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Claudia Conte, Piantedosi e le meraviglie del giornalismo

Che cosa si dice e che cosa non si dice sull'intervista rilasciata da Claudia Conte su Piantedosi. La lettera di Walsingham

Caro direttore,

come al solito, mentre prendevo un cappuccino al bar, ho prima fatto la rassegna dei quotidiani che il mio barista gentilmente mi fa trovare a un lato del bancone – del resto chi li compra più ormai i quotidiani, se non i bar e i parrucchieri? – e poi sono andato a vedere di che si stesse parlando su Twitter, pardon, X. E lì sono inciampato in un post dei tuoi, al solito sibillinamente asettico.

So benissimo, perché ti leggo da troppi anni ormai, a cosa alludi. Tu anziché ficcanasare, come fanno molti tuoi colleghi ingrifati da questa nuova storia di lenzuola, nel rapporto tra la 34enne Claudia Conte e il 62enne ministro Matteo Piantedosi, preferisci fossilizzarti su questa presunta domanda telefonata.

E magari – questa volta ho l’ardire e la supponenza persino di prevenirti – a breve scriverai qualche tweet su chi sia questo podcaster. Ti semplifico il lavoro, riprendendo da Open di Enrico Mentana, quel giornale che doveva rivoluzionare il giornalismo con approfondimenti e inchieste, ma si occupa di codesti temi non proprio di altissimo livello:

Gaetani non conduce solo quel podcast ma è anche una delle voci di Radio Atreju, presenza fissa all’iniziativa del partito della premier Giorgia Meloni. Salentino, classe 2001, è laureato in Scienze Politiche (con una tesi sulla campagna elettorale di Donald Trump). Oltre alla passione del podcasting ha un ruolo attivo nella comunicazione social di FdI. A Newzgen spiega che proprio Radio Atreju è nata «per innovare la comunicazione politica, rendendo i messaggi e le battaglie del partito più fruibili e divertenti». Leader leccese di Gioventù nazionale, dopo aver lavorato al ministero della Salute, per il sottosegretario Marcello Gemmato, è tra i più seguiti tra i giovani (e non) di Fratelli d’Italia.

Ora, prima di iniziare a tirargli sassate mediatiche (come quelle di Sassate, che tanto si è capito da quali ambienti politici e ministeriali arrivano…) perché tiene il medesimo piede in due scarpe, la politica e il giornalismo, ti elenco qualche nome: Gianfranco Fini, Giorgia Meloni, Maurizio Gasparri, Matteo Salvini, Antonio Tajani, Giorgio Mulè, l’onnipresente e sempre sulla cresta dell’onda Italo Bocchino (e potrei continuare infilandoci mezza Forza Italia)… sai cos’hanno in comune? Sono tutti giornalisti, esattamente come te, ma a differenza tua hanno pure fatto politica, trasformando il loro mestiere in un’altra branca della comunicazione.

Il mondo del giornalismo è cambiato, si è fatto incerto, si è fatto precario (almeno così dice il vostro ordine, visto il recente sciopero). Vuoi davvero prendertela con un giovane che, in cerca della sua strada, altro non fa che seguire le orme dei più vecchi, arrabattandosi qui e là, su e giù?

Peraltro, ti faccio sommessamente notare, i più vecchi tra i politici imprestati al giornalismo e viceversa entravano in giornaloni; questi ragazzi, venendo esclusi dal mondo del giornalismo tradizionale, in rapida putrefazione, si devono inventare nuovi mestieri: i podcaster. Vivaddio che hanno inventiva, andiamo! Riconosciamogliela. Non stiamo sempre a puntare quel ditino inquisitore.

E chissenefrega, perdona il tono, se quella domanda sulla relazione sentimentale di Claudia Conte – che onestamente, guardati quel video, ha imbarazzato più Gaetani della sua ospite – con Matteo Piantedosi le sia stata telefonata dalla stessa Conte.

Ma direttore, proprio tu che hai solcato una ventina di redazioni in una dozzina di testate giornalistiche non puoi meravigliarti: vuoi raccontare come nascono i retroscena di palazzo? Giorni fa ho pure letto su X uno scandalizzato Augusto Minzolini per alcuni virgolettati anonimi in non so quale pezzo di non so quale quotidiano: incredibile, eppure Minzolini è diventato Minzolini proprio per gli anni in cui ha scritto pezzi con dozzine di virgolettati anonimi.

E vogliamo parlare delle interviste? Concordate, telefonate, spesso con domande scritte come i formulari da compilare della pubblica amministrazione. E ci vogliamo scandalizzare se un giovane non perde l’occasione di fare una domanda che la Conte ha voluto le venisse posta?

Oggi staremmo a parlare di quell’intervista sul disagio giovanile e sulla crisi nelle periferie se Conte non avesse detto di essere la fidanzata di Piantedosi (terremotando il governo, leggo sempre in rassegna)?

Onestamente, se Gaetani si fosse fatto sfuggire quell’occasione, io oggi nemmeno saprei chi è Claudia Conte: fai te che ho pure controllato se fosse parente di Giuseppe, di Antonio o di Paolo. Anzi, sarò sincero: continuerei anche a ignorare chi sia Gaetani.

Perché Conte abbia chiesto che le venisse posta una simile domanda sono fatti suoi e, al più, di Piantedosi dato che gli rende ballerina una poltrona da tempo ambita da Salvini. Noi però non dimentichiamoci una cosa che tu stesso avevi evidenziato tempo fa e che mi aveva spinto a scriverti un’altra letterina:

Accordi che un tempo avrebbero richiesto la sensibilità di essere mercanteggiati nell’ombra delle “segrete stanze” oggi avvengono alla luce del sole.

Dovremmo davvero mettere in croce, visto il periodo pasquale, un povero giovanotto per una domanda telefonata?

A proposito di Pasque, Pasquette e religioni assortite, voglio bacchettare i bacchettoni: vivaddio che questa nuova destra si separi, divorzi e si rifidanzi tenendosi ben lontana dallo stereotipo bigotto che la vorrebbe fedele ai canoni della famiglia tradizionale. Vent’anni di berlusconismo sono forse serviti a qualcosa, ma a voler essere pignoli già ai tempi c’era chi, nei governi del Cavaliere, vantava storie e storielle più turbolenti di quelle di Arcore e dintorni.

Tuo,

Francis Walsingham

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