Meta Platforms, la società guidata da Mark Zuckerberg che possiede Facebook, Instagram e WhatsApp, ha lasciato l’iniziativa Re100, un programma internazionale che raccoglie le aziende impegnate ad alimentare le proprie operazioni con energia da fonti rinnovabili. Meta è definita in gergo una hyperscaler, cioè una grossa fornitrice di servizi digitali via cloud computing, e sta investendo somme gigantesche nell’intelligenza artificiale: la spesa prevista per quest’anno è di 145 miliardi di dollari.
Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale poggia principalmente su due cose: su microchip ad alte prestazioni e su impianti energivori chiamati data center. Al momento, infatti, la competizione tra le aziende del settore non si sta giocando tanto sui software, quanto sul possesso delle infrastrutture fisiche che forniscono la capacità di calcolo necessaria a sviluppare modelli sempre più avanzati e a soddisfare le richieste di grandi masse di utenti.
– Per approfondire: Tutti i piani di Meta per finanziare la “super-intelligenza personale” di Zuckerberg
PERCHÉ META PUNTA SUL GAS
Meta ha aderito a Re100 nel 2016 (al tempo si chiamava ancora Facebook), sostenendo che dal 2021 le sue attività globali sarebbero state alimentate interamente da energia rinnovabile. La cosiddetta “corsa all’intelligenza artificiale”, però, ha cambiato tutto, per lei e per le altre Big Tech.
I centri dati per l’intelligenza artificiale, infatti, non hanno bisogno per funzionare solo di grandi quantità di elettricità, ma soprattutto di un afflusso costante e continuo, a ogni ora del giorno e della notte per tutti i giorni della settimana. Al momento gli impianti rinnovabili, come quelli eolici e fotovoltaici, non possono garantire una fornitura di questo tipo per via della variabilità della loro generazione, che dipende dal meteo. Le centrali nucleari e quelle a gas naturale, invece, ne sono in grado.
È per questo che si parla di un “rinascimento nucleare” in atto negli Stati Uniti, dove la domanda di elettricità è tornare a crescere dopo decenni di stagnazione anche grazie ai consumi dei data center. Ma a beneficiare maggiormente della “fame energetica” dell’intelligenza artificiale saranno – perlomeno nel breve-medio termine – gli impianti a gas, che hanno tempi di realizzazione più brevi. Gli Stati Uniti, peraltro, sono i maggiori produttori di gas naturale al mondo.
– Per approfondire: Secondo BlackRock l’intelligenza artificiale andrà a tutto gas
Come ha scritto Recharge, che ha dato per prima la notizia, Meta è uscita dalla Re100 perché sta puntando sulla generazione a gas: a marzo ha raggiunto un accordo con Entergy per la costruzione di sette nuove centrali a gas in Lousiana, che forniranno oltre 5 gigawatt di capacità ad un suo data center.
CERTIFICATI GREEN, GENERAZIONE FOSSILE
In verità, dietro agli impegni green di Meta e di altre società concorrenti c’è sempre stata la generazione fossile. Per anni le aziende del settore tecnologico hanno soddisfatto i loro obiettivi climatici non utilizzando direttamente l’energia rinnovabile – non sempre, almeno -, bensì attraverso l’acquisto di certificati di energia “pulita” in quantità equivalente ai loro consumi. Questi certificati consentono infatti di contabilizzare come “rinnovabile” un consumo energetico che, nella realtà, può essere stato coperto anche dai combustibili fossili.
L’analista dello Ieefa Jonathan Bruegel ha detto a Recharge che Meta, anche dopo aver investito in 5 GW di capacità a gas, “può continuare ad acquistare certificati a copertura di tale consumo, ma la sua impronta carbonica assoluta continua a crescere e diventa sempre più difficile sostenere la pretesa di essere al 100 per cento rinnovabile”.
Bruegel ha aggiunto che il distacco dall’iniziativa Re100 è “strutturale” e che la domanda di elettricità legata all’intelligenza artificiale “sta crescendo più rapidamente dei tempi di costruzione e collegamento degli impianti di generazione pulita. Il gas è purtroppo la tecnologia di generazione più rapida disponibile per colmare il divario” tra domanda e offerta energetica.
NON SOLO META: ANCHE GOOGLE E MICROSOFT PUNTANO SUL GAS
Anche altre società tecnologiche aderenti a Re100 stanno puntando sul gas naturale. Per esempio, il mese scorso Microsoft ha firmato un accordo con Chevron per la realizzazione di una centrale a gas vicino al suo data center in Texas. Similmente, Google sta discutendo con Crusoe Energy – non c’è ancora un accordo formale, però – per costruire un impianto a gas dedicato all’alimentazione di un centro dati sempre in Texas.
Più una Big Tech è dipendente dal gas in termini assoluti, “più diventa difficile sostenere che l’energia sia al 100 per cento rinnovabile”, ha spiegato Bruegel.






