Alla Auto China di Pechino i robot umanoidi, tanto sbandierati fino a pochi mesi fa, restano relegati in angoli poco visibili degli stand: la tecnologia è ancora acerba e costosa, mentre la manodopera umana rimane più conveniente. Gli esperti prevedono che passeranno ancora diversi anni prima che i robot diventino realmente utili per affrontare l’invecchiamento della popolazione cinese e che i costruttori possano produrli in serie sulle loro linee. Per ora rappresentano più una visione futuristica che una realtà industriale matura.
I vertici dei grandi gruppi tedeschi mostrano un forte legame con i partner cinesi: BMW, Mercedes e Volkswagen hanno presenziato in massa alla fiera, con amministratori delegati che hanno accompagnato personalmente i loro omologhi cinesi da uno stand all’altro. Tutti stanno rafforzando le proprie strutture di sviluppo in Cina, ma con strategie diverse: Volkswagen vuole trasformare il Paese in hub di esportazione per mercati emergenti dividendolo in due sfere tecnologiche, mentre BMW e Mercedes puntano ancora su auto globali con adattamenti locali.
Il mercato cinese delle auto, dopo anni di crescita, dovrebbe stagnare nel 2026 a causa della fine delle agevolazioni fiscali e della debole domanda, costringendo i costruttori, a partire da Volkswagen, a ridurre le capacità produttive di mezzo milione di veicoli. Nel lungo termine si prevede una forte consolidazione: su oltre 100 marchi oggi presenti ne resteranno solo 15-20, con la chiusura o l’acquisizione di quelli non redditizi. I prezzi continuano a scendere del 15% e i costruttori cinesi attaccano con decisione anche il segmento premium.
Robot umanoidi ancora marginali
«I robot umanoidi non sono i protagonisti dell’Auto China, ma sono piuttosto relegati negli angoli più bui. […] La tecnologia robotica è ancora agli albori. Non ci sono ancora vantaggi in termini di costi; al contrario, per il momento la manodopera umana è più conveniente.»
Legami stretti tra top manager tedeschi e cinesi
«Venerdì pomeriggio, il CEO della BMW Oliver Zipse ha attraversato la fiera in mezzo a una fitta folla di persone e sembrava godersi il clamore suscitato dalla pop star. Le fotocamere dei cellulari, però, erano puntate meno sul dirigente di Monaco che sul suo accompagnatore: il presidente del gruppo automobilistico cinese Great Wall, Wie Jianjun.»
Strategia VW di divisione del mondo
«Il capo della Volkswagen Oliver Blume ha illustrato a Pechino la sua strategia per la Cina. Ora afferma che la Cina dovrà diventare un polo di esportazione per il Sud-Est asiatico, il Sudamerica e il Sudafrica. […] “Abbiamo volutamente suddiviso il mondo in due sfere”.»
Design più sobrio e meno “urlante”
«Design appariscente, attenzione al karaoke e LED lampeggianti: questi effetti non sono più al centro dell’attenzione. È vero, i modelli cinesi spesso offrono ancora qualche espediente in più, come le luci animate sulla griglia del radiatore. Tuttavia, quasi tutti i marchi si presentano come prodotti seri.»
Consolidamento del mercato e calo dei prezzi
«Il mercato automobilistico cinese dovrebbe registrare una stagnazione nel 2026, per la prima volta dopo anni. […] “Delle oltre 100 marche attualmente presenti sul mercato cinese, se ne resteranno probabilmente solo tra le 15 e le 20”.»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







