Negli ultimi anni, la finanza e la politica internazionale hanno preso confidenza con Che-Chia (noto come C.C.) Wei, l’ultrasettantenne ingegnere taiwanese erede di Morris Chang alla guida di TSMC, maggiore produttore di semiconduttori avanzati al mondo.
A marzo 2025, è comparso alla Casa Bianca vicino al presidente Trump, annunciando l’espansione degli investimenti di TSMC in Arizona e Texas. C.C. Wei, del resto, ha un profondo legame con gli Stati Uniti: dopo la laurea in patria, viene ammesso a Yale, dove consegue nel 1985 un dottorato in ingegneria elettronica, sotto la supervisione di un professore taiwanese. La sua prima esperienza professionale è nell’azienda statunitense che ha plasmato la carriera dello stesso Morris Chang, Texas Instruments, a cui seguono esperienze con STMicroelectronics e Chartered Semiconductor a Singapore. Entra in TSMC nel 1998, crescendo fino a conquistare, 20 anni dopo, il favore definitivo di Morris Chang.
Oltre a un ingegnere rigoroso, è un personaggio ironico che ama fare battute. A volte è autore di freddure terribili, come una volta in cui a un incontro all’Università di Yale ha detto letteralmente che ha deciso di iscriversi lì e non in un altro prestigioso ateneo, la Carnegie Mellon, perché i suoi parenti gli hanno detto che non poteva andare a studiare meloni ma doveva occuparsi di cose più serie.
Quando C.C. Wei discute dell’industria dei semiconduttori, delle sue tendenze, delle dinamiche politiche e del rapporto coi clienti (che attualmente sono 534, secondo i dati aziendali), è sempre utile ascoltarlo. Di recente, è salito in cattedra, parlando un po’ di tutto durante l’assemblea degli azionisti di TSMC, dopo una settimana che a Taiwan è stata dominata dalla presenza di Jensen Huang e dal Computex, un evento globale ormai molto più importante (oltre che interessante) di cose come il World Economic Forum di Davos.
Rispondendo alle domande degli azionisti, il manager taiwanese ha detto tra l’altro che TSMC continuerà a investire massicciamente sia in ricerca e sviluppo sia nell’espansione della capacità produttiva a livello globale. Le spese in conto capitale restano stimate tra i 52 e i 56 miliardi di dollari, mostrando il classico approccio conservativo di TSMC, anche se è sempre più probabile che arrivino alla parte alta della forchetta grazie alla robusta domanda generata dall’intelligenza artificiale agentica.
In una tipologia di incontro come quello degli azionisti di TSMC, abbondano anche le domande più delicate, per esempio sui rapporti con la Cina e sul ruolo della geopolitica nelle decisioni aziendali. A questo proposito, C.C. Wei ha discusso anche la fabbrica di TSMC tuttora presente a Nanchino, ribadendo che la presenza in Cina è motivata dalla domanda del mercato, dalle specifiche richieste dei clienti, dal sostegno ricevuto dalle autorità locali e dall’efficienza operativa. Nonostante le crescenti tensioni internazionali, C.C. Wei ha mantenuto una posizione di neutralità politica: quando un azionista ha espresso forte preoccupazione per un Presidente degli Stati Uniti come Trump, che ha accusato apertamente Taiwan di aver rubato la tecnologia americana, si è rifiutato di esprimere giudizi su di lui, dichiarando che l’azienda non si occupa di questioni politiche ma agisce sulla base delle richieste dei clienti e delle dinamiche di mercato. Se alcuni Paesi per ragioni geopolitiche intendono favorire gli investimenti di TSMC con sussidi e altre opportunità, ovviamente l’azienda ne tiene conto nei suoi calcoli.
Affrontando il tema più ampio della concorrenza globale, tra cui le sfide poste da Samsung e Intel, C.C. Wei ha dichiarato che TSMC è abituata a confrontarsi con successo con i rivali da circa quarant’anni e continuerà a farlo puntando sempre a prevalere, sulla base di tre pilastri: la leadership tecnologica mondiale, la massima efficienza produttiva e la fiducia da parte dei clienti. Non sono mancate le velate frecciate ai concorrenti. Su Intel, ha fatto notare che l’azienda americana rimane uno dei dieci principali clienti di TSMC: la strategia è massimizzare i profitti accettando i loro ordini, proteggendo comunque i segreti tecnologici di TSMC. Sui coreani, ha detto che invidia molto gli enormi aumenti dei prezzi nel mercato delle memorie ma ha aggiunto che gli aumenti di TSMC saranno senz’altro minori, anche se dovranno tenere conto dei costi dell’energia e dei materiali. Infine, il manager taiwanese ha augurato col sorriso buona fortuna a Elon Musk per le sue ambiziose iniziative col progetto Terafab.







