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ANTHROPIC

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La vera strategia di Anthropic (anche con Generali, Unipol, Angelini, Bracco, Enel e Pirelli)

Vi spiego come Anthropic sta vincendo. L'analisi di Alessandro Aresu

Questa settimana ha incoronato simbolicamente e praticamente Anthropic come vincitore provvisorio della corsa tra i laboratori dell’intelligenza artificiale. La vittoria, ovviamente, è provvisoria, perché si tratta di un processo in corso. Stiamo scattando un’istantanea.

La fotografia è comunque impressionante, se guardiamo alla valutazione di 965 miliardi di dollari, superiore a quella attuale di OpenAI, all’aumento vorticoso dei ricavi, alla possibilità di arrivare agli utili molto prima del previsto. Oltre a tutto ciò, c’è stato il riconoscimento papale del co-fondatore di Anthropic, Christopher Olah, come interlocutore nella presentazione di “Magnifica Humanitas”.

La forza dell’azienda guidata da Dario Amodei, come ho ricordato su “Le Grand Continent” commentando la presenza di Olah a Roma, si fonda sulla capacità di mantenere e attrarre talenti con una forte cultura aziendale, sul posizionamento politico e di immagine, e sulla capacità commerciale. Tutti i tre fattori stanno insieme in ciò che è accaduto nell’ultimo anno.

Anthropic ha infatti per ora sconfitto la cosiddetta “bolla dell’intelligenza artificiale” nonché il giudizio per cui certi prodotti, utilizzati da un numero crescente di persone, siano “non intelligenti”, “stupidi”, “inutili”. Queste narrazioni non hanno sufficiente contezza del funzionamento del sistema capitalistico in cui viviamo.

La strategia di Anthropic può essere facilmente compresa attraverso il comunicato che annuncia l’apertura del loro ufficio a Milano. Il comunicato dice che Anthropic sta già collaborando con realtà italiane come Generali, Unipol, Angelini, Bracco, Enel, Pirelli. Lo scopo di Anthropic è avere un numero crescente di clienti che paghino per i suoi prodotti, cambiando quindi la struttura di interi mercati come la consulenza e la gestione patrimoniale, a cui applicare la “distruzione creatrice” schumpeteriana. Nella misura in cui Anthropic aumenta i suoi ricavi e profitti avendo un numero crescente di imprese come clienti, Anthropic vince. Se migliaia di imprese preferiscono i prodotti e servizi di Anthropic a quelli di aziende come McKinsey o Microsoft, il business diviene solido, e a giudicare su questo saranno appunto le aziende nei loro processi, non le dispute filosofiche sul concetto di intelligenza. Questo modello di business si è rivelato più forte rispetto a quello dell’acquisizione di una grande base di utenti consumer, che ha caratterizzato OpenAI.

In questa stagione di successo, Anthropic mantiene una natura ambigua. Si mostra al pubblico e alle istituzioni con due volti distinti, come osservato da “The Atlantic”. Da un lato, la spinta commerciale come abbiamo visto invita a un uso sempre più ampio e pervasivo dei prodotti; dall’altro lato, i continui allarmi sui pericoli esistenziali della tecnologia e sulle capacità di auto-miglioramento riprendono le questioni escatologiche e le ideologie che hanno accompagnato la nascita dell’azienda.

Inoltre, Anthropic ha partecipato alla discussione di un’enciclica fondata sull’esigenza di “disarmo” ma è un’azienda tecnicamente “armata” nella sfida tra Pechino e Washington, come sempre sostenuto da Dario Amodei e come ricordato più volte anche qui su Startmag. Nella valutazione di Jeffrey Ding nella sua notevole newsletter ChinAI, la posizione di Anthropic in quest’ambito è una sorta di fanatismo religioso. Ding ha anche smontato le valutazioni di un documento “geopolitico” presentato di recente da Anthropic e ha respinto l’idea della scelta binaria esistenziale tra l’intelligenza artificiale democratica a guida statunitense e la distruzione portata dall’intelligenza artificiale autoritaria cinese. Ding collega questo tema alle sue ricerche sull’importanza di comprendere le tecnologie in termini di diffusione (“Technology and the Rise of Great Powers: How Diffusion Shapes Economic Competition”, Princeton University Press, 2024”). Anthropic fissa scadenze a breve termine per creare apposta un senso di emergenza e promuovere le sue politiche commerciali, ignorando non solo la rete di interdipendenze da cui dipende la stessa struttura industriale che fa funzionare i data center di Anthropic, ma anche la tempistica e le incertezze legate all’adozione generale delle tecnologie.

Nei prossimi mesi, mentre OpenAI e Google cercheranno di attrezzarsi con contromosse, la leadership di Anthropic dovrà nuovamente confrontarsi con le questioni politiche.

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