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Un oceano di litio al Salton Sea: opportunità o nuova ferita per la California?

Il Salton Sea in California nasconde un’enorme riserva di litio preziosa per le batterie. Ma l’estrazione rischia di aggravare il disastro ambientale già in atto nell’Imperial Valley, tra scetticismo dei residenti e promesse non mantenute del passato. L'articolo del New York Times.

Sotto le acque del Salton Sea, in California, si nasconde un tesoro che vale mezzo trilione di dollari: litio, il metallo essenziale per batterie ricaricabili, auto elettriche, smartphone e reti energetiche rinnovabili.
Come sottolinea il New York Times, che al tema dedica un approfondimento, il governatore Gavin Newsom lo ha definito “l’Arabia Saudita del litio”, e molti vedono in questo “oro bianco” la possibilità di portare posti di lavoro, entrate fiscali e rinascita economica in una delle zone più povere degli Stati Uniti.
Ma non tutti esultano. Il lago è già un disastro ambientale in piena regola: si sta restringendo, sputa polvere carica di pesticidi e tossine, e l’estrazione del litio rischia di peggiorare la situazione con un consumo massiccio di acqua dolce e nuovi inquinamenti. Tra cause legali, scetticismo dei residenti e promesse non mantenute del passato, la cosiddetta “Lithium Valley” è diventata un terreno di scontro tra sogni di futuro verde e paure di contaminazioni.

Il tesoro nascosto e la corsa all’oro bianco

Nel cuore del deserto della California meridionale, sotto il Salton Sea, giace una delle più grandi riserve di litio al mondo. Gli scienziati lo sapevano da tempo, ma solo con l’esplosione delle auto elettriche, dei laptop e delle energie rinnovabili il metallo è diventato prezioso.
Gli Stati Uniti producono litio solo in una miniera attiva nel Nevada e importano quasi tutto dal Sudamerica, dall’Australia e dalla Cina: una dipendenza che Washington considera un rischio per la sicurezza nazionale.
Qui, invece, tre aziende stanno cercando di estrarre il metallo dalla salamoia calda e ricca di minerali che si trova nelle profondità del lago. Se riusciranno a passare alla fase commerciale, il litio potrebbe diventare il motore economico più importante dell’Imperial Valley da decenni.
Un rapporto della RAND Corporation parla di mille posti di lavoro nella costruzione e settecento permanenti nelle operazioni, con un effetto moltiplicatore che creerebbe altri duemila impieghi indiretti nel commercio, nell’edilizia e nei servizi.

Le ferite ambientali già aperte del Salton Sea

Il Salton Sea non è un paradiso incontaminato da violare: è già una catastrofe ecologica. Il lago si sta restringendo rapidamente e, man mano che il fondale emerge, solleva nuvole di polvere carica di pesticidi, DDT e arsenico.
Imperial County, con i suoi 182.000 abitanti, paga un prezzo altissimo: le comunità più vicine al lago registrano elevati tassi di asma e di malattie cardiovascolari rispetto al resto della California. L’aria a volte puzza di pesci morti portati dal vento del lago.
Estrarre litio con la tecnologia della “direct lithium extraction” (DLE) richiede grandi quantità di acqua dolce – secondo alcuni critici addirittura il doppio rispetto alle miniere tradizionali – e questo potrebbe accelerare il ritiro del lago, peggiorando la polvere tossica. Non è un timore astratto: chi vive qui sa già cosa significa respirare quel veleno ogni giorno.

La voce dei residenti: scetticismo e stanchezza

Molti abitanti dell’Imperial Valley non stanno brindando all’arrivo del litio. Michael Luellen, sindaco di Calipatria, una cittadina di 6.500 anime famosa per il suo carcere di stato, gira per le strade sterrate del suo paese e mostra palazzi abbandonati da oltre dieci anni e l’assenza di marciapiedi che il comune non può permettersi.
Le industrie geotermiche e solari degli anni Ottanta e successivi avevano garantito rinascita, ma il centro storico è rimasto vuoto e l’unico supermercato ha riaperto solo di recente.
Jazmin Rodriguez, 24 anni, si alza prima dell’alba da sei anni per raccogliere carote, broccoli e cavoli nei campi. Tornando a casa con le scarpe piene di fango, racconta: “Ci ammaliamo, ma non c’è altro lavoro. Qui non c’è niente di più”.
La sensazione diffusa è che i guadagni del litio finiranno altrove, mentre la polvere e i problemi rimarranno qui.

Dalla Colorado Desert all’Imperial Valley dimenticata

Fino all’inizio del Novecento questa era solo parte del vasto deserto del Colorado: temperature oltre i 43 gradi, tre pollici di pioggia all’anno, dune e cactus.
Una società di sviluppo la ribattezzò “Imperial Valley” per renderla attraente e costruì un canale dal fiume Colorado. Il suolo, arricchito dalle inondazioni millenarie, divenne fertile. Con 300 giorni di sole all’anno, la zona si trasformò nel principale produttore invernale di verdure degli Stati Uniti.
Ma il boom agricolo non ha portato benessere duraturo. Oggi l’infrastruttura è fatiscente, i lavori ben pagati scarseggiano e i genitori dicono ai figli “sal si puedes” – vattene se puoi.
La contea è rimasta indietro rispetto al resto della California, con ponti da riparare, sistemi fognari obsoleti e un’economia che gira quasi solo intorno all’agricoltura stagionale.

La  “Lithium Valley” e le opportunità economiche

Ufficialmente la regione sta cercando di rifarsi il look: da Imperial Valley a Lithium Valley. Il governatore Newsom e le autorità locali sperano che il litio porti finalmente i soldi necessari per rimettere in piedi strade, scuole e servizi.
Nel 2022 la legislatura californiana ha approvato una tassa su ogni libbra di litio estratto: l’80% del gettito resterà nella contea per le comunità locali, il 20% andrà allo Stato per il recupero del Salton Sea. Ryan Kelley, supervisore della contea, è esasperato dai ritardi: “Non stiamo vivendo il sogno californiano. Abbiamo bisogno di questi soldi ora”.
Le aziende promettono che il progetto sarà un “hub di energia pulita”, ma alcuni osservatori, come il professor James J. A. Blair della Cal Poly Pomona, temono che sia solo un cavallo di Troia per altri insediamenti industriali pesanti: centri di rottamazione auto, riciclaggio e persino un data center da quasi un milione di piedi quadrati già in discussione.

La tecnologia DLE tra promesse e dubbi

La direct lithium extraction è presentata come una soluzione più pulita rispetto alle miniere tradizionali a roccia dura: si pompa la salamoia in superficie e si estrae il litio senza scavare enormi crateri. Ma non è ancora stata testata su scala industriale.
Gli oppositori sostengono che consumi molta più acqua dolce del dichiarato e che, in una zona già assetata, questo potrebbe aggravare la crisi del lago. Le associazioni ambientaliste non sono contrarie al litio in sé – “vogliamo che sia fatto bene”, dice Jared Naimark di Earthworks – ma chiedono che gli impatti siano valutati davvero.
Nel 2024 due organizzazioni non profit hanno fatto causa alla contea per l’approvazione dell’analisi ambientale di una delle aziende, Controlled Thermal Resources. Il giudice ha respinto il ricorso, ma l’appello è in corso.

Le risposte delle aziende e la voglia di un “win”

Rod Colwell, amministratore delegato di Controlled Thermal Resources, prevede di iniziare l’estrazione commerciale entro il 2028 e respinge le critiche: “Il giudice ha detto che abbiamo rispettato la legge alla lettera. La Valley ha bisogno di una vittoria, andiamo avanti”.
Anche lui sottolinea i meccanismi di tutela previsti dalla tassa statale. Intanto la contea sta scrivendo un piano per gestire l’industria del litio, ma include anche altre attività che potrebbero portare nuovi carichi ambientali senza creare posti di lavoro proporzionati.
Il dibattito è aperto: da una parte la speranza di chi ha visto troppi sogni svanire, dall’altra la frustrazione di chi non vuole più aspettare mentre il resto della California corre verso il futuro elettrico. Il Salton Sea, con le sue acque che si ritirano e la sua polvere tossica, resta lì a ricordare che ogni “oro bianco” ha un prezzo, e che stavolta chi vive sul posto pretende di non pagarlo tutto da solo.
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