Secondo il Financial Times, Nvidia – la più grande azienda di microchip al mondo, nonché la società a maggiore capitalizzazione in assoluto – ha interrotto la produzione dei processori per l’intelligenza artificiale H200, destinati al mercato cinese e particolarmente avanzati.
NVIDIA PUNTA SUI VERA RUBIN E METTE DA PARTE GLI H200
Stando alle fonti del quotidiano, infatti, Nvidia ha deciso di riallocare la capacità produttiva di Tsmc (compagnia taiwanese specializzata nella manifattura di semiconduttori per conto di terzi) sui dispositivi Vera Rubin di nuova generazione, rinunciando agli H200. È evidente, quindi, che l’azienda non si aspetta grandi vendite in Cina a causa dell’incertezza commerciale legata sia ai controlli sulle esportazioni imposti dal governo degli Stati Uniti, sia alle restrizioni agli acquisti introdotte dalle autorità di Pechino.
L’ANTEFATTO
Le vendite in Cina, data la vastità del mercato, si sarebbero probabilmente rivelate molto proficue per Nvidia e le avrebbero anche permesso di allontanare da sé i timori degli investitori per le prospettive di crescita e per la dipendenza da un piccolo gruppo di clienti.
L’azienda, d’altra parte, si aspettava di incorrere in qualche problema, nonostante a dicembre avesse ottenuto dalla Casa Bianca l’autorizzazione all’esportazione degli H200: nelle previsioni economiche per i prossimi mesi, diffuse a fine febbraio, Nvidia non aveva infatti conteggiato le possibili entrate legate alla vendita di microchip in Cina. In passato, si aspettava ordini per oltre un milione di unità e contava di iniziare le consegne a marzo.
LE RESTRIZIONI AMERICANE E CINESI SUGLI H200
La situazione, effettivamente, era complicata. Dal lato americano, il dipartimento di Stato chiedeva delle garanzie molto stringenti in modo da scongiurare i rischi per la sicurezza degli Stati Uniti, temendo che la Cina potesse utilizzare gli H200 – i secondi processori per l’intelligenza artificiale più potenti disponibili sul mercato – per scopi militari. Dal lato cinese, invece, pare che Pechino avesse autorizzato l’accesso agli H200 solo a un ristretto ristretto di aziende, e sempre in maniera limitata: la scelta sembrerebbe volta a evitare una dipendenza eccessiva dalla tecnologia americana e, contemporaneamente, a sostenere lo sviluppo dell’industria nazionale del chipmaking.
L’INCONTRO TRUMP-XI DI FINE MARZO
Il Financial Times scrive che Nvidia ha già prodotto all’incirca 250.000 H200, che dovrebbero bastare a soddisfare gli ordini qualora i governi americano e cinese dovessero autorizzare solo poche esportazioni di questi processori.
È possibile, comunque, che la situazioni si sblocchi a seguito dell’incontro tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping, previsto per fine marzo, che potrebbe portare a un’intesa bilaterale sul commercio di microchip.







