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La Cina e l’Iran complicano gli sforzi degli Stati Uniti sulle terre rare

Gli Stati Uniti avanzano nello sviluppo di una propria filiera delle terre rare, ma l'autonomia dalla Cina è un traguardo ancora lontano. Intanto, la guerra all'Iran pone un tema di ricostituzione dell'arsenale militare: ogni missile Patriot o Tomahawk contiene centinaia di grammi di terre rare.

Gli Stati Uniti stanno lavorando da anni alla riduzione della loro dipendenza dalla Cina per le terre rare, un gruppo di diciassette elementi fondamentali per i settori dell’elettronica, dell’energia e della difesa: le terre rare sono presenti all’interno dei computer e degli smartphone, delle turbine eoliche e delle automobili elettriche, ma anche dei droni militari, dei missili Tomahawk e degli aerei da caccia F-35.

I due elementi delle terre rare più utilizzati in assoluto sono il neodimio e il praseodimio: servono a realizzare i cosiddetti magneti “permanenti” – molto più potenti di quelli tradizionali – per le turbine eoliche e i veicoli elettrici. I magneti necessari al comparto della difesa, invece, sono fatti di samario.

COME PROCEDE IL SENTIERO AMERICANO VERSO L’INDIPENDENZA DALLA CINA

Nel 2017, quando è iniziata la prima presidenza di Donald Trump, gli Stati Uniti valevano il 3 per cento della produzione globale di terre rare; oggi la loro quota è decisamente superiore, al 13 per cento, ma l’autonomia dalla Cina rimane un traguardo lontano.

A luglio dell’anno scorso l’azienda Ramaco Resources ha aperto la miniera di terre rare di Brook, in Wyoming: è la prima sul territorio americano da oltre settant’anni e la seconda in assoluto dopo quella di Mountain Pass in California, gestita da Mp Materials. La miniera di Brook, comunque, non ha ancora avviato la produzione; sono in sviluppo, però, anche altri siti negli stati del Wyoming, del Montana e del Nebraska.

Negli ultimi mesi, il governo americano è diventato azionista di Mp Materials e di un’altra società specializzata nelle terre rare, Usa Rare Earth. Ad aprile, peraltro, Usa Rare Earth ha annunciato l’acquisizione del gruppo Serra Verde, che sta sviluppando una miniera di terre rare pesanti (un sottogruppo particolarmente critico) in Brasile.

LE MINIERE DI TERRE RARE NON BASTANO

Le miniere, tuttavia, non basteranno a liberare gli Stati Uniti dalla dipendenza cinese e dall’influenza che Pechino esercita sul mercato globale delle terre rare attraverso la manipolazione dei prezzi e le restrizioni alle esportazioni. La fase più critica della filiera non è quella estrattiva, infatti, ma quella della separazione e della raffinazione perché è connessa direttamente alle applicazioni industriali: le fabbriche, cioè, non utilizzano il minerale grezzo prelevato dal suolo, ma il neodimio o il samario già “lavorati”.

La Cina controlla questo anello della supply chain con una quota dell’80-90 per cento del totale mondiale. Gli Stati Uniti non possiedono una capacità di raffinazione in grado di soddisfare il loro fabbisogno, ma stanno facendo progressi. Per esempio, Mp Materials ha fatto sapere che prossimamente avvierà i processi di separazione delle terre rare nel sito di Mountain Pass. A gennaio, Energy Fuels ha acquisito l’azienda australiana Asm e ha detto di voler costruire un impianto di separazione in territorio americano. Usa Rare Earth ha investito nella società francese Carester e vi sta collaborando alle attività di separazione.

Poi ci sono le aziende che realizzano magneti permanenti in terre rare, e che dunque si posizionano alla fine della filiera: Vulcan Elements ed eVac Magnetics hanno avviato la produzione di magneti l’anno scorso e a breve Mp Materials dovrebbe fare altrettanto. Per intaccare davvero il potere di mercato della Cina, però, queste società dovrebbero riuscire a raggiungere grandi economie di scala.

L’IMPATTO DELLA GUERRA ALL’IRAN

Il Payne Institute for Public Policy stima che dall’inizio della guerra all’Iran, il 28 febbraio, gli Stati Uniti abbiano lanciato migliaia di missili verso bersagli iraniani. Considerato che ogni missile Tomahawk e Patriot contiene centinaia di grammi di terre rare, lo sviluppo di una filiera nazionale di questi elementi è fondamentale anche in un’ottica di ricostituzione dell’arsenale militare.

“Il conflitto in Medio Oriente sta mettendo in luce in tempo reale quali minerali siano davvero critici e dove esattamente le catene di approvvigionamento potrebbero cedere sotto pressione”, ha spiegato all’agenzia Afp Mahnaz Khan del think tank Silverado Policy Accelerator.

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