Il presidente Trump ha adottato due misure significative per tentare di frenare l’impennata dei prezzi di petrolio, gas e altre materie prime negli Stati Uniti, in un contesto segnato dalla guerra in corso con l’Iran.
Da un lato, ha concesso una licenza generale che allenta temporaneamente le sanzioni sulla compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA, aprendo la strada a maggiori investimenti e esportazioni di greggio.
Dall’altro, ha sospeso per 60 giorni l’applicazione del Jones Act, la legge del 1920 che obbliga il trasporto di merci tra porti americani a utilizzare solo navi battenti bandiera statunitense, costruite e gestite negli USA.
Entrambe le decisioni, annunciate mercoledì, mirano a incrementare l’offerta di energia e a ridurre i costi di trasporto interni, anche se gli esperti sono scettici sull’impatto reale sui prezzi alla pompa.
Il contesto
La guerra tra Stati Uniti, Israele e l’Iran ha provocato la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale.
Come riporta Bloomberg, questo ha generato «la più grande disruption nell’offerta globale di petrolio della storia», con il Brent che ha toccato picchi intorno ai 109 dollari al barile e prezzi della benzina negli Usa saliti di quasi un dollaro al gallone in un mese.
L’amministrazione Trump, sotto pressione per l’inflazione e in vista delle elezioni di midterm di novembre, ha accelerato gli interventi per calmierare i mercati, inclusa la distribuzione di riserve strategiche e la promessa di scorte navali per i tanker.
L’allentamento delle sanzioni su PDVSA
Il Dipartimento del Tesoro Usa ha emesso mercoledì una licenza generale che autorizza le aziende americane a fare affari con PDVSA, la compagnia statale venezuelana, segnando un passo importante dopo le sanzioni imposte nel 2019 durante il primo mandato di Trump.
Come riporta Reuters, la mossa segue la cattura di Nicolás Maduro a gennaio da parte delle forze Usa e l’insediamento di un governo ad interim guidato da Delcy Rodríguez, con Washington che controlla i proventi delle vendite di petrolio attraverso un fondo dedicato.
La licenza non elimina tutte le restrizioni: i pagamenti devono confluire in conti controllati dal Tesoro Usa, sono esclusi bond venezuelani, transazioni con entità cinesi, russe, iraniane o nordcoreane, e non si possono usare criptovalute o pagamenti in natura.
L’obiettivo dichiarato è attirare investimenti per riparare infrastrutture fatiscenti e aumentare la produzione, che è passata da circa 878.000 barili al giorno a inizio gennaio a 1,05 milioni a inizio marzo, con esportazioni vicine ai 900.000 barili previsti per marzo, soprattutto tramite Chevron, Vitol e Trafigura.
Come scrive Reuters, Trump punta a convincere le compagnie energetiche a investire 100 miliardi di dollari nel settore petrolifero venezuelano, il più grande al mondo per riserve, ma devastato da corruzione, nazionalizzazioni e anni di sanzioni.
Analisti come Brett Erickson di Obsidian Risk Advisors avvertono però che “il Venezuela non ha l’infrastruttura per aumentare drasticamente la produzione da un giorno all’altro” e serviranno riparazioni, nuovi contratti e partnership stabili.
La sospensione temporanea del Jones Act
Parallelamente, Trump ha firmato una deroga di 60 giorni al Jones Act, la legge del 1920 firmata da Woodrow Wilson per proteggere l’industria navale americana dopo la Prima guerra mondiale.
Come nota Bloomberg, la sospensione autorizza navi battenti bandiera straniera a trasportare tra porti Usa prodotti come petrolio greggio, raffinati, gas naturale, fertilizzanti a base di petrolio e carbone, per alleviare i colli di bottiglia causati dalla guerra.
La Casa Bianca, tramite la portavoce Karoline Leavitt, ha spiegato che si tratta di “un altro passo per mitigare le interruzioni a breve termine sul mercato del petrolio” durante l’Operation Epic Fury, garantendo rifornimenti sicuri alle basi militari e evitando shortage.
Come riporta CNBC, con meno di 100 navi conformi al Jones Act, la deroga apre il mercato a molte più petroliere internazionali, riducendo i costi di spedizione dal Golfo al Nordest o lungo il Mississippi.
Stime come quelle di JPMorgan del 2022 indicano possibili risparmi di circa 10 centesimi al gallone sulla East Coast, ma esperti interpellati da NBC News e CNBC sono più cauti: William Doyle, ex commissario della Federal Maritime Commission, parla di impatto “minimo”, con il prezzo della benzina determinato per il 40-50% dal costo globale del greggio, non dai trasporti interni, ossia meno di un centesimo al gallone secondo i sindacati marittimi.
Reazioni e critiche
Le misure hanno diviso gli operatori del settore e gli analisti.
Da un lato, sostenitori del libero mercato come Colin Grabow del Cato Institute definiscono il Jones Act “un’inefficienza che alza i costi “, con navi Usa cinque volte più care da costruire e quattro volte più costose da gestire.
Dall’altro, l’American Maritime Partnership e una coalizione di sindacati marittimi hanno espresso “profonda preoccupazione”, accusando la deroga di spostare lavoro su operatori stranieri e minacciare la sicurezza nazionale, pur riconoscendo che serve solo per minacce immediate alle operazioni militari.
Per PDVSA, la mossa è vista come un’opportunità per riattivare progetti con partner storici come Chevron, Shell, Repsol, Eni e BP, ma molti dubitano che basti a invertire anni di declino senza riforme strutturali in Venezuela.
In sintesi, le due decisioni riflettono l’urgenza di Trump di contrastare l’effetto domino della guerra in Iran sui portafogli degli americani, ma il loro successo dipenderà da fattori globali ben più grandi del trasporto o di una singola licenza.







