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Il No al referendum è frutto soprattutto di incubi anti Meloni

Considerazioni tristi a margine di un dibattito social sul referendum. Il corsivo di Cazzola.

Il 22 marzo nel referendum sulla separazione delle carriere voterò il più convinto Sì di tutta la mia lunga vita. Seguendo il dibattito, ho constatato che con troppi sostenitori del No non ho nulla in comune e di solito sono stato in disaccordo in ogni altra circostanza in cui si fosse chiamati a compiere una scelta importante. E con i quali mi rifiuterei anche di prendere insieme un caffè. Ma è necessario non farsi trascinare da un sanfedismo opposto di quello che infiamma i sostenitori del No.

Mi è capitato di parlare della questione del referendum con persone che conosco e stimo da tanto tempo e delle quali apprezzo l’onestà intellettuale al punto da rimanere interdetto quando mi hanno esposto i motivi del loro voto contro la riforma. Ovviamente, pesano i problemi di schieramento che possono indurre a votare secondo le indicazioni della propria parte politica. Ma per un militante della sinistra ci sarebbero dei riferimenti importanti di esponenti politici e di intellettuali che si sono battuti per il Sì con argomenti molto più approfonditi ed efficaci di tante personalità di destra. Ciò a partire dal seminario di Firenze della Sinistra per il Sì che, nel merito, “ha dato la linea” in modo serio e razionale.

Per quanto mi riguarda, mi sono sentito maggiormente in sintonia con queste posizioni e mi sono molto impegnato a diffonderle specie tra gli amici del Pd con propensioni riformiste. La risposta che ho ricevuto da una persona che stimo mi ha fatto capire che il confronto è impossibile perché non siamo ghostbusters; soprattutto quando i fantasmi si nutrono di percezioni. Non pubblico il nome del mio interlocutore; del resto è stato lui a riportare su Facebook le sue considerazioni.

“Mi spiace – scrive – ma non sono d’accordo. Più leggo le posizioni favorevoli di stimati esperti di diritto e più mi convinco che il contesto non è quello: non stiamo discutendo di come si può migliorare il ruolo della magistratura con provvedimenti legislativi ma come controllarla di più con modifiche costituzionali. In una logica esplicita di “repubblica presidenziale” che non è quella prevista dalla nostra Costituzione. È per questo motivo che, qualsiasi siano i punti giusti dei quesiti referendari voterò NO senza alcun dubbio. Non disponibile ad avviare un percorso di riforma che nessuno sa dove possa portarci. Mi viene in mente – prosegue – una frase che un giorno mi disse il Presidente Napolitano: “In Italia si fa molta fatica a varare le riforme. Quando una riforma è varata diventa impossibile migliorarla”. Anche per questo voterò un NO convinto al referendum Meloni-Nordio. Come già votai NO al referendum Renzi. Due modi analoghi di dare più potere al Governo in carica. Non altro. Alla mia età -conclude – non sono disponibile a farmi imbrogliare”.

Posso garantire della buona fede del mio interlocutore. Ma il suo è un incubo, contro il quale non c’è competizione.

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