondo luogo, sono dati geografici. Il concept del gioco per i pochi che ancora non lo conoscessero chiede infatti ai giocatori di girare per la propria città, smartphone in pugno, per permettere al proprio alter ego virtuale di avvicinarsi ai Pokémon da catturare che compaiono sulla base di coordinate geografiche ben precise.
VPS VS GPS
Come se tutto ciò non bastasse, grazie alla tecnologia Vps sfruttata dagli sviluppatori per la caccia ai mostriciattoli, ovvero il sistema di posizionamento visivo, che permette di trasformare le coordinate geografiche in immagini dettagliate della realtà aumentata, sono stati immagazzinati dati assai più precisi e variegati rispetto a quelli del comune Gps, che si affida ai segnali satellitari nello spazio. Il Gps naturalmente è la soluzione più comoda, dato che si effettua dallo spazio mentre la Vps richiederebbe di sguinzagliare per tutto il globo milioni di dipendenti. O di “volontari” arruolati con un videogame, appunto.
LA COLLABORAZIONE TRA NIANTIC E VANTOR
L’ex spin off interno a Google, Niantic, responsabile di Pokémon Go, avrebbe insomma per le mani un tesoretto a dir poco invidiabile. Tesoretto che secondo la testata olandese Trouw, che ha appena dedicato al videogioco un reportage (Come i giocatori di Pokémon Go hanno inconsapevolmente addestrato droni militari: “Stavo solo giocando”), sarebbe al centro della collaborazione annunciata sul finire dello scorso anno tra la software house di San Francisco e la connazionale Vantor le cui mappature terrestri hanno anche impieghi nel settore della difesa.

I dati raccolti, pari a 30 miliardi di informazioni secondo la tesi giornalistica, permetterebbero ai droni di operare in luoghi remoti senza segnale o in situazioni in cui la tradizionale connessione GPS potrebbe essere disturbata.
Del resto proprio l’immagine divulgata dalle sue realtà in sede di annuncio della partnership sembrava già dare tutte le informazioni usate in queste ore da Trouw nella sua inchiesta, facendo intuire le applicazioni in ambito militare dei dati raccolti attraverso Vps. Ovviamente non veniva fatta menzione dell’origine di tali dati, ovvero per la testata del Nord Europa il videogioco a base di mostriciattoli nipponici.
NIANTIC FRENA E PROVA A TRANQUILLIZZARE
La software house di San Francisco, travolta dal reportage giornalistico che ha suscitato non poco biasimo, da parte sua frena ai microfoni della ben nota testata videoludica Ign le indiscrezioni di stampa: “Ci impegniamo a lavorare con tutti i nostri clienti e partner per garantire che i prodotti Niantic Spatial siano utilizzati in modo responsabile, che rispetti i diritti umani e i principi etici”, dice un portavoce. Che poi aggiunge: “Le scansioni a terra sono state una componente utile per addestrare i modelli di base del mondo reale di Niantic Spatial: sistemi di IA che imparano a riconoscere e interpretare gli spazi fisici”. Inoltre da Niantic puntualizzano che “I modelli sono il prodotto di tale addestramento, non una copia o un mezzo per accedere alle scansioni sottostanti, che riguardavano punti di interesse pubblico come statue e fontane.”
Inoltre la software house contesta che si tratti di numeri tanto grandi, in quanto, sottolinea, non tutti i giocatori attivavano la realtà aumentata e che comunque ha smesso di avere accesso a quei dati dopo che Niantic ha venduto l’intera divisione videoludica (responsabile non solo di Pokémon Go, ma anche di Monster Hunter Now e Pikmin Bloom) a un’altra software house statunitense (in mani saudite), Scopely in un’operazione dal valore complessivo sui 3,5 miliardi di dollari. A seguito dell’alienazione la divisione tecnologica è diventata l’attuale Niantic Spatial Inc., guidata dal fondatore e Ad John Hanke focalizzata sempre sui sistemi di mappatura geospaziale.







