Rheinmetall dice addio all’automotive e oggi si sciopera davanti alla Pierburg (dal 1986 parte del gruppo tedesco) di Livorno e Lanciano.
L’azienda della difesa guidata da Armin Papperger ha annunciato la cessione delle sue attività automobilistiche in difficoltà per 350 milioni di euro al fondo d’investimento di Monaco Aequita, con l’obiettivo di focalizzarsi sul business della difesa, in forte espansione nel contesto del riarmo europeo. Le due parti hanno firmato un contratto di acquisizione che, secondo Rheinmetall, “apre la strada al futuro dell’ex divisione Power Systems sotto una nuova guida”.
Il gruppo venderà la divisione auto dunque per meno di mezzo miliardo di euro. “Un prezzo modesto per un’attività con quasi 2 miliardi di euro di fatturato”, osserva il quotidiano francese Les Echos.
Come ricorda Reuters, Rheinmetall, la cui attività è cresciuta esponenzialmente dall’inizio della guerra in Ucraina, grazie all’aumento della spesa per la difesa in Europa, era alla ricerca di un acquirente per la sua divisione Power Systems dallo scorso anno e l’ha classificata come attività cessata a dicembre 2025.
Ma la decisione ha ripercussioni anche nel nostro paese: ieri la Fiom-Cgil ha lanciato l’allarme sulla possibile cessione della divisione Power System che comprende anche gli stabilimenti di Pierburg di Lanciano e Livorno in Italia. Secondo il sindacato, il gruppo tedesco starebbe portando avanti il processo di vendita dei siti produttivi italiani in modo autonomo, senza il coinvolgimento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e senza rispettare gli impegni assunti nell’ambito del tavolo istituzionale aperto sulla vicenda. Fiom Cgil e Fim Cisl hanno sollecitato quindi un intervento urgente del governo: proclamato per oggi lo sciopero dei lavoratori di Pierburg Lanciano e Livorno.
Tutti i dettagli.
RHEINMETALL SI SEPARA DALLA DIVISIONE AUTOMOTIVE
L’operazione dovrebbe essere completata nel quarto trimestre del 2026, subordinatamente all’approvazione delle autorità regolatorie. “Ci concentriamo sulle attività ad alto margine con clienti militari, dove disponiamo di eccellenti prospettive di crescita”, ha dichiarato il ceo di Rheinmetall Papperger.
La divisione sarà venduta per una cifra provvisoria di 350 milioni di euro, soggetta a possibili aggiustamenti al momento della chiusura dell’accordo, prevista per il quarto trimestre. La vendita comporterà ulteriori svalutazioni per circa 200 milioni di euro, dopo che Rheinmetall aveva registrato a dicembre una svalutazione non monetaria di circa 350 milioni di euro relativa all’attività, precisa ancora Reuters.
“In particolare, l’ulteriore deterioramento della situazione aziendale nel settore automobilistico ha avuto un impatto sulle circostanze e sui termini dell’accordo finale”, ha dichiarato la società in un comunicato.
COSA FARÀ IL GRUPPO BAVARESE AEQUITA
“L’azienda rappresenta un’ottima acquisizione per la nostra divisione automotive, che ora genererà un fatturato di circa 5 miliardi di euro”, ha affermato Axel Geuer, presidente e co-ceo di Aequita. La società di investimento tedesca è specializzata nell’acquisizione e nella ristrutturazione di aziende, gestisce un portafoglio di asset superiore a 10 miliardi di euro, attivo nei settori automotive, chimico e industriale.
In base all’accordo, Aequita supporterà lo sviluppo a lungo termine dell’attività e cercherà sinergie all’interno del suo portafoglio automotive.
IL PERIMETRO DELLA CESSIONE DELLA DIVISIONE POWER SYSTEM
Rheinmetall ha dichiarato che sono escluse dalla vendita tre sedi tedesche della società specializzata nella fusione di alluminio KS Huayu AluTech, una partecipazione nella joint venture Dermalog SensorTec, attiva nel settore dei sensori per autoveicoli, e lo stabilimento di Abadiano, in Spagna, del produttore di componenti auto Pierburg.
Dal canto suo Aequita ha dichiarato di voler mantenere tutti i circa 6.250 dipendenti nel mondo della divisione civile acquisita da Rheinmetall, considerandola “l’asset più importante per lo sviluppo futuro del business” in quanto “personale altamente qualificato”. La società acquisita continuerà a operare sul mercato con i marchi storici Pierburg, Kolbenschmidt e Motorservice.
Ma che ne sarà dunque dei dipendenti degli stabilimenti Pierburg toscano e abruzzese, parte della divisione Power Systems del colosso tedesco della difesa?
LE PROTESTE IN ITALIA
La cessione della divisione Power Systems ha suscitato la dura reazione delle organizzazioni sindacali italiane, in particolare della Fiom-Cgil, che ha definito la situazione “gravissima” e destinata a trasformarsi in “un caso senza precedenti nel panorama delle relazioni industriali del Paese”. Secondo il sindacato, la decisione di Rheinmetall di procedere con la vendita senza un confronto preventivo al tavolo aperto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rappresenterebbe una violazione degli impegni assunti dall’azienda. “Disattendere un tavolo istituzionale convocato dal Governo significa calpestare le istituzioni, le lavoratrici e i lavoratori e le loro rappresentanze”, afferma la Fiom in una nota, riportava ieri Rainews.
Inoltre, la Fiom sottolinea come Rheinmetall non sia un’azienda in difficoltà economica, ma “un colosso della difesa che genera miliardi di euro di utili”, anche grazie a commesse pubbliche finanziate dallo Stato italiano. Per questo motivo il sindacato contesta la scelta di cedere gli stabilimenti a un fondo che, secondo le organizzazioni sindacali tedesche, avrebbe carattere speculativo.
LO SCIOPERO ODIERNO
Per richiamare l’attenzione sulla vertenza, Fiom-Cgil e Fim-Cisl hanno proclamato per oggi uno sciopero negli stabilimenti Pierburg di Lanciano e Livorno. Per il primo turno e per il personale giornaliero sono previste due ore di astensione dal lavoro, dalle 10 alle 12, accompagnate da presìdi e assemblee davanti ai siti produttivi, mentre per i turni successivi lo sciopero si svolgerà nelle ultime due ore di lavoro. L’obiettivo della mobilitazione è sensibilizzare istituzioni, cittadini e opinione pubblica sulle possibili conseguenze dell’operazione.
Tra le richieste avanzate dai sindacati vi sono la convocazione urgente di Rheinmetall al tavolo del Mimit con un rappresentante dotato di pieni poteri negoziali, il blocco di qualsiasi procedura di vendita prima del confronto istituzionale e la garanzia per i lavoratori italiani delle stesse tutele occupazionali previste in Germania. La Fiom chiede infine che le commesse pubbliche assegnate alla società della difesa tedesca siano subordinate al rispetto degli impegni assunti nelle sedi istituzionali.







