Mentre in Italia si discute se estendere l’It-wallet anche ai minorenni e senza autorizzazione dei genitori attraverso un emendamento del governo al decreto Pnrr e si studia la possibilità di renderlo realmente utile con la digitalizzazione di nuovi documenti (come titoli di studio, certificati di frequenza scolastica, attestazioni di residenza, certificazioni Isee, iscrizioni alle liste elettorali e tessere elettorali), in Irlanda un sistema simile potrebbe schermare gli internauti che non hanno raggiunto la maggiore età da contenuti vietati, come i siti porno ed eventualmente i social, dal momento che lo Stato nordeuropeo, assieme alla Spagna, è tra i Paesi del Vecchio continente che intende porre in essere norme restrittive in tal senso.
IL CONTROLLO ANAGRAFICO ATTRAVERSO PORTAFOGLI DIGITALI
Secondo il dicastero di Frank Feighan che sta digitalizzando la pubblica amministrazione del Paese il sistema, attualmente in fase embrionale, una volta finalizzato, “Sarà in grado di facilitare la verifica sicura dell’età, come previsto da Digital Ireland, e l’attuazione del Codice di sicurezza online, in base al quale le piattaforme designate devono adottare misure di verifica dell’età per contribuire a proteggere, in particolare, i bambini e i giovani dai pericoli online”.
NEL MIRINO SOCIAL E PORNO
Il progetto, oggetto attualmente di una fase di consultazione pubblica sul sito gov.ie/DigitalWallet, anzitutto risponde alle richieste europee che premono affinché gli Stati si dotino di un Wallet virtuale entro la fine dell’anno ed è in fase pilota durante la quale dovrà dimostrare la propria efficacia, la facilità d’uso per i cittadini e ovviamente la sicurezza nello stoccaggio delle informazioni contenute. Resta tuttavia da chiarire se e a che livello richiederà comunque la collaborazione delle piattaforme (social e porno).
Invece, dovrebbe essere pacifica la sua compatibilità con le norme a tutela della privacy: nel momento in cui si tenta di accedere a un sito vietato agli under 16 l’app del governo dovrebbe inviare solo una conferma “sì/no” alla piattaforma sulla base delle informazioni contenute nei documenti d’identità senza alcun soggetto terzo coinvolto e senza alcuna condivisione superflua di dati sensibili.
I DUBBI SUL TAPPETO
Naturalmente starà poi al governo sciogliere i dubbi residui e dimostrare che non resta traccia in nessun database della cronologia dei siti visitati. Si tratta di una soluzione che rende il governo irlandese parte in causa del processo che mira a blindare talune piattaforme agli utenti più piccoli.
In Italia si è recentemente tentato di fare l’opposto, lasciando le piattaforme libere di trovare il modo in cui verificare la maggiore età a patto che i sistemi soddisfacessero determinati requisiti di privacy e sicurezza ma, come già raccontato a più riprese, al momento l’Agcom (autorità cui è stato demandato il difficile compito del rispetto delle nuove norme) sembra essere stata ignorata dalla maggior parte dei siti porno, ancora perfettamente “in chiaro”, ovvero raggiungibili attraverso la classica autocertificazione da spuntare con la casellina 18+.






