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Perché il Giappone suona l’allarme sul Gcap

Il Giappone esprime preoccupazione per i ritardi del Regno Unito nel programma Gcap per il caccia di sesta generazione da realizzare insieme anche con l'Italia. Tokyo sta manifestando crescente frustrazione per i rinvii nei finanziamenti, che stanno ostacolando la firma del contratto di sviluppo.

Tokyo sbuffa sui ritardi del Global Combat Air Program (Gcap), progetto congiunto tra Regno Unito, Italia e Giappone per lo sviluppo del sistema di combattimento di sesta generazione con entrata in servizio prevista nel 2035.

Secondo quanto rivelato ieri dal Financial Times, le autorità giapponesi stanno nutrendo sempre più dubbi sull’impegno di Londra nei confronti del progetto.

Il programma Gcap ha preso il via con la convenzione firmata tra Regno Unito, Italia e Giappone a dicembre 2023, che ha previsto la nascita di una organizzazione governativa (Gigo) e di una alleanza industriale con una jv tra le aziende capofila (Leonardo per l’Italia, Bae Systems per il Regno Unito e Mitsubishi Heavy Industries per il Giappone), costituita nel dicembre 2024, operativa dallo scorso giugno con il nome Edgewing.

Nel quadro dello sviluppo del nuovo caccia di sesta generazione, si sta però registrando un ritardo nella firma del contratto tra i tre governi coinvolti nel programma e le industrie coinvolte.

Edgewing avrebbe dovuto ottenere il primo contratto di progettazione entro la fine del 2025. Tuttavia la firma è stata rinviata a causa del ritardo nella pubblicazione del Piano di Investimenti per la Difesa britannico, che avrebbe dovuto includere i finanziamenti necessari per il programma.

E in base a quanto scrive il quotidiano britannico, proprio questi ritardi nel bilancio britannico sono alla base dei malumori di Tokyo.

Tutti i dettagli.

FRUSTRAZIONE CRESCENTE IN GIAPPONE PER IL RITARDO NEL CONTRATTO DI SVILUPPO DEL GCAP

Nello specifico, come evidenzia il Ft, queste difficoltà dell’esecutivo britannico stanno impedendo “la firma di un contratto fondamentale per la progettazione e lo sviluppo con Edgewing, la joint venture commerciale tra le principali aziende del settore della difesa dei tre Paesi”.

I partner industriali del programma si aspettavano la firma del contratto internazionale già lo scorso settembre. L’accordo avrebbe attivato la successiva tranche di finanziamenti – stimata in miliardi di sterline – destinata al consorzio Edgewing.

“Le principali aziende coinvolte – Bae Systems, l’italiana Leonardo e la giapponese Mitsubishi Heavy Industries – hanno continuato i lavori di ingegneria e progettazione con i finanziamenti nazionali esistenti, ma temono che i fondi del Regno Unito si esauriranno nelle prossime settimane, secondo due persone a conoscenza del programma”, prosegue il quotidiano britannico.

“Francamente, è una situazione terribile”, ha spiegato al Ft una persona coinvolta nel Gcap. Una seconda fonte coinvolta ha riconosciuto una “crescente frustrazione” da parte del Giappone. Oltre alle questioni di finanziamento, due persone a conoscenza della vicenda hanno anche suggerito che le due capitali abbiano priorità diverse per il programma.

OBIETTIVI DISGIUNTI?

“L’obiettivo principale di Tokyo è quello di produrre un nuovo caccia entro la metà degli anni 2030, mentre Londra e Roma sono più interessate al fatto che dal programma emerga un ‘sistema di sistemi’ all’avanguardia, ovvero un jet che opera in concerto con uno sciame di droni, con una tempistica meno rigida”,precisa il Financial Times citando una delle fonti.

L’aereo da combattimento, che entrerà in servizio nel 2035, sarà uno dei velivoli più avanzati, interoperabili, adattabili e connessi in servizio al mondo, contando su un sistema d’arma intelligente, una cabina di pilotaggio interattiva basata su software, sensori integrati e un radar di nuova generazione, in grado di fornire 10.000 volte più dati rispetto ai sistemi attuali.

I PASSI AVANTI DI TOKYO E ROMA

Come riportava di recente Defense News, il governo di Tokyo sta lavorando per allentare le restrizioni all’esportazione di equipaggiamenti militari, mentre la Dieta Nazionale, il parlamento giapponese, dovrebbe approvare le assegnazioni finanziarie per il progetto Gcap entro la fine del mese.

Nel frattempo, il nostro paese ha premuto sull’acceleratore nel programma Gcap. A inizio anno “l’Italia ha stimato che la sua quota della fase di progettazione e sviluppo sarebbe costata 18,6 miliardi di euro, il triplo della precedente previsione” ricorda ancora il Ft, sottolineando che il mese scorso, “Roma ha approvato un bilancio che include una tranche di finanziamento di 8,8 miliardi di euro per il programma”.

E LO STALLO A LONDRA

Dunque, i passi in avanti compiuti dai partner italiano e nipponico si scontrano con lo stallo britannico.

Il Regno Unito “aveva inizialmente previsto di pubblicare il piano decennale di investimenti per la difesa nell’autunno del 2025, ma la pubblicazione è stata ripetutamente rinviata a causa di vincoli di bilancio, con un deficit di finanziamento stimato fino a 28 miliardi di sterline in un decennio”, osserva ancora il Financial Times.

LE RASSICURAZIONI DI DOWNING STREET

Da parte sua il premier britannico Keir Starmer ha cercato di rassicurare l’omologa giapponese Sanae Takaichi sull’impegno di Londra durante la sua visita di quest’anno, ma in assenza di finanziamenti le sue rassicurazioni non hanno avuto molto effetto, spiegano ancora due persone a conoscenza della questione al quotidiano finanziario.

MENTRE ALTRI PAESI GUARDANO AL GCAP

Nel frattempo, resta sul tavolo il tema dell’allargamento del programma per il caccia del futuro ad altri paesi e l’Italia si è mostrata da sempre favorevole all’ingresso di ulteriori partner.

Già lo scorso aprile il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva ribadito che Roma è favorevole all’adesione dell’Arabia Saudita al programma Gcap, portandolo come un esempio di come la cooperazione in materia di difesa possa essere estesa a paesi extraeuropei.

Soprattutto dopo che rischia di arenarsi definitivamente il Fcas (Future Combat Air System), il programma concorrente del Gcap frutto della collaborazione tra Germania, Francia e Spagna.

Secondo quanto riferito da due delle fonti al Ft, “Tokyo ha modificato la sua posizione, mostrandosi più aperta alla stipula di accordi con potenziali clienti per il caccia, al fine di ridurre il fabbisogno finanziario del Regno Unito. Il Canada è tra i principali potenziali clienti”.

In questo contesto si inserisce anche l’interesse della Polonia, che ha avviato contatti con le industrie italiana e giapponese per valutare un possibile ingresso nel Gcap, secondo quanto riferito da Euractiv. Varsavia guarda al programma come alternativa al Fcas in stallo, pur riconoscendo il ritardo della propria industria aeronautica e la necessità di colmare il gap tecnologico.

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