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Citisina, tutto su chi produce il farmaco per smettere di fumare rimborsato dal Ssn

Dietro al farmaco naturale a base di citisina per smettere di fumare, appena entrato nel regime di rimborsabilità del Ssn, c'è Adamed, azienda farmaceutica polacca che opera in Italia attraverso la sua filiale milanese e la partecipazione nella società Ecupharma. La distribuzione commerciale è invece affidata al Laboratorio Farmaceutico C.T. di Sanremo, con esperienza nel campo delle dipendenze. Fatti, numeri e commenti

 

Da ieri smettere di fumare è una sfida decisamente più accessibile per milioni di italiani grazie a una piccola compressa che racchiude un segreto naturale. Una recente decisione dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha infatti aperto le porte alla rimborsabilità di un nuovo trattamento che promette di spegnere il desiderio di nicotina in meno di un mese, offrendo un supporto concreto a chiunque abbia seriamente intenzione di dire addio alle bionde.

UNA SVOLTA GRATUITA PER LA SALUTE PUBBLICA

Il 19 dicembre l’Aifa ha dato il via libera alla rimborsabilità del farmaco industriale a base di citisina, una decisione formalizzata ieri con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Questa novità rappresenta un cambiamento epocale per l’accesso alle terapie: se in passato gli aiuti farmacologici erano gratuiti solo per pazienti con gravi patologie respiratorie o cardiache, oggi la citisina è disponibile senza costi per tutti i fumatori “sani” che decidono di intraprendere un percorso nei centri antifumo.

Il trattamento rimborsato dal Servizio sanitario nazionale (Ssn) consiste in una confezione di Recigar da 100 compresse, ideata per coprire un ciclo completo di 25 giorni. Chi sceglie invece di acquistare il medicinale privatamente, magari dietro prescrizione del proprio medico di base al di fuori dei percorsi dei centri specializzati, dovrà sostenere un costo che si aggira tra i 90 e i 110 euro per l’intero ciclo.

CHI C’È DIETRO

Dietro il nome commerciale Recigar si trova Adamed Pharma, un’azienda farmaceutica e biotecnologica polacca con oltre trent’anni di esperienza internazionale fondata sulla ricerca scientifica e su un vasto portafoglio di brevetti. La società, che possiede due stabilimenti produttivi a Ksawerów e Pabianice, ha investito circa 570 milioni di euro in innovazione e sviluppo dal 2001 a oggi, con una proiezione per il solo 2025 di ben 47 milioni di euro destinati ad attività di R&S.

Nei suoi stabilimenti vengono realizzati ogni anno oltre 1.000 tra semilavorati e prodotti finiti che raggiungono i mercati di Europa, Asia, Australia e Oceania. Con uffici di rappresentanza in Spagna, Repubblica Ceca, Vietnam, Italia, Kazakistan, Uzbekistan, Slovacchia e Ucraina, Adamed punta a far sì che le operazioni estere superino il 50% del volume d’affari entro il 2027.

L’espansione nel nostro Paese è iniziata nel 2019 con l’acquisizione di un pacchetto azionario della società italiana Ecupharma, ma la distribuzione specifica del farmaco per il tabagismo è affidata a una storica realtà ligure: il Laboratorio Farmaceutico C.T.. Questa azienda, fondata a Sanremo nel 1946, dispone di un’area produttiva di ben 10.000 metri quadrati dove gestisce linee complesse che vanno dalle capsule rigide alle fiale in riempimento asettico. Il Laboratorio C.T. vanta inoltre una specializzazione pluriennale nel settore delle dipendenze, gestendo un listino di circa 25 prodotti registrati, tra cui spicca l’Alcover, un farmaco leader utilizzato da circa 15.000 pazienti ogni anno per il trattamento dell’alcolismo.

IL CDA DI ADAMED

Il Consiglio di amministrazione di Adamed Pharma è composto da un team multidisciplinare di professionisti con esperienze internazionali. Al vertice operativo siedono Paweł Roszczyk, amministratore delegato con un background nel settore finanziario e dei mercati dei capitali, e il direttore operativo Bartłomiej Rodawski, esperto di gestione della catena di fornitura e produzione.

La ricerca e lo sviluppo sono coordinati da Anna Terlecka, mentre la solidità finanziaria e i nuovi investimenti sono affidati al Cfo Grzegorz Chełmicki e a Karolina Czekaj, quest’ultima impegnata anche nel supporto alle startup mediche attraverso Adamed Technology.

IL MAGGIOCIONDOLO CHE INGANNA IL CERVELLO

La vera curiosità scientifica risiede nel principio attivo del farmaco: la citisina. Si tratta di un alcaloide naturale estratto dai semi del Cytisus laburnum, meglio conosciuto come maggiociondolo, una pianta dai bellissimi grappoli di fiori gialli che nasconde però proprietà farmacologiche potentissime.

La scoperta della sua efficacia non è recente; già durante la Seconda guerra mondiale i soldati russi masticavano le foglie di questa pianta come “finto tabacco” per placare l’astinenza quando le sigarette scarseggiavano. Il meccanismo è tanto semplice quanto ingegnoso: la citisina “mima” l’azione della nicotina legandosi agli stessi recettori nel cervello. In questo modo, quando un fumatore accende una sigaretta durante i primi giorni di terapia, non prova più lo stesso piacere perché i recettori sono già “occupati”. Contemporaneamente, il farmaco stimola il rilascio di dopamina, attenuando drasticamente i sintomi tipici dell’astinenza come ansia, irritabilità e insonnia.

COSA DICONO I MEDICI

Gli esperti hanno accolto con entusiasmo l’arrivo della formulazione industriale, sottolineando come la citisina sia una molecola solida e sicura. Claudio Leonardi, presidente della presidente della Società italiana patologie da dipendenza (Sipad), ha evidenziato come “la citisina, per la sua comprovata efficacia, il profilo di sicurezza e l’elevato rapporto costo-beneficio, rappresenta un farmaco particolarmente adatto a essere integrato nei percorsi per il trattamento multidisciplinare del disturbo da uso di tabacco”.

Un punto cruciale riguarda la velocità d’azione. Leonardi ha infatti spiegato che “la cessazione completa del consumo di tabacco dovrebbe avvenire entro il quinto giorno dall’inizio del trattamento”. Anche Fabio Beatrice, direttore scientifico del Mohre, considera il farmaco “un’opzione terapeutica di prima linea”, raccomandandone l’impiego trasversale attraverso cardiologi, oncologi e medici di medicina generale.

Per quanto riguarda i risultati a lungo termine, Roberto Boffi, pneumologo dell’Istituto nazionale dei tumori, riporta dati incoraggianti: “Un nostro studio ha dimostrato che il 67% dei pazienti ha smesso di fumare dopo tre mesi e il 45% ha mantenuto la cessazione dopo un anno”. Infine, la collega farmacologa Chiara Veronese precisa che, sebbene lo schema industriale sia più rapido rispetto ai vecchi preparati galenici che duravano 40 giorni, questo approccio “è comunque valido e testato”, rappresentando un grande passo avanti “per evitare che i fumatori arrivino alla patologia per essere meritevoli di essere aiutati a smettere”.

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