La grande scommessa di Andrea Orcel su Commerzbank entra nella fase forse decisiva e gli azionisti di Unicredit non sembrano volersi tirare indietro. Lunedì hanno approvato a larga maggioranza l’aumento di capitale che rende possibile, almeno sul piano formale, il lancio dell’offerta pubblica di acquisto sull’istituto tedesco.
Arriva nel mezzo di questa battaglia anche un trimestre da record: nei primi tre mesi di quest’anno la banca milanese ha chiuso con utili pari a 3,2 miliardi di euro, il 16% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, oltre le attese degli analisti. Numeri che Orcel incassa come una conferma, in un momento in cui ne ha particolarmente bisogno.
Sul fronte tedesco, a leggere con attenzione la vicenda dalle colonne dell’Handelsblatt è Jakob Blume, giornalista esperto di finanza internazionale, che in un editoriale intitolato “Megafusione bancaria: la scommessa rischiosa di Andrea Orcel” mette in fila tanto i risultati operativi di Unicredit quanto le zone d’ombra di un’operazione che si preannuncia tutt’altro che semplice.
I RISCHI DELLA GRANDE SCOMMESSA
Il punto più singolare, secondo Blume, è che i principali motivi di preoccupazione non vengono dagli oppositori dell’operazione né da analisti scettici, ma dalla stessa Unicredit. Nel documento informativo predisposto per l’assemblea straordinaria, la banca ha elencato in modo esplicito i rischi che essa stessa intravede in un’eventuale acquisizione di Commerzbank: perdita di clienti importanti, fuga di figure chiave, possibile resistenza degli azionisti di minoranza.
Il testo avverte che “i vantaggi strategici attesi, i guadagni in termini di efficienza e le potenziali sinergie” potrebbero non concretizzarsi affatto. E aggiunge che un processo di integrazione “richiederebbe molto tempo e risorse da parte del management”, sottraendolo all’ordinaria gestione e facendogli perdere altre occasioni di mercato.
Sono formulazioni consuete in operazioni di questa portata, ma il fatto che provengano dalla parte acquirente conferisce loro un peso che sarebbe sbagliato sottovalutare – scrive l’Handelsblatt.
LA RESISTENZA DI BERLINO
C’è poi la questione politica, che pesa non meno di quella finanziaria. Il governo tedesco detiene il 12% di Commerzbank: una quota non sufficiente per bloccare un’acquisizione di maggioranza, ma abbastanza per impedire il controllo totale e l’eventuale uscita dal listino di Borsa. Berlino non ha mostrato alcuna intenzione di ammorbidire la propria posizione, e la strategia d’urto scelta da Orcel, osserva Blume, ha semmai contribuito a irrigidirla ulteriormente: “La strategia di acquisizione di Orcel non ha indotto Berlino a rinunciare alla resistenza, anzi”.
Sul fronte interno all’istituto tedesco il clima non è più favorevole che su quello politico: in una banca la fiducia è tutto, scrive il quotidiano economico, e un’acquisizione percepita come ostile tende a spingere verso l’uscita proprio i professionisti più qualificati, spesso trascinando con sé i clienti che li seguono da anni: “Se i migliori collaboratori se ne vanno portando con sé clienti importanti, l’attrattiva di un’acquisizione può diminuire sensibilmente”. Orcel lo sa bene, eppure ha deciso di andare avanti senza cercare mediazioni: ma questo “potrebbe spingere altri dipendenti della Commerzbank a fuggire”.
L’UMORE DEI MERCATI
Il mandato ottenuto lunedì è ampio, e Orcel lo stava cercando con determinazione. Ma Blume invita a non leggerlo come un giudizio definitivo sulla bontà dell’operazione. Su base annua il titolo Unicredit continua ad arrancare rispetto a quello di Commerzbank, sostiene l’editoriale, un segnale che i mercati non hanno ancora pienamente metabolizzato l’intera partita. “Resta da vedere se la linea di acquisizione senza compromessi di Orcel sarà apprezzata a lungo termine dai propri azionisti”, conclude l’Handelsblatt: il ceo di Unicredit ha “ancora molto lavoro da fare per convincere tutte le parti coinvolte”.







