Caro direttore,
sono rimasto disgustato dal triste e triviale attacco di Donald Trump a Leone XIV. Attacco che ha assunto persino toni ridicoli quando J.D. Vance ha preteso di impartire lezioni di teologia morale al Pontefice. Tuttavia, un problema c’è. Per il pacifismo cattolico la guerra è il “male assoluto”. Il guaio è che questo male assoluto non sembra sradicabile dalla storia umana. E la Chiesa, diversamente da molti suoi fedeli, ne è pienamente consapevole. Infatti, nella Costituzione pastorale “Gaudium et Spes” del Concilio Vaticano II, promulgata da Paolo VI il 7 dicembre 1965, si può leggere:
“La guerra non è purtroppo estirpata dalla umana condizione. E fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un’autorità internazional
Ora, la dottrina del “bellum iustum” affonda le sue radici nel pensiero di Sant’Agostino (354-430): “[…] La pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace! Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi” (“Epistola al generale Bonifacio” n.189, Punto 6).
E ancora:
“Come chiamare una guerra fatta contro popoli inoffensivi, per desiderio di nuocere, per sete di potere, per ingrandire un impero, per ottenere ricchezze e acquistare gloria, se non un brigantaggio in grande stile? […] Per i malvagi, fare la guerra è una fortuna; per i buoni, tuttavia, la guerra è una necessità. […] I Romani hanno potuto conquistare un impero così grande combattendo guerre giuste, non empie, non inique.” (“De civitate Dei”, Libro IV, cap.6).
San Tommaso (1225-1274) riprende e sviluppa questa teoria nella “Summa Theologiae”. Alla domanda se fare la guerra sia sempre peccato (“utrum bellare sit sempre peccatum”), risponde che la guerra è sempre giusta se ripara un’ingiustizia (“Quaestio” n.40).
Infine: “Vim vi repellere licet” (È lecito respingere la violenza con la violenza), è un principio presente già nel Digesto di Giustiniano (533). E’ accettato da ogni ordinamento giuridico e da ogni dottrina morale. Con una sua interpretazione perfino estensiva, è stato accolto anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica, voluto nel 1992 da Giovanni Paolo II come espressione del magistero conciliare.
“Opus iustitiae, pax” (Isaia 32,17) era il suo motto episcopale. E, poiché la pace può nascere solo dalla giustizia, Papa Wojtyla arriverà a dire che “ci sono casi in cui la lotta armata è un male inevitabile a cui, in circostanze tragiche, non possono sottrarsi neanche i cristiani” (Omelia sulla Heldenplatz di Vienna, 10 settembre 1983).
Grazie per l’attenzione.







