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Trevi, tutti i nodi dietro l’aumento di capitale

Ricavi a 624 milioni, debito ancora elevato e nuova manovra finanziaria: numeri, azionisti e strategia del gruppo Trevi

Il Gruppo Trevi (attraverso la capogruppo quotata Trevi Finanziaria Industriale) torna al centro dell’attenzione dei mercati dopo i conti 2025, il nuovo piano industriale e soprattutto una nuova manovra finanziaria che include un aumento di capitale da 100 milioni. Una sequenza di annunci che, pur accompagnata da numeri in miglioramento, ha innescato un crollo del titolo a Piazza Affari.

COSA FA IL GRUPPO TREVI

Fondata a Cesena nel 1957, Trevi è oggi un operatore globale con presenza in circa 90 Paesi, oltre 65 società e 3.129 dipendenti a fine 2025. Il gruppo opera attraverso due anime: da un lato la divisione Trevi, specializzata in fondazioni speciali e consolidamenti del terreno per grandi opere infrastrutturali; dall’altro Soilmec, focalizzata sulla produzione di macchinari per l’ingegneria del sottosuolo. Tra i progetti più noti figura anche la partecipazione ai lavori della Metro C di Roma, richiamata anche nelle più recenti commesse.

CASELLI E LA REGIA DEL RILANCIO

A guidare il gruppo è Giuseppe Caselli (nella foto), presidente e amministratore delegato, figura centrale nella fase di risanamento e rilancio. Il suo profilo è quello di un manager con una lunga esperienza nell’industria dell’energia e nelle operazioni di turnaround. Caselli, peraltro, ha lavorato a lungo in Saipem, dove ha ricoperto ruoli apicali. Un percorso che lo ha portato a gestire progetti complessi e organizzazioni globali, competenze poi trasferite in Trevi nella fase più delicata della sua storia recente.

Il suo arrivo si inserisce infatti nel momento successivo alla crisi finanziaria e al cambio di controllo, con l’ingresso di Cdp e Polaris. Da allora, la linea seguita è stata quella di una maggiore disciplina industriale.

Non a caso lo stesso Caselli, commentando i risultati, sottolinea che “le scelte strategiche intraprese dal Gruppo stanno producendo risultati concreti e coerenti con il percorso di rilancio avviato negli ultimi esercizi” e che anche nel 2025 è stato mantenuto “un approccio selettivo nell’acquisizione delle commesse, privilegiando progetti con adeguati livelli di redditività e caratterizzati da elevato contenuto tecnico”.

Una strategia che, nei numeri, si traduce nel quarto anno consecutivo di miglioramento della redditività.

CHI COMANDA DAVVERO IN TREVI: L’AZIONARIATO

L’assetto proprietario riflette il passaggio da azienda familiare a società a forte impronta istituzionale. Il primo azionista è CDP Equity con il 21,276% del capitale, seguita dal fondo statunitense Polaris Capital Management con il 9,9906% e da Praude Asset Management con il 5,104%.

Si tratta di un azionariato stabile ma orientato alla finanza e alla creazione di valore nel medio periodo. Non a caso, CDP ha già formalizzato l’impegno a partecipare all’aumento di capitale da 100 milioni sottoscrivendo circa 21,3 milioni, cioè la quota di propria spettanza, per mantenere invariata la partecipazione.

I CONTI: PIÙ UTILI, MENO RICAVI

Sul piano economico, i numeri raccontano una dinamica articolata. Nel 2025 i ricavi si attestano a 624 milioni di euro, in calo del 5,9% rispetto ai 663,3 milioni del 2024, mentre l’utile netto sale a 8,6 milioni (+56,7%).

Il miglioramento è trainato dalla redditività: l’Ebitda ricorrente cresce a 85,5 milioni (+2,2%), con un margine del 13,7%, mentre l’Ebit sale a 47,8 milioni (+8,2%). In sostanza, Trevi lavora meno in termini di volumi ma meglio in termini di margini, grazie a una maggiore selettività nelle commesse.

Anche la posizione finanziaria netta mostra segnali di miglioramento, scendendo a 187,4 milioni dai 198,9 milioni dell’anno precedente, ma resta su livelli elevati.

Sul fronte commerciale, invece, i dati sono positivi: gli ordini acquisiti nel 2025 raggiungono 734,3 milioni (+21,3%) e il portafoglio lavori sale a 748,1 milioni. Il 2026 si apre con ulteriori 157 milioni di nuovi ordini nei primi due mesi, segnale di un momentum ancora favorevole.

Come evidenzia ancora Caselli, il gruppo può contare su “un order intake solido e un backlog robusto”, elementi che “confermano la qualità del posizionamento competitivo e la fiducia del mercato nelle competenze specialistiche del Gruppo”.

IL PIANO 2026-2029 E LA NUOVA MANOVRA

Il piano industriale 2026-2029 punta a una crescita graduale ma costante. Il gruppo prevede un aumento dei ricavi con un tasso medio annuo del 5,5% e un Ebitda a fine piano intorno ai 100 milioni. Gli investimenti medi annui sono stimati in circa 22 milioni, mentre l’obiettivo più rilevante resta la riduzione dell’indebitamento fino a livelli prossimi allo zero.

Per sostenere questo percorso, il consiglio di amministrazione ha approvato una manovra finanziaria articolata. Il perno dell’operazione è un nuovo finanziamento a medio-lungo termine da 170 milioni, affiancato da linee di credito operative e da un aumento di capitale in opzione fino a 100 milioni.

L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato rifinanziare il debito esistente, inclusi circa 200 milioni legati all’accordo di risanamento del 2022 e un bond da 50 milioni; dall’altro rafforzare la flessibilità finanziaria per sostenere il piano e cogliere opportunità di crescita.

In questo contesto, lo stesso amministratore delegato definisce la manovra “un passaggio strategico importante per il rafforzamento della struttura finanziaria del gruppo”, sottolineando che servirà ad “accrescere ulteriormente la flessibilità finanziaria” e a sostenere la nuova fase di sviluppo.

PERCHÉ SERVE DAVVERO L’AUMENTO DI CAPITALE

Le ragioni dell’aumento di capitale richiamano da vicino quanto già visto nel 2022, quando una manovra da circa 51 milioni fu necessaria per mettere in sicurezza la struttura finanziaria del gruppo.

Oggi il contesto è migliorato ma non completamente risolto. Trevi è tornata all’utile, ha migliorato la marginalità e rafforzato il portafoglio ordini, ma resta appesantita da un debito significativo e da esigenze finanziarie legate allo sviluppo internazionale.

L’aumento di capitale serve quindi a ridurre la leva finanziaria, migliorare il profilo di rischio e rendere più credibile il piano industriale. In un settore ad alta intensità di capitale e con commesse globali, la solidità patrimoniale è un requisito essenziale anche per partecipare alle gare.

IL DÉJÀ VU IN BORSA: TITOLO GIÙ OLTRE IL 30%

La reazione del mercato è stata immediata e violenta. Nella seduta di oggi, dopo la pubblicazione dei conti e del piano, il titolo Trevi non è riuscito inizialmente a fare prezzo, rimanendo sospeso in avvio per eccesso di ribasso.

Una volta entrato in contrattazione, il calo si è fatto marcato: le perdite hanno superato il 30%, arrivando oltre il -33%, con punte ancora più accentuate nelle prime fasi della seduta.

La dinamica ricalca quanto già visto nel 2022. Gli aumenti di capitale vengono spesso letti come operazioni diluitive per gli azionisti esistenti, soprattutto quando il prezzo di sottoscrizione è atteso a sconto rispetto alle quotazioni di mercato.

A questo si aggiunge un segnale implicito: nonostante i progressi operativi, il gruppo ha ancora bisogno di capitale fresco per stabilizzare definitivamente la propria struttura finanziaria. Un elemento che il mercato tende a penalizzare, almeno nel breve periodo.

Trevi accelera sul piano industriale, ma la partita decisiva resta quella della solidità finanziaria.

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