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FTC META occhiali

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Sappiamo chi altri sta a guardare quando indossiamo gli occhiali intelligenti di Meta?

Un reportage svedese ha documentato che le clip audio e video registrate dagli occhiali smart di Meta vengono inviate ai server dell'azienda americana e poi attraverso un sistema di appalti e subappalti finiscono di rimbalzo nell'Africa occidentale dove una società si occupa di visionare il materiale per evitare che l'Ai inciampi. Tra i filmati inviati persino sequenze di sesso e tra gli audio estrapolati pure conversazioni criminali. Tutto questo è a prova di privacy?

Un interessante e approfondito report del quotidiano di Stoccolma Svenska Dagbladet di cui si consiglia la lettura agevolati dal fatto che sia stato redatto in inglese e non in svedese pone nuovamente al centro il tema “privacy” con riferimento al funzionamento degli occhiali smart di Meta, multinazionale americana nota soprattutto per avere in portafogli Facebook, Instagram e WhatsApp ma sempre più attiva nel segmento dei device indossabili, avendo anche acquisito una quota di minoranza (circa il 3%, con valutazioni fino al 5% in fase di studio) del ben noto produttore d’occhiali europeo EssilorLuxottica per circa 3,5 miliardi di dollari.

COSA NON TORNA DEGLI SMART GLASS META

Com’è noto i Ray-Ban Meta e le successive declinazioni vengono venduti in quanto promettono e permettono di avere sempre a disposizione un corollario di informazioni e funzioni attinenti alle cose che vengono inquadrate dalle lenti. Pare invece meno noto il funzionamento pratico delle stesse, dal momento che ciò che viene inquadrato dalle telecamere non si limita a essere processato “in loco”, da una sorta di cervellone elettronico installato negli occhiali ma può capitare che sia inviato ai server dell’azienda per l’elaborazione del filmato prima e di una risposta poi.

Gli occhiali registrano infatti costantemente brevi clip ogni volta che viene attivata l'”IA in tempo reale”. Durante queste sessioni, la fotocamera e il microfono del dispositivo rimangono online in modo che l’Intelligenza artificiale possa analizzare le scene e rispondere alle domande dell’utente. I dati vengono quindi caricati sui sistemi di Meta, dove entrano a far parte di un vasto campionario utilizzato per perfezionare le versioni future dell’assistente digitale.

LE IMMAGINI DEGLI SMART GLASSES FINISCONO IN KENYA?

Secondo quanto ricostruito, almeno parte dei dati finirebbe a Nairobi, in Kenya, dove revisori umani della non meglio specificata azienda africana Sama, in virtù di un complesso meccanismo di appalti e subappalti messo in piedi con ogni probabilità allo scopo di ridurre al minimo i costi, visionano il girato e istruiscono l’AI per evitare che prenda abbagli.

Se quanto documentato avesse riscontro anche per ciò che concerne la natura di video e audio visionati e ascoltati dai tecnici umani, è anzitutto chiaro che il consumatore medio non è al corrente del complesso percorso attorno al globo compiuto dai filmati che gira con gli smart glasses. Men che meno può esserlo chi, non indossando gli occhiali intelligenti di Meta, si ritrova comunque nel loro raggio d’azione e vede la propria immagine, comprensiva dei dati biometrici, trasportata dall’altro capo del mondo.

Anche perché con ogni probabilità la maggior parte degli utenti pensa che il funzionamento del device indossabile sia legato alla capacità dell’AI di bordo di riconoscere quanto viene inquadrato dalle lenti e non pensa che invece queste immagini vengano visionate da “suggeritori” umani che hanno l’ingrato compito di assistere l’Intelligenza artificiale evitandole clamorosi inciampi.

GLI OCCHIALI DI META SONO A PROVA DI PRIVACY?

Da parte sua Meta ritiene di operare correttamente: sarebbe tutto nei termini di servizio e nell’informativa sulla privacy dell’AI. Tali documenti renderebbero edotto il consumatore che i contenuti registrati da Ray-Ban Meta e compagnia vengono inviati ai server e possono essere assegnati a revisori umani per il miglioramento dei modelli, ma dal momento che sono spesso scritti in legalese non masticato dalla maggior parte della popolazione resta da chiedersi se chi li indossa sappia davvero come vengono processati dati e immagini. Inoltre, sostiene la testata svedese, la documentazione non offre molti dettagli sul trattamento e la gestione dei contenuti sensibili.

Anzi, come sottolineato da TechSpot, i collaboratori kenyoti hanno affermato di aver esaminato filmati di persone intente a usare i bagni, mentre si vestono e, in alcuni casi, persino mentre hanno rapporti sessuali, tutti registrati dalla prospettiva degli occhiali. E dato che gli occhiali smart di Meta non si limitano a registrare video ma anche carpire suoni, l’audio di alcune clip includerebbe discussioni su proteste, attività criminali o comunque aspetti profondamente personali della vita delle persone, tutti elementi che non è ben chiaro da chi siano ascoltati e visionati dopo che sono stati trasmessi ai server di Meta.

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