Laura Turini è un’avvocata specializzata in proprietà intellettuale, cura su Substack la newsletter LISP e scrive spesso su Appunti. Come hanno reagito, in questi primi anni, gli editori italiani all’arrivo dell’intelligenza artificiale? Ha già cambiato davvero il modello di business o soltanto il contesto?
Al momento mi pare che sia cambiato soprattutto il contesto, mentre il modello di business sembra sostanzialmente invariato, con gli editori che si aggrappano a modelli che ormai appaiono obsoleti.
Sicuramente l’intelligenza artificiale è stata accolta all’interno delle redazioni per facilitare il lavoro ordinario, anche se l’Ordine dei giornalisti ha imposto obblighi precisi, aggiornando il codice deontologico: da un lato il dovere di verificare le notizie, dall’altro l’obbligo di indicare chiaramente quando un pezzo è stato scritto con l’aiuto di sistemi di intelligenza artificiale.
Quindi, da una parte si comprende bene che non si può rinunciare a questo nuovo strumento, che facilita il lavoro; dall’altra se ne evidenziano i pericoli.
Il pericolo maggiore, dal punto di vista commerciale, è rappresentato dalle AI Overview: quel sistema per cui l’intelligenza artificiale intercetta le notizie, le riassume e le propone già digerite agli utenti, senza che questi abbiano più necessità di consultare la pagina originale, con una conseguente riduzione del traffico e degli introiti pubblicitari.
A questo fenomeno l’editoria sta reagendo in due modi. C’è chi cerca di farsi catturare dalle AI Overview, in modo da ottenere almeno una qualche visibilità. E c’è chi invece reagisce con l’opt-out, cioè introducendo sistemi per impedire alle AI Overview di acquisire le proprie notizie, nel tentativo di poter poi stipulare contratti di licenza e ricavarne degli introiti.
Sono due modi opposti di affrontare il problema: uno adattivo, l’altro più difensivo. Ma nessuno dei due, al momento, mi sembra particolarmente efficace.
La sensazione è che l’editoria stia un po’ brancolando nel buio, anche perché nessuno si aspettava un’accelerazione così rapida di questa nuova tecnologia.
Sulla base di quello che si osserva negli altri settori, cosa è realistico aspettarsi per quanto riguarda l’impatto dell’AI e soprattutto degli agenti artificiali nel mondo dei media?
Gli agenti autonomi sono sempre più diffusi in moltissimi settori tecnologici, e questo fa presupporre che prima o poi arriveranno anche all’interno delle redazioni.
Rispetto all’intelligenza artificiale generativa tradizionale che conosciamo, un agente è un sistema molto più complesso: utilizza l’intelligenza artificiale, ma si collega anche ad altri strumenti che gli consentono di acquisire informazioni e notizie e poi di agire nel mondo esterno.
In pratica, un agente può cercare informazioni sul web, leggere, scrivere, inviare email, interrogare database, eseguire parti di codice e anche scriverlo. Può quindi sostituire completamente un essere umano in alcune funzioni specifiche per cui è programmato.
Alcune redazioni, soprattutto negli Stati Uniti, stanno già utilizzando agenti. Ad esempio Bloomberg e Reuters usano da anni sistemi automatizzati per la produzione di notizie finanziarie e sportive standardizzate, che sono tra le più facili da generare. Però pare che adesso vogliano utilizzarli anche per notizie più strutturate.
Questi sistemi vengono impiegati anche per personalizzare i feed in tempo reale e fornire notizie a un pubblico frammentato, più che generalista.
È notizia recente che lo stesso Mark Zuckerberg stia progettando un proprio agente personalizzato per aiutarlo ad assumere decisioni strategiche. Quindi è facile pensare che, prima o poi, verrà progettato e realizzato anche un agente in grado di sostituire un giornalista, almeno di livello medio.
Sul fronte legale resta aperto il problema della provenienza dei dati di addestramento. Ma anche qui, purtroppo, si può ipotizzare che saranno le piattaforme a prevalere, acquisendo redazioni intere più come asset di dati che come asset editoriali.
Secondo le stime attuali, una speranza per il giornalismo resta nel giornalismo di qualità: inchieste, reportage, analisi contestuali, che manterranno un loro valore differenziale. Ma saranno probabilmente rivolti a un gruppo di fruitori più ristretto e disposto a pagare.
Per tutti gli altri si aprirà una grande sfida dell’attenzione, perché spetterà ai lettori distinguere le notizie vere da quelle false generate impropriamente dall’intelligenza artificiale.
(Estratto da Appunti di Stefano Feltri)







