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L’emergenza energetica bussa a Palazzo Chigi

Nel nostro Paese il caro-carburante trascina con sé aumenti di vario tipo già scattati in diversi settori per il consumo delle famiglie e delle imprese. Il taccuino di Guiglia.

Quant’è difficile cancellare lo stereotipo, secondo il quale c’è sempre il petrolio alla fonte di ogni conflitto. Al contrario, tale presunto luogo comune sta diventando realtà di fatto e di diritto violato.

Nelle guerre in corso, dall’Ucraina all’Iran, il petrolio s’è trasformato nel denominatore comune per scoprire le ragioni profonde, anche se inespresse o invisibili, che portano alla sempre più generale resa dei conti. Tanto sanguinaria sotto l’aspetto umano quanto devastante sotto il profilo economico.

Il tragico scenario delle guerre non si limita ai contendenti dal Medio Oriente alla frontiera euro-ucraina. Lo scenario investe popoli e nazioni del tutto estranei al conflitto e a chilometri di distanza da dove si combatte.

I missili cadono su Teheran, ma rimbombano anche in Europa e ovunque, da quando lo Stretto di Hormuz, crocevia del petrolio, è stato minacciosamente chiuso dal regime degli ayatollah.

“Mandate navi da guerra per liberarlo”, chiede il presidente americano, Donald Trump, ai suoi alleati occidentali e pure alla Cina.

Ma intanto nel pieno della crisi energetica lui rimuove per un mese le sanzioni al petrolio russo, facendo il gioco e la gioia di Vladimir Putin a danno dell’Ucraina e degli europei che sostengono il Paese aggredito. “Non è il momento di revocare le sanzioni”, protesta, unita, l’Ue (tranne, come al solito, l’Ungheria di Viktor Orbán, che reclama, al contrario, di ricorrere al petrolio russo “per superare la crisi”).

E’ la dimostrazione che l’energia ha un costo in denaro, ma pure un risvolto geopolitico, perché la pressione economica nei confronti di Putin è fondamentale per indurlo a un negoziato di pace che non sia fasullo.

Gli effetti a catena del petrolio sotto scacco si fanno sentire nel già avvenuto rincaro dei prezzi in Italia a causa dell’inevitabile aumento della spesa energetica (7 euro in più per un pieno di benzina, 16 in più per un pieno di diesel). E si rivelano nella spasmodica caccia politico-istituzionale che si è aperta a Bruxelles per individuare altre vie al petrolio e a fonti per far fronte al fabbisogno. Già domani si terrà una riunione straordinaria dei ministri dell’Energia del G7 per decidere come reagire.

In realtà, l’Europa sta pagando anche la sua storica mancanza di autonomia. Fin quasi alla vigilia dell’invasione russa dell’Ucraina quattro anni fa, l’Ue era vincolata al gas di Mosca per il 40% delle sue necessità. Un legame economico con conseguenze politiche: non è mai una scelta puramente “tecnica” quella del fornitore.

La vecchia dipendenza non è stata ancora risolta. La produzione europea adesso copre appena il 43% del dovuto. E le importazioni di gas e di petrolio risentono dei venti di guerra.

Nel nostro Paese il caro-carburante trascina con sé aumenti di vario tipo già scattati in diversi settori per il consumo delle famiglie e delle imprese.

Bollette più salate sono in arrivo con previsioni-Confcommercio di 13% in più per l’elettricità e addirittura del 43 per il gas.

L’emergenza energetica bussa alle porte di Palazzo Chigi.

(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale d Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)
www.federicoguiglia.com

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