Non riuscendo più a correre nelle vendite, Porsche ora prova almeno a correre ai ripari. I dati del 2025 del resto sono impietosi. Il fatturato annuale è crollato del 9,5% a 36,27 miliardi, con la componente auto in forte riduzione dell’11,7% a 32,2 miliardi.
IL 2025 DIFFICILE DI PORSCHE
Le consegne delle vetture sportive di Zuffenhausen sono diminuite 10,1% a 279.400 unità, perdendo terreno soprattutto in Cina (-26 per cento) dove il consumatore ha dimostrato che non ricorre alle auto autoctone solo per quanto riguarda le city car e le berline, ma anche per le vetture di segmento più alto. La concorrenza del Dragone, insomma, ormai è in ogni comparto.
L’utile operativo si è di fatto sfarinato: crollo 92,7% e inchiodandosi ad appena 410 milioni dai 5,64 miliardi del 2024 a causa di 3,9 miliardi di oneri una tantum. Di questi, 2,4 miliardi fanno riferimento al “riallineamento della strategia di prodotto e al ridimensionamento dell’azienda”, 700 milioni agli oneri legati alla revisione dei programmi sulle batterie e ulteriori 700 milioni ai dazi statunitensi.
Di conseguenza, il margine operativo è sceso dal 14,1% all’1,1%, schiodandosi perciò dalla media storica intorno al 15%, che per anni ha assegnato alla Porsche il ruolo di regina dei costruttori occidentali in termini di redditività. Infine, l’utile netto è passato da 3,6 miliardi a 310 milioni.
LA STRATEGIA PER RIPARTIRE
I flussi delle attività automobilistiche si sono più che dimezzati, passando da 3,73 miliardi a 1,51 miliardi. Alla prossima assemblea degli azionisti sarà proposta la distribuzione di una cedola di 1 euro per le azioni ordinarie, contro i 2,3 euro pagati l’anno scorso.
Mentre si rincorrono le voci di pesanti tagli sul fronte dell’elettrificazione della gamma, il nuovo amministratore delegato, Michael Leiters, succeduto a Oliver Blume sotto la pressione proprio degli investitori che hanno chiesto all’ex Ceo di concentrarsi solo su di un marchio, dato che il top manager è alla guida pure del gruppo Volkswagen, ha annunciato un piano di riduzione dei costi che prevede il taglio di livelli manageriali, una semplificazione delle gerarchie e anche una diminuzione degli investimenti. “Dobbiamo prendere decisioni difficili per affrontare una struttura dei costi ormai gonfiata”, ha ammesso Leiters, sottolineando la necessità di tornare a fare cassa coi margini operativi.
I TAGLI IN CINA E AL PERSONALE
Per sostenere i margini, Porsche sta valutando nuovi modelli posizionati sopra la 911 e il Cayenne, mentre prosegue il confronto con i rappresentanti dei lavoratori su ulteriori misure di risparmio che andrà oltre con ogni probabilità al previsto taglio di circa 3.900 posti entro il 2030, inclusi 2.000 lavoratori temporanei, su una forza lavoro di circa 40.000 dipendenti. Tagli anche in Cina dove, a fronte dell’inchiodata nelle vendite, la Casa sportiva tedesca sta ridimensionando la sua rete di concessionari e ha deciso di disfarsi anche di 200 punti di ricarica per auto elettriche presenti nel Dragone.







