Non c’è solo il primo ministro Pedro Sánchez a costituire il proverbiale e fastidioso sassolino nelle scarpe (già fuori misura per le ben note vicende emerse nell’ultimo periodo) dell’amministrazione Trump vietando i cieli spagnoli all’aviazione americana impegnata nella guerra in Iran, ritenuta “illegale”. Anche il governo italiano, reduce dal mini-rimpasto e dalla sconfitta referendaria pare intenzionato a porsi in prima linea mostrando muscoli e denti all’alleato americano, con il ministro della Difesa che ha negato l’uso di una base (nemmeno una qualunque, Sigonella, nome dall’alto valore storico) a bombardieri a stelle e strisce che chiedevano l’autorizzazione all’atterraggio in Sicilia. Notizia subito brandita dalla propaganda iraniana e che squassa per ovvie ragioni la base qui a casa nostra.
Italy denied permission for US military aircraft to land at the Sigonella air base in Sicily before flying on to the Middle East, Reuters reported on Tuesday, citing a source close to the matter.
— Iran International English (@IranIntl_En) March 31, 2026
Anche se in tarda mattinata il ministro della Difesa, Guido Crosetto, precisa: “Non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”.
DOPO IL REFERENDUM IL GOVERNO MUTA LA POLITICA ESTERA?
Si tratta del secondo intervento inatteso nel giro di poche ore: il primo, ovviamente, riguarda l’intromissione di Roma nell’incidente diplomatico tra Israele e Vaticano dopo che nel corso della Domenica delle palme la polizia dello Stato ebraico ha impedito al Patriarca di Gerusalemme, il cardinale italiano Pierbattista Pizzaballa, di celebrare il rito nei luoghi sacri del Santo Sepolcro, adducendo motivi di sicurezza che hanno portato il governo di Benjamin Netanyahu a vìetare gli assembramenti di oltre 50 persone in qualsiasi luogo, pubblico o privato. Il fatto che nel caso di specie si trattasse di due sole persone (secondo alcune fonti, quattro), ricomprendenti le autorità più alte della Chiesa cattolica in Medio Oriente, ha trasformato il diniego in un caso di Stato, col governo italiano che s’è sentito pienamente coinvolto nella questione.
Esprimo la mia piena e convinta solidarietà al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro.
Quanto accaduto a Gerusalemme è grave e profondamente…
— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) March 29, 2026
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Il Santo Sepolcro di Gerusalemme è luogo sacro della cristianità. Impedirne l’ingresso al Patriarca di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa, peraltro in una solennità centrale per la fede qual è la Domenica delle Palme, costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Nella medesima giornata è arrivata anche una nota molto dura della Farnesina tenuta dal leader di Forza Italia Antonio Tajani che oltre a convocare l’ambasciatore israeliano ha scritto: “Voglio esprimere la mia più sentita solidarietà al Patriarca di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, capo della Chiesa Cattolica in Terra Santa, e al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo. È inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Per la prima volta, la polizia israeliana ha negato ai vertici della Chiesa Cattolica la possibilità di celebrare la Messa della domenica delle Palme in uno dei luoghi più sacri per milioni di fedeli nel mondo. Ho dato immediate istruzioni al nostro ambasciatore in Israele di esprimere alle autorità di Tel Aviv la protesta del governo e confermare la posizione italiana a tutela, sempre ed in ogni circostanza, della libertà di religione”.
UNA NUOVA BUSSOLA NELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI?
Mentre Matteo Salvini, che pur di non parlare dei ritardi ferroviari solitamente commenta qualsiasi cosa, stranamente taceva, Meloni e Tajani correvano a riposizionare il governo nei riguardi di un alleato, Tel Aviv, che hanno tenuto stretto anche nel periodo più buio dei bombardamenti nella Striscia di Gaza, che peraltro non si sono mai interrotti. Ancora nell’intervista concessa a Fedez la presidente del Consiglio si era limitata a ripetere che Israele abbia “ecceduto nella risposta”, tagliando corto sulla crisi umanitaria palestinese denunciata da più Paesi, dall’Onu nonché dal tribunale penale internazionale dell’Aja (che dal novembre 2024 ha emesso i mandati d’arresto per crimini di guerra e contro l’umanità nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della difesa israeliano Yoav Gallant, con Salvini che ha già detto in più occasioni che in caso di visita dei politici indagati non si procederà all’arresto, nonostante Roma al contrario di Tel Aviv riconosca la giurisdizione sovrannazionale della Corte Penale Internazionale).
Questo è stato il primo segnale. Aver lasciato che alla stampa arrivasse la decisione (a quanto pare risalente a diverse sere fa, ma comunicata ai media oggi) di aver negato Sigonella agli alleati americani che si sono tuffati a capofitto in una guerra voluta proprio da Israele costituisce, nel giro di poche ore, il secondo tentativo di distanziarsi da Tel Aviv e, di carambola, anche da Washington. Un riposizionamento auspicato dalle opposizioni, ma che manda in tilt gli osservatori, i giornalisti e gli intellettuali di destra, più o meno vicini, più o meno simpatizzanti, rispetto all’esecutivo.
Piccolo pro memoria:
1) ciò che accade nel Golfo non dipende da noi
2) dire che "#Trump è brutto e cattivo" non modifica gli eventi di cui sopra
3) far sapere al mondo di non aver concesso #Sigonella contribuisce a deteriorare il nostro rapporto con Washington
4) imitare #Sanchez…— Fabio Dragoni (@fdragoni) March 31, 2026
Scrive per esempio Fabio Dragoni, firma di punta di Libero e già a La Verità) su X: “Far sapere al mondo di non aver concesso Sigonella contribuisce a deteriorare il nostro rapporto con Washington, imitare Sanchez non fa guadagnare un voto che uno… caso mai ne fa perdere, quando la situazione nel Golfo si stabilizzerà (e non dipende da noi) succederà che si siederanno intorno ad un tavolo USA, Cina, Israele, Russia e le monarchie del Golfo. Nessuno sarà nostro amico visto che ci abbiamo tenuto a fare sapere che Trump ci sta sulle palle” e poi, con riferimento all’incidente diplomatico della Domenica delle Palme: “lo capiva anche un bambino che la Città Santa era chiusa per motivi di sicurezza per tutte le confessioni (cristiani, ebrei e musulmani). Ed aver assecondato la narrazione di #netanyahu che perseguita i cristiani mentre in Nigeria massacrano i cristiani è una pessima mossa. Credo che serva una bussola”. Per poi aggiungere, in un altro intervento “si sta perdendo lucidità”.
Si sta perdendo lucidità https://t.co/nRhTd0jdMT
— Fabio Dragoni (@fdragoni) March 31, 2026
Assai critico pure Federico Punzi, direttore editoriale di Atlantico (una sezione della Zuppa di Porro). giornalista di Radio Radicale e firma del quotidiano IlTempo diretto da Daniele Capezzone, che su X si sfoga: “Negata Sigonella. Ci siamo, Meloni “in zona Sanchez”. In merito alla vicenda Pizzaballa nelle ultime ore Punzi aveva già punzecchiato l’esecutivo: ” i toni particolarmente astiosi nei confronti di Israele, l’omissione del fatto – fondamentale per una corretta contestualizzazione – che le restrizioni per motivi di sicurezza riguardano i siti sacri di tutte le religioni, e i riferimenti espliciti alla libertà religiosa, come se in Israele non fosse garantita, hanno avuto l’effetto di inquadrare falsamente il diniego di accesso a Pizzaballa come una prova della persecuzione dei cristiani da parte di Israele”. Quindi aveva preconizzato: “Al di là del caso Pizzaballa, vediamo il rischio, nei prossimi mesi, di un progressivo e ulteriore distanziamento del governo Meloni da Trump e Netanyahu nel tentativo di recuperare qualche voto. Ma questo non farà che offrire benzina alla narrazione anti-trumpiana e anti-israeliana della sinistra, mentre non c’è nulla che il centrodestra possa fare per scrollarsi di dosso l’accusa di essere “servo” degli Usa e di Israele, essendo essa strumentale tanto quanto l’accusa di fascismo”.
Tra le voci particolarmente critiche anche quella di Luigi Curini, professore della Statale di Milano, molto apprezzato in ambienti di centrodestra ed editorialista del quotidiano Il Tempo.
"Non seguire l'agenda dettata da altri, porta alla sconfitta politica!". E questi cosa fanno? Seguono l'agenda dettata da altri. Con una destra così, che serve la sinistra? Mah https://t.co/mPwHc5q3P1
— LuigiC (@Curini) March 31, 2026
Il medesimo imbarazzo per questa clamorosa inversione a “U” si riflette anche sulle testate di destra. Il Giornale per esempio preferisce aprire sulla vicenda Salis e tenere la questione in secondo piano: “L’Italia nega l’uso della base di Sigonella agli Usa. L’ordine partito da Crosetto coi bombardieri già in volo”, il titolo. Nel catenaccio quasi si giustifica: “Nessuno aveva chiesto l’autorizzazione né consultato i vertici militari italiani. Il piano è stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo e, dopo che la nostra Difesa ha appurato che non si trattava di voli normali o logistici, è scattato il divieto”.
Si mantiene asettico anche il Foglio, reduce da una lunga campagna per il Sì referendario: “L’Italia ha negato la base di Sigonella ad aerei americani”. Nel catenaccio si premura a sottolineare che in comune con la vicenda Craxi c’è solo il nome: “Crosetto ha negato l’atterraggio in Sicilia ad alcuni veicoli statunitensi. Non è però una riedizione dei fatti del 1985. L’Iran intanto aumenta gli attacchi ai paesi del Golfo e colpisce una petroliera del Kuwait. Le squadre antincendio marittime degli Emirati arabi uniti dovrebbero essere riuscite a non far disperdere in mare il greggio contenuto nella petroliera”. Anche qui il taglio scelto è quello basso: in primo piano proseguono le discussioni tutte italiane sulla Giustizia.
Infine lo sfoglio decisamente anomalo della Verità non permette di comprendere se il fatto che la notizia venga data per quarta sia voluto o corrisponda a un mero ordine cronologico.
“L’Italia nega agli Usa l’utilizzo della base di Sigonella. Il no di Crosetto a bombardieri già in volo per l’Iran: mancata consultazione” e “La decisione ha incassato un inusuale plauso bipartisan, che però non nasconde le solite ipocrisie. Così, se da un lato Carlo Calenda riconosce la correttezza di un approccio non sottomesso. Dall’altro la sinistra più radicale approfitta del caso per rinfocolare la solita retorica anti-occidentale. Angelo Bonelli (Avs) arriva a definire Donald Trump un «bullo del pianeta», dimenticando che il rispetto dei trattati è una questione di Stato, e non di simpatie elettorali. Ma ancora più strumentale è l’attacco dei 5 Stelle, che continuano a sventolare tracciati radar per denunciare presunti transiti di F-15, ignorando le smentite tecniche dell’Aeronautica. E cercando di trasformare una prova di fermezza del governo in un processo alle intenzioni.Al di là delle grida parlamentari, resta il dato politico: il “modello Sigonella” di oggi non è una provocazione contro Washington, ma la riaffermazione che ogni operazione che esuli dai trattati vigenti deve passare per una valutazione politica e, se necessario, parlamentare”, è il modo il cui il Secolo d’Italia tratta la news, il solo a darla in apertura di home page.
Dunque @GuidoCrosetto ha mentito al Parlamento quando poche settimane fa ha assicurato che questa decisione sarebbe stata presa soltanto in quella sede, su espressa richiesta di @GiorgiaMeloni ? https://t.co/pB54MLgICP
— Stefano Feltri (@StefanoFeltri) March 31, 2026
Tace invece l’account di Crosetto. Pungolato da Stefano Feltri che lo accusa di aver mentito al Parlamento si limita a dire: “ma ci è o ci fa?”.
Ma ci è o ci fa?
— Guido Crosetto (@GuidoCrosetto) March 31, 2026
Prova a chiudere la vicenda Palazzo Chigi: “In riferimento alle notizie di stampa sull’utilizzo delle basi militari, si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal Governo alle Camere”, comunica.
Quindi viene ribadito: “La linea dell’Esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione”. Ma questa volta la presidenza del Consiglio più che alle opposizioni o alla stampa poco amica (e, si sa, pure poco tollerata dalla premier) sembra rivolgersi anzitutto ai propri simpatizzanti.
IL POST DEL MINISTRO CROSETTO
Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha scritto su X: “Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti USA. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il Governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i Governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento ed alla linea ribadita anche in Consiglio Supremo di Difesa in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del Governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Tertium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli USA, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi”.










