La banca centrale degli Emirati Arabi Uniti ha concesso alle banche locali un’autorizzazione temporanea per gestire alcune funzioni di cloud computing attraverso dei centri dati situati all’estero. La decisione arriva dopo le interruzioni all’infrastruttura digitale del paese causate da una serie di attacchi con droni – riconducibili all’Iran – a diverse strutture informatiche nella regione del golfo Persico.
GLI ATTACCHI AI DATA CENTER DI AMAZON WEB SERVICES
La settimana scorsa due data center di Amazon Web Services (Aws) negli Emirati Arabi Uniti e uno in Bahrein sono stati colpiti da dei droni, che hanno causato danni strutturali e portato all’interruzione dei servizi cloud.
“Gli istituti finanziari che utilizzano i servizi di Aws sono stati colpiti dall’interruzione”, aveva scritto Reuters. Tra questi ci sono alcune delle principali banche emiratine, come Abu Dhabi Commercial Bank, Emirates Islamic e First Abu Dhabi Bank, che si appoggiano all’infrastruttura cloud di Aws per il funzionamento dei sistemi di gestione interna e per offrire servizi digitali ai loro clienti.
LA DECISIONE DELLA BANCA CENTRALE DEGLI EMIRATI ARABI UNITI
I problemi ai sistemi informatici hanno spinto allora la banca centrale degli Emirati Arabi Uniti a intervenire con una misura straordinaria. In condizioni normali, infatti, gli istituti finanziari emiratini devono rispettare tutta una serie di rigide piuttosto regole sulla localizzazione dei dati, che richiedono – tra le altre cose – che le informazioni sensibili siano archiviate e processate all’interno del paese. L’autorizzazione temporanea dell’ente centrale consente invece alle banche di utilizzare infrastrutture cloud collocate all’estero, in modo da garantire la continuità dei servizi mentre le infrastrutture danneggiate vengono ripristinate.
IL TRAFFICO DI DATI SI SPOSTA VERSO EST
Sempre Reuters aveva fatto notare, la settimana scorsa, come le aziende colpite dall’interruzione dei servizi di Aws nel golfo Persico stessero lavorando per reindirizzare temporaneamente il traffico dati fuori dalla regione: le mete preferite sarebbero l’India e Singapore.
GLI EMIRATI VOGLIONO DIVENTARE UN HUB DIGITALE
Negli ultimi anni gli Emirati Arabi Uniti hanno investito massicciamente nell’espansione delle loro capacità di calcolo per trasformarsi in un grande hub digitale e diversificare l’economia al di là degli idrocarburi. L’esempio principale di questa ambizione è il progetto Stargate Uae per la costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale: è di fatto un’estensione dell’iniziativa che la startup statunitense OpenAi intende realizzare in patria.
Nel concreto, Stargate Uae prevede la costruzione di un cluster di calcolo da 1 gigawatt ad Abu Dhabi: verrà realizzato dall’azienda emiratina G42 e gestito da OpenAi e Oracle; la struttura sarà dotata di microchip Nvidia e di sistemi di connettività di Cisco. G42 è sostenuta da Microsoft, che è anche l’investitrice di riferimento di OpenAi.
Il cluster dovrebbe entrare in funzione nel 2026 e si inserirà in un più ampio centro dati per l’intelligenza artificiale da 5 gigawatt di capacità, su una superficie di venticinque chilometri quadrati circa.
Le autorità emiratine considerano Stargate Uae un progetto trasformativo e strategico. I recenti attacchi ai data center, però, mostrano però anche la vulnerabilità del piano: per le aziende, cioè, l’affidamento ai centri dati situati negli Emirati potrebbe rivelarsi rischioso data la forte instabilità politica nella regione.







