Con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Unione europea dagli Stati Uniti e dalla Cina e di rafforzare le capacità interne sui semiconduttori, sull’intelligenza artificiale e sul cloud computing, oggi la Commissione europea ha presentato un pacchetto dedicato alla “sovranità tecnologica” e articolato in quattro proposte: due legislative, il Chips Act 2.0 e il Cloud and Ai Development Act; e due di indirizzo programmatico, ovvero la strategia per l’open source e la tabella di marcia per la digitalizzazione del settore energetico. Al contempo, Bruxelles ha anche aperto la strada alla creazione di un fondo sovrano comunitario per gli investimenti nelle tecnologie avanzate.
LE DICHIARAZIONI
“Non possiamo permetterci di dipendere dagli altri per le tecnologie che garantiscono il funzionamento dei nostri ospedali, la stabilità delle nostre reti energetiche e la sicurezza dei nostri servizi”, ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.
“Il pacchetto presentato oggi segna una svolta significativa nell’approccio dell’Europa alla sovranità tecnologica”, ha aggiunto la vicepresidente per la Sovranità tecnologica Henna Virkkunen. “È giunto il momento che l’Europa riprenda il controllo dei propri dati, delle proprie catene di approvvigionamento e del proprio futuro”.
Virkunnen ha anche spiegato come “oltre l’80 per cento” dei prodotti, dei servizi e delle infrastrutture digitali utilizzati nell’Unione europea provenga da fornitori esterni al blocco. “Si tratta di un grave problema per la sicurezza dell’approvvigionamento in Europa, ma ha anche un impatto enorme sulle nostre economie”.
COSA PREVEDE IL CHIPS ACT 2.0
La prima proposta legislativa del pacchetto è il Chips Act 2.0, che arriva tre anni dopo l’entrata in vigore del precedente (e omonimo) regolamento europeo sui semiconduttori. L’obiettivo resta quello di rafforzare la capacità produttiva europea di microprocessori avanzati, che sono indispensabili per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e per le applicazioni industriali più avanzate.
La Commissione ha detto di voler accelerare il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti produttivi, rafforzare la cooperazione con i paesi partner che condividono gli stessi princìpi dell’Unione (non con la Cina, dunque) e introdurre un marchio di eccellenza per le regioni europee specializzate nei semiconduttori. Tra le novità figura anche un sostegno maggiore alla domanda interna di microchip europei, dopo che il primo Chips Act aveva mostrato dei limiti nella creazione di un mercato di sbocco adeguato per i chipmakers dell’Unione.
L’obiettivo ultimo, in sostanza, resta quello già fissato con il Chips Act originale: aumentare significativamente la quota dell’Unione europea nel mercato globale dei semiconduttori, che ad oggi rimane dominato dagli Stati Uniti (in particolare per la fase di progettazione) e dall’Asia orientale (per la manifattura).
IL PIANO PER TRIPLICARE I DATA CENTER EUROPEI
La seconda proposta legislativa è il Cloud and Ai Development Act, che promette di triplicare la capacità dei data center europei nell’arco di cinque-sette anni. La Commissione ha voluto insistere sulla necessità che la crescita dell’intelligenza artificiale sia compatibile con gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra: sono due aspetti difficili da conciliare, però, considerati i grandi consumi energetici dei centri dati e la difficoltà ad alimentarli con le fonti rinnovabili intermittenti.
Il Cloud and Ai Development Act, comunque, si prefigge l’implementazione di sistemi di raffreddamento avanzati, una migliore integrazione dei centri con le reti energetiche e l’adozione di tecnologie a basso consumo elettrico.
LA SVOLTA DEL FONDO SOVRANO EUROPEO
L’aspetto forse più innovativo del pacchetto, però, riguarda i finanziamenti.
In una comunicazione allegata alle due proposte legislative, la Commissione ha riconosciuto apertamente l’esistenza di una “debolezza evidente” dell’Europa nel finanziamento delle tecnologie strategiche. Per colmare questo divario ha proposto allora la creazione di una nuova capacità di investimento in capitale di rischio, una sorta di fondo sovrano europeo che entrerà nel capitale delle aziende operanti nei settori dell’energia, delle biotecnologie e delle tecnologie avanzate.
Secondo Bruxelles, questo nuovo strumento potrebbe essere inizialmente alimentato dai programmi europei già esistenti e dai contributi dei paesi membri. La Commissione non esclude nemmeno il ricorso alla leva finanziaria attraverso prestiti, pur sottolineando che il meccanismo andrebbe progettato in modo da non gravare sul debito pubblico degli stati membri.
SERVONO CENTINAIA DI MILIARDI
La Commissione ha fatto sapere di voler consultare i paesi membri, la Banca europea per gli investimenti e le altre parti interessate “in merito alle modalità di istituzione di questo nuovo meccanismo”. Non ha indicato, però, una dimensione finanziaria per il futuro fondo sovrano. Tuttavia, si presume che debba avere una dotazione di svariate decine di miliardi di euro, anche perché le stime di Bruxelles dicono che solo per espandere la capacità dei data center europei serviranno circa 200 miliardi entro il 2036.







