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Stablecoin, cosa c’è nel pianto anti-americano di Italia e Germania

Un documento redatto da Italia e Germania propone una normativa sulle stablecoin che potrebbe escludere dall'Unione europea le principali monete - e società - americane. Una mossa non solo finanziaria, ma geopolitica. Tutti i dettagli.

L’Italia e la Germania hanno proposto la creazione di un quadro normativo a livello europeo sulle stablecoin – ossia le valute digitali dal valore stabile, solitamente agganciato a quello del dollaro statunitense o di un’altra moneta fiat – che potrebbe portare all’esclusione degli operatori stranieri, principalmente statunitensi.

La proposta italo-tedesca è contenuta in un joint discussion paper visionato da Euronews. Prevede, in sostanza, l’esclusione dal mercato europeo delle società emettitrici di stablecoin estere qualora le normative dei loro paesi di origine non siano equivalenti a quelle dell’Unione europea. La proposta si prefigge di tutelare “la stabilità e la sovranità” dell’Unione europea: non si tratta dunque di una manovra squisitamente finanziaria, ma anche geopolitica.

GEOPOLITICA DELLE STABLECOIN

Ad oggi, le stablecoin più popolari sono quelle basate sul dollaro statunitense, come Usdt di Tether. Il think tank Atlantic Council ha scritto che “le stablecoin sono diventate l’ultima manifestazione della competizione geopolitica”: gli Stati Uniti pensano infatti che la diffusione di queste monete digitali rafforzerà lo status del dollaro come valuta di riserva globale, amplierà l’utilizzo del dollaro nell’economia e stimolerà la domanda di buoni del Tesoro statunitense (i cosiddetti Treasury). Per gli altri paesi, quindi, esiste il rischio che questa sorta di “dollarizzazione digitale” possa tradursi in una perdita di sovranità monetaria.

– Leggi anche: Le stablecoin basate sul dollaro sono l’ultima arma geopolitica degli Usa

COSA PREVEDE LA PROPOSTA DI ITALIA E GERMANIA

Il punto centrale della proposta normativa di Italia e Germania riguarda le cosiddette multi-issuer stablecoin, ovvero le valute digitali che vengono emesse contemporaneamente in più paesi, ripartendo le riserve tra le varie giurisdizioni.

Roma e Berlino vogliono prevenire un rischio specifico: cioè che, nel caso in tutti i detentori europei di queste stablecoin “transfrontaliere” chiedessero di venire rimborsati allo stesso momento, la quota di riserve detenuta nell’Unione europea non sia sufficiente a soddisfare le loro richieste. Il problema non è l’assenza di fondi, ma la loro collocazione: dato che una parte delle riserve è custodita all’estero, potrebbe essere soggetta a norme diverse che potrebbero rallentarne il trasferimento in Europa, o addirittura impedirlo.

– Leggi anche: Cosa rischia l’Ue con le stablecoin di Trump secondo Bce, Bankitalia e Consob

IL KILL SWITCH

Per prevenire uno scenario del genere, Italia e Germania vogliono introdurre un obbligo legale per il trasferimento istantaneo nell’Unione europea dei fondi detenuti all’estero: più precisamente, nel documento viene scritto che le riserve delle multi-issuer stablecoin “possono essere riallocate e mobilitate efficacemente da oltreconfine verso l’Unione senza ostacoli giuridici o operativi in caso di carenze di liquidità localizzate, anche in periodi di crisi o di tensione finanziaria”.

In caso contrario, l’Autorità bancaria europea (Eba) verrà dotata di un kill switch: potrà, cioè, vietare le stablecoin che non soddisfano questi requisiti.

– Leggi anche: Criptovalute, cosa dicono le autorità finanziarie Ue e la Banca d’Inghilterra

UN ATTACCO ALLE STABLECOIN AMERICANE?

La proposta italo-tedesca è di fatto un attacco alle società statunitensi di stablecoin, che dominano il mercato. Dato che il contesto normativo negli Stati Uniti è diverso da quello dell’Unione europea, se il documento redatto dai due paesi dovesse venire accolto da Bruxelles, le stablecoin americane potrebbero non avere più accesso al mercato europeo.

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