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I liberali tedeschi risorgeranno con Kubicki?

I liberali tedeschi scommettono sul vecchio leone Kubicki per sfuggire al destino dell'irrilevanza e tornare sulla scena politica (e nei parlamenti, federale e regionali).

Le speranze di resurrezione dell’Fdp – il partito liberaldemocratico della Germania – sono affidate a un uomo di 71 anni, Wolfgang Kubicki, il volto più riconoscibile del liberalismo tedesco, eletto una settimana fa alla guida del partito durante il congresso federale. L’anagrafe non è un’opinione: non si tratta di un passaggio generazionale. D’altronde, la sua principale antagonista nella corsa alla presidenza, Marie-Agnes Strack-Zimmermann, ha 68 anni. Il fatto che il rilancio di un partito ripetutamente decimato dalle urne negli ultimi anni passi per due esponenti della vecchia guardia è, da solo, la fotografia più eloquente della crisi profonda in cui versa l’Fdp.

KUBICKI VINCE MA ORA DEVE CONVINCERE

L’elezione si è rivelata più combattuta del previsto. Fino a pochi minuti prima del voto, Kubicki era l’unico candidato in lizza; poi, all’ultimo momento, trentatré delegati hanno proposto il nome di Strack-Zimmermann, raggiungendo il quorum necessario per portare la competizione alle urne congressuali. Il risultato finale ha premiato Kubicki con il 59,72% dei voti, una percentuale ben al di sotto del 70% che molti nel partito gli attribuivano alla vigilia. Una vittoria, certo, ma tutt’altro che un plebiscito.

Kubicki stesso non ha nascosto la consapevolezza del momento: “Non sono più il futuro dell’Fdp, ma posso dare un futuro all’Fdp”, ha dichiarato, rivendicando con buona retorica il proprio ruolo non come simbolo di rinnovamento, bensì come garante di una resurrezione. Nella sua agenda c’è anche la questione spinosa del rapporto con Alternative für Deutschland (AfD): Kubicki esclude una coalizione di governo con il partito di estrema destra, ma non intende precludersi a priori la possibilità di convergenze su singoli temi. Per la ricostruzione del partito, si concede un orizzonte di dodici mesi.

La stampa tedesca ha dato grande rilievo al congresso liberale. Si tratta di un partito storico del panorama politico tedesco, fulcro di tante coalizioni di governo, ma oggi in crisi di consenso e identità. È fuori dal Bundestag e da molti parlamenti regionali, anche da quelli di Länder che un tempo costituivano la sua roccaforte. Ma in un paese che ha sempre vissuto un rapporto difficile con il liberalismo, la sua presenza viene ancora considerata essenziale, quasi un antidoto.

NEUE ZÜRCHER ZEITUNG: UN PARTITO DIVISO NEL MOMENTO PEGGIORE

La Neue Zürcher Zeitung (Nzz) ha giudicato il congresso “un’occasione mancata”, se non addirittura “un danno autoinferto”. Secondo il quotidiano svizzero, la strategia di sopravvivenza dell’Fdp sarebbe in realtà lineare: i liberali sono l’unica forza politica tedesca che “difende con coerenza meno Stato e più libertà individuale”, e su questo messaggio avrebbero dovuto fare leva. Invece il congresso ha mostrato un partito “lacerato e disorientato”. La mossa di Strack-Zimmermann, che ha prima rinunciato alla candidatura per poi rilanciare all’ultimo minuto, è stata giudicata dalla Nzz come “distruttiva”.

La situazione del partito è d’altronde critica: l’Fdp è presente in soli sei parlamenti regionali su 16, e in due di essi, Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, i sondaggi suggeriscono che potrebbe non riuscire a rientrarvi dopo le prossime elezioni a settembre. Il quotidiano riconosce a Kubicki il merito di aver impostato correttamente il problema: definire il “muro tagliafuoco” nei confronti di AfD “un errore strategico” e sostenere che le decisioni oggettivamente corrette non vadano evitate solo perché quel partito potrebbe condividerle è stata, per il quotidiano di Zurigo, una mossa coraggiosa e pragmatica. Strack-Zimmermann, al contrario, avrebbe promesso con enfasi principi liberali senza spiegare come realizzarli con una rosa di partner politici artificialmente ristretta.

Il verdetto del giornale svizzero è però severo: l’Fdp non può permettersi il lusso di una lunga disputa interna sull’orientamento, e Kubicki si trova ora a dover riconquistare elettori finiti ad AfD o alla Cdu senza disporre del pieno sostegno del proprio partito. Poco meno del 60% non è certo il viatico migliore per imporre una linea forte all’interno di un partito diviso quantomeno in due fazioni.

HANDELSBLATT: VISIBILITÀ NON BASTA, SERVONO CONTENUTI

Più cauto nei toni, ma non meno critico nella sostanza, l’Handelsblatt ha riconosciuto a Kubicki una capacità indiscussa di catalizzare l’attenzione mediatica: nelle settimane precedenti il congresso “ha moltiplicato interviste e dichiarazioni, generando da solo più clamore di quanto il suo predecessore Christian Dürr fosse riuscito a produrre in diversi mesi”. Per un partito uscito dal Bundestag e a rischio irrilevanza, questo è già qualcosa.

Ma il quotidiano economico mette in guardia dall’illusione che la visibilità sia sufficiente: Kubicki, Dürr e la stessa Strack-Zimmermann figurano già tra i politici più noti della Germania, eppure il partito ha perso consensi. Il problema, secondo l’Handelsblatt, è che gli elettori “hanno smesso di capire cosa rappresenti davvero l’Fdp”. Il congresso ha confermato questa confusione: dai microfoni si sono levate voci che chiedevano il ritorno alla disciplina economica, altre che invocavano meno lotte intestine, altre ancora che esigevano una presa di distanza netta da AfD, o che sollevavano temi come l’antisemitismo, la politica iraniana, i diritti civili e la riforma dello Stato sociale. Per il quotidiano economico, da sempre tra i fogli più sensibili alle sorti del partito liberale, “Kubicki deve ora costruire un progetto politico fondato sui contenuti, non sulla sola capacità di fare notizia”. A differenza di quanto sostiene la Neue Zürcher Zeitung, per l’Handelsblatt distanziarsi da AfD è un primo passo. Il secondo, più difficile, è opporre a ogni deriva populista di destra “risposte autenticamente liberali”, capaci di restituire all’Fdp un’identità riconoscibile agli occhi degli elettori. Il dubbio a cui nessun media o politologo tedesco riesce a dare una risposta, è se per questo autentico liberalismo ci possa essere nella Germania di oggi ancora uno spazio elettorale.

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