(Le Figaro, Christophe Gomart, 02 aprile 2026)
Il netto cambio di priorità a Bruxelles rappresenta una buona notizia: mentre il Green Deal era il mantra della precedente legislatura (2019-2024), la moltiplicazione dei conflitti mondiali e il ritorno aggressivo del protezionismo americano hanno collocato difesa e competitività al vertice dell’agenda della Commissione europea, dimostrando che l’obiettivo di emissioni zero entro il 2050 non può essere perseguito senza prima garantire la pace e preservare la crescita economica del continente.
Il conflitto ucraino ha già prodotto emissioni di CO₂ equivalenti a quelle generate annualmente da 120 milioni di automobili termiche (circa 230 milioni di tonnellate), mentre il rapporto Draghi sulla competitività ha suonato un campanello d’allarme: l’Europa, imponendosi unilateralmente standard ambientali eccessivamente rigidi, non fa altro che rafforzare i propri concorrenti e rischiare una pericolosa deindustrializzazione.
L’azione ambientale non va abbandonata, ma deve essere radicalmente ripensata nel suo approccio operativo, oggi incentrato su obblighi di rendicontazione e sanzioni economiche, per adattarsi alle dure realtà geopolitiche: tra la fine del mese, la fine della pace e la fine del mondo, l’Unione non deve scegliere, bensì creare sinergie concrete in tre ambiti fondamentali.
Cambio di priorità a Bruxelles
«Il cambiamento a Bruxelles è netto ed è una buona notizia. Mentre il “Green Deal” era la parola d’ordine della precedente legislatura (2019-2024), la moltiplicazione dei conflitti mondiali e il grande ritorno del protezionismo americano hanno spinto difesa e competitività al vertice delle priorità della Commissione europea.»
Impossibilità di decarbonizzare senza pace e crescita
«Dal 2022 una dura realtà sembra essersi ricordata agli europei: l’obiettivo “zero emissioni” entro il 2050 non può essere raggiunto senza garantire la pace e salvare la crescita. […] L’esempio del fronte ucraino ci dimostra infatti che tutti gli sforzi dell’Unione per rendere più verde la propria economia non peseranno molto in caso di conflitto armato generalizzato.»
Necessità di un nuovo approccio
«L’azione ambientale deve per questo essere dimenticata? Ovviamente no. Ma bisogna ripensare interamente il suo modo di operare, oggi incentrato sul reporting e sulle sanzioni economiche, di fronte alle realtà geopolitiche. […] L’ecologia deve quindi iscriversi in una logica di potenza e di realismo. Per questo deve smettere di essere un dogma per diventare una leva strategica al servizio della prosperità e della sicurezza del continente.»
Riconoscimento strategico del nucleare
«Sono state necessarie due guerre, e le premesse di un nuovo shock petrolifero mondiale con la chiusura dello stretto di Ormuz, perché la Commissione riconoscesse finalmente il proprio errore di giudizio sulla questione del nucleare, oggi l’unica energia locale, a basse emissioni di carbonio, pilotabile e con un reale potenziale di crescita disponibile in Europa.»
Preferenza europea e sovranità industriale
«Nel campo economico, l’azione ambientale può essere un potente argomento per promuovere la concezione, la produzione e il consumo locali tramite l’introduzione di una preferenza europea negli appalti pubblici (16% del Pil comunitario). […] Come possiamo sostenere una reale ambizione climatica se continuiamo a sostenere implicitamente ogni giorno, con i nostri acquisti, i più grandi inquinatori del pianeta?»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







