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Tutto sulla rumba politica fra Stati Uniti e Cuba

Trump ha imposto nuove sanzioni mirate contro funzionari e settori chiave del regime cubano e, in un discorso in Florida, ha parlato di “prendere il controllo” dell’isola. Cuba risponde con manifestazioni e accuse di “punizione collettiva”.

Il presidente Trump ha deciso di alzare ulteriormente la posta nei confronti dell’Avana, in un momento di grande fragilità per il regime cubano.

Con un ordine esecutivo firmato venerdì, il capo della Casa Bianca ha ampliato in modo significativo le sanzioni contro funzionari e settori strategici dell’economia dell’isola, con l’obiettivo dichiarato di indebolire e cambiare la dirigenza comunista.

Poche ore dopo, durante un discorso, ha usato toni ancora più provocatori, arrivando a parlare apertamente di “prendere il controllo” di Cuba e a scherzare sull’invio della portaerei USS Abraham Lincoln a poche centinaia di metri dalle coste dell’isola.

Un’escalation retorica e concreta che arriva mentre Cuba è stretta nella morsa di una gravissima crisi energetica, segnata da blackout prolungati, carenze di carburante e difficoltà quotidiane per la popolazione, e che ha provocato l’immediata e dura reazione del governo di Miguel Díaz-Canel.

Le nuove sanzioni

Come riporta Reuters, l’ordine esecutivo firmato venerdì colpisce funzionari cubani attivi nei settori energetici, della difesa, dei servizi finanziari, della sicurezza e in altri ambiti chiave dell’economia statale. Nel mirino finiscono anche coloro accusati di gravi violazioni dei diritti umani e di corruzione.

Il provvedimento prevede inoltre sanzioni secondarie per banche e imprese straniere che continuano a operare con gli enti colpiti.

Intervistato dalla stessa Reuters, un ex investigatore del Tesoro Usa, Jeremy Paner, ha definito la misura “la più significativa per le aziende non americane da decenni”, perché di fatto elimina le protezioni per chi aveva cercato di separare le attività cubane da quelle statunitensi.

Il discorso di Trump in Florida

Nel suo discorso al Forum Club of the Palm Beaches in Florida, Trump non ha usato giri di parole. Come riferito da Euronews, ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno per “prendere il controllo” dell’isola “quasi immediatamente”.

Con un tono tra il serio e il sarcastico ha aggiunto, con parole riportate dalla BBC: “Sulla via del ritorno dall’Iran, manderemo una delle nostre grandi portaerei – magari la USS Abraham Lincoln, la più grande del mondo – che si fermerà a circa 100 metri dalla costa, e loro diranno: ‘Grazie mille, ci arrendiamo’”.

La risposta di Cuba

Il governo cubano ha reagito con fermezza. Il ministro degli Esteri Bruno Rodriguez ha definito le misure “unilaterali e coercitive”, accusandole di voler imporre una “punizione collettiva contro il popolo cubano” e di violare la Carta delle Nazioni Unite.

Su X Rodriguez ha condiviso i video delle manifestazioni del Primo Maggio, ribadendo che “il nostro popolo non si piega”.

Anche il presidente Miguel Díaz-Canel ha parlato di misure “brutali e genocide”, sottolineando i danni provocati dal “comportamento intimidatorio e arrogante” della maggiore potenza militare mondiale.

Tra resistenza e stanchezza

Le nuove sanzioni sono arrivate proprio durante i festeggiamenti del Primo Maggio. Come racconta il New York Times, centinaia di migliaia di persone – molte trasportate con mezzi governativi – hanno sfilato davanti all’ambasciata americana al grido di “Difendiamo la Patria”.

Díaz-Canel e l’anziano ex presidente Raúl Castro hanno guidato il corteo per proiettare un’immagine di unità e forza.

Il regime ha annunciato di aver raccolto oltre 6 milioni di firme in una petizione contro l’intervento Usa.

Eppure, sul terreno la stanchezza è palpabile: prezzi del cibo alle stelle, benzina introvabile e blackout continui rendono difficile per molti entusiasmarsi per la propaganda ufficiale. Molti cittadini appaiono esausti dalle lotte quotidiane.

Una crisi energetica che soffoca il Paese

La situazione è aggravata dal blocco petrolifero imposto dopo la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela a gennaio.

Da allora è arrivata a Cuba una sola petroliera russa. Le minacce americane di tariffe pesanti hanno scoraggiato anche altri fornitori, come il Messico.

Ospedali, trasporti e scuole ne pagano le conseguenze quotidiane, con ripercussioni drammatiche sulla vita di tutti i giorni.

Negoziati segreti

Nonostante i toni bellicosi, secondo fonti del Guardian tra Washington e L’Avana sono proseguiti contatti e visite di funzionari americani ad aprile.

Gli Stati Uniti chiedono aperture economiche, risarcimenti per le proprietà espropriate dopo la rivoluzione e elezioni libere. Cuba risponde che il proprio sistema socialista non è sul tavolo.

Esperti come Andy Gómez dell’Università di Miami, intervistato da CBS News, leggono nelle sanzioni anche un avvertimento a Russia e Cina, oltre a un segnale sul controllo dei flussi migratori.

Per ora, però, il dialogo sembra bloccato su posizioni distanti.

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