Skip to content

valditara social media

Aggiungi Startmag.it

alle tue fonti preferite su Google

L’Italia vieterà i social media ai minori di 15 anni?

Stabilire una "giusta" maggiore età digitale e vietare l'uso dei social media ai più giovani è un rompicapo per molti Paesi. In Italia, in seguito a episodi di violenza nelle scuole, il ministro Valditara vorrebbe impedirli sotto i 15 anni, ma le proposte - seppur bipartisan - arrivate in Parlamento sono in stallo da oltre un anno. Fatti e commenti

 

Sul divieto dei social media è in corso un caos globale.

Negli Stati Uniti, Meta di Mark Zuckerberg è stata accusata di creare dipendenza e relativi problemi fisici e psicologici sui minori che abusano dell’uso dei social media, in Europa si prova timidamente a vietarli, l’Australia ha già messo in atto rigide restrizioni e il Regno Unito vorrebbe seguirne l’esempio.

In Italia, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha annunciato un progetto per vietare i social media ai minori di 15 anni, mentre in Parlamento esistono testi bipartisan sull’argomento che si sono accumulati dal 2024 e a cui si sono aggiunti altri temi, come il divieto di usare le app di messaggistica e quello per i genitori di monetizzare l’immagine dei figli minori online.

SCUOLA E FAMIGLIA TRA VIOLENZA E SOCIAL MEDIA

Il tema del divieto dei social media sotto una certa età è tornato al centro del dibattito nostrano dopo episodi di violenza nelle scuole. “Episodi di violenza come quello di Bergamo scontano l’influenza negativa dei social, come dimostrano diversi studi internazionali”, ha dichiarato il ministro Valditara in un’intervista al Corriere, parlando di “un’esplosione di questo tipo di violenza in tutto il mondo” e di “una diffusione di violenza on-line che non ha precedenti”. In questo contesto ha richiamato anche i rischi legati ad anonimato, sfide estreme e contenuti violenti accessibili ai più giovani.

Valditara ha più volte ribadito la necessità di intervenire, indicando come soglia quella dei 15 anni e richiamando anche esperienze internazionali. Allo stesso tempo ha però sottolineato che “vietare non basta” e che “lo Stato può e deve fissare dei limiti, ma senza una corresponsabilità educativa dei genitori quei limiti resteranno sulla carta”.

“Serve però una vera e propria svolta culturale nel Paese, in cui siano tutti protagonisti, famiglie e società civile”, ha detto al Corriere, insistendo sulla necessità di una responsabilità condivisa nell’educazione digitale dei giovani.

LE MISURE ADOTTATE FINORA

Accanto al dibattito sul divieto, il ministero ha introdotto una serie di misure per contrastare i fenomeni di violenza e disagio giovanile. Tra queste il divieto di utilizzo degli smartphone a scuola, il potenziamento dell’educazione civica con moduli dedicati al rispetto, alle relazioni e all’empatia e l’introduzione di supporto psicologico gratuito. “Abbiamo stanziato 20 milioni di euro per una campagna di aiuto psicologico per i ragazzi: cinque sedute gratuite con un professionista”, ha dichiarato Valditara.

Sul piano della sicurezza, sono state invece previste anche norme sul porto di coltelli da parte dei minori e la possibilità per le scuole di adottare metal detector.

STALLO ALL’ITALIANA

Dal punto di vista normativo, La Stampa ricorda che il confronto parlamentare è attivo da tempo, con diversi disegni di legge presentati tra Camera e Senato e poi confluiti in un testo unificato bipartisan, sostenuto da esponenti di quasi tutto l’arco politico. Il provvedimento, adottato nel settembre 2024 in Commissione al Senato, prevede il divieto di accesso ai social sotto i 15 anni e introduce un cambio di impostazione nella verifica dell’età, con l’onere che non ricadrebbe più sulle famiglie, ma direttamente sulle piattaforme digitali, chiamate a dimostrare che gli utenti rispettino i requisiti anagrafici.

Il testo interviene anche su altri aspetti legati alla presenza dei minori online. Tra questi, la regolamentazione dell’attività dei cosiddetti baby influencer, con l’obbligo di destinare i guadagni superiori a una certa soglia a conti intestati ai minori stessi, e l’introduzione di strumenti di tutela immediata, come un tasto “Emergenza” che consenta ai ragazzi in difficoltà di mettersi in contatto diretto con il numero nazionale per l’infanzia attivo 24 ore su 24.

Nel corso dell’iter parlamentare, al testo base sono state affiancate ulteriori proposte che ampliano il perimetro dell’intervento. Alcune riguardano il fenomeno dello sharenting e il diritto all’oblio digitale per i minori, altre puntano ad abbassare ulteriormente la soglia di accesso o a estendere il divieto anche alle applicazioni di messaggistica istantanea, equiparandole ai social network.

Tuttavia, nonostante il consenso trasversale e la convergenza su diversi principi, il percorso legislativo resta bloccato, in particolare per le difficoltà tecniche legate all’introduzione di sistemi efficaci e condivisi di verifica dell’età.

IL DIBATTITO INTERNAZIONALE

Ma l’Italia non è la sola. Il tema delle restrizioni all’uso dei social da parte dei minori attraversa diversi Paesi e modelli normativi. L’Australia è stata la prima a introdurre un divieto per gli under 16, mentre in Europa il confronto resta aperto e privo di una linea comune. Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione non vincolante che invita a fissare a 16 anni la soglia minima, lasciando però libertà agli Stati membri.

Secondo l’Eurobarometro 2025, oltre il 90% dei cittadini europei ritiene urgente intervenire, in particolare per l’impatto sulla salute mentale e per il fenomeno del cyberbullismo.

Torna su