Caro direttore,
d’accordo che il frastuono referendario sta rintronando giornalisti e giornalisti (che paiono, almeno quelli che hanno maggiore visibilità, degli ultras più che distaccati e compassati osservatori); d’accordo che di questi tempi – come vedo seguendoti su X – ti occupi anche forse per questioni familiari di geriatri; d’accordo che la guerra non può non essere seguita con approfondimenti come quelli che leggo su Startmag (siamo fichissimi, diciamolo pure).
Però anche se non ti disturbo come in passato con mie proposte su finanza e dintorni (tra l’altro ho visto con piacere che una nuova collaboratrice di Startmag, Valentina Nicolì, scrive di questioni banco-finanziarie e non solo), talvolta mi sorge qualche letterina che ti sottopongo.
Vengo al dunque.
Pur stando come sai a Milano, da Torino mi segnalano che, come sempre, chi non muore si rivede — anche nella battaglia per il nuovo consiglio del Monte dei Paschi di Siena.
In sintesi: oggi il consiglio di amministrazione licenzia Luigi Lovaglio, con l’accusa (sostanzialmente) di alto tradimento (licenziamento che manda in sollucchero Caltagirone e i caltagironiani). A corredo delle delibere, scrive Mf/Milano Finanza, compare un parere di Maurizio Irrera, giurista torinese.
Irrera, peraltro, non è né sconosciuto né sgradito all’Ingegner Francesco Gaetano Caltagirone. Sedeva infatti nel consiglio di amministrazione della Fondazione Crt che nella primavera del 2022 votò a favore del piano “Awakening the lion” e della lista caltagironiana per Generali — con Luciano Cirinnà indicato come ad e Claudio Costamagna. Delibera proposta e istruita dall’allora presidente Giovanni Quaglia e dal segretario generale Maurizio Lapucci, oggi consigliere di Mediobanca in quota Caltagirone-Mps, e approvata con entusiasmo dal consiglio Crt.
Consiglio Crt in cui sedeva lo stesso Irrera, che — come tutti gli altri — si acconciò a votare a favore senza che fosse nemmeno ancora disponibile il piano industriale di Generali.
Del resto, l’avvicinamento di Irrera a Caltagirone non è né nuovo né sorprendente. Basti ricordare il suo più recente attivismo, sempre su quella sponda, a sostegno della riforma del mercato dei capitali varata dal governo Meloni.
Insomma, caro direttore: tutto torna.
Gianluca Zappa







