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La babele dell’Ue sulla guerra all’Iran

Scazzi, tensioni e polemiche nei palazzi europei su Trump e Iran. Estratto dal Mattinale Europeo

COSA SI DICE NEI PALAZZI EUROPEI SULLA GUERRA USA-IRAN

Anche chi non ha espresso critiche aperte contro la guerra degli Stati Uniti contro l’Iran inizia ad esprimere pubblicamente i propri dubbi su come è stata condotta l’operazione e i suoi esiti potenziali. Il ministro della Difesa tedesco, il socialdemocratico Boris Pistorius, ha usato toni molto diversi dal cancelliere cristiano-democratico, Friedrich Merz. “E’ illusorio pensare che i conflitti nella regione possano essere risolti unicamente con la forza militare e azioni unilaterali”, ha detto Pistorius. Il ministro ha anche ricordato che è “molto più facile lanciare una guerra che mettervi fine”. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, si è espressa durante una visita a Varsavia, lasciando intendere che la linea di Ursula von der Leyen sul sostegno all’obiettivo del cambio di regime in Iran è rischiosa. “Lo scenario ideale sarebbe un Iran democratico che non fosse una minaccia per i suoi vicini. Ma ovviamente questo esito è tutt’altro che certo al momento. Nessuno può prevedere quale direzione prenderà questa guerra”, ha avvertito Kallas. L’alto rappresentante ha convocato per oggi una nuova riunione straordinaria dei ministri degli Esteri dell’Ue in videoconferenza.

COSA SUCCEDE TRA MERZ E MACRON

“Tutti per uno, uno per tutti” non sembra far parte del vocabolario di Merz “l’europeista”. Ricevuto da Donald Trump alla Casa Bianca, il cancelliere tedesco ha lasciato che il presidente americano attaccasse il capo del governo spagnolo Pedro Sánchez senza cercare di difenderlo. Per sua sfortuna, la scena è stata filmata e questo comportamento è valso a Friedrich Merz una valanga di critiche in Spagna e anche in Germania. Il presidente francese Emmanuel Macron ha dato al cancelliere una lezione di buona educazione europea con un comunicato di sostegno a Sánchez, in cui ogni parola pesa molto. “Il presidente della Repubblica ha appena parlato con il signor Pedro Sánchez, presidente del governo spagnolo, per esprimere la solidarietà europea della Francia in risposta alle recenti minacce di coercizione economica di cui la Spagna è stata vittima ieri”, ha detto l’Eliseo. Anche il Presidente del Consiglio António Costa ha chiamato Sánchez e ha affermato che “l’Ue garantirà sempre che gli interessi dei suoi Stati membri siano pienamente protetti.” Pedro Sánchez ha indicato di aver ricevuto chiamate dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e da “diversi alleati europei”.

IL NADA DI SANCHEZ A TRUMP

Il capo del governo spagnolo ha fatto arrabbiare Trump rifiutando l’uso delle basi americane di Morón e Rota per condurre bombardamenti in Iran. “Il mondo, l’Europa e la Spagna hanno già attraversato questa crisi. Nel 2003 alcuni leader irresponsabili ci trascinarono in una guerra illegale in Medio Oriente, che portò soltanto insicurezza e sofferenza. La nostra risposta di allora deve essere la nostra risposta di oggi: no alle violazioni del diritto internazionale, no all’illusione che possiamo risolvere i problemi del mondo con le bombe, no alla ripetizione degli errori del passato”. Durante l’invasione dell’Iraq nel 2003, Francia e Germania guidarono l’opposizione europea alla guerra, rifiutando di sostenere l’intervento americano senza un mandato ONU, mentre la Spagna, governata dal conservatore José María Aznar, sostenne gli Stati Uniti insieme al Regno Unito, all’Italia, al Portogallo, alla Polonia, all’Ungheria, alla Danimarca e alla Repubblica Ceca, provocando una frattura all’interno dell’Ue. “Non saremo complici di un’azione dannosa per il mondo, contraria ai nostri valori e ai nostri interessi, solo per evitare le ritorsioni di qualcuno”, ha dichiarato Sánchez in risposta alle minacce di sanzioni economiche di Trump.

I TENTATIVI DI MERZ

Il cancelliere Friedrich Merz ha assicurato di aver difeso Sánchez durante il loro pranzo privato, nel tentativo di calmare la rabbia scatenata dalla sua passività durante gli attacchi di Trump contro lo spagnolo. “Ho detto a Trump che la Spagna è un membro dell’Unione europea e che non si può concludere un accordo separato con la Germania, o un accordo con l’Europa escludendo la Spagna, altrimenti non ci sarà alcun accordo”, ha dichiarato Merz in un intervento televisivo. Il cancelliere ha anche assicurato di aver detto a Trump che non c’era “nessuna ragione per trattare così male la Spagna” e che il rifiuto della Spagna al vertice Nato di aumentare le spese per la difesa “non aveva nulla a che vedere con gli sforzi europei per raggiungere un accordo commerciale con gli Stati Uniti.” Nonostante gli sforzi, alcuni media tedeschi non sono stati teneri sul suo viaggio alla Casa Bianca. “Donald Trump minaccia Madrid, Friedrich Merz approva: l’apparizione del cancelliere nello Studio Ovale è stata vergognosa. Non può guidare l’Europa in questo modo,” ha giudicato lo Spiegel.

GLI SCAZZI SU SANCHEZ E NON SOLO

La conferenza dei presidenti del Parlamento europeo ieri ha rigettato una richiesta dei verdi di mettere all’ordine del giorno della plenaria della prossima settimana un dibattito sulla minaccia di sanzioni commerciali degli Stati Uniti contro l’Ue, in particolare la Spagna, e la necessità urgente di una risposta unita. Il gruppo del Partito popolare europeo, virulentemente critico del premier socialista Pedro Sanchez, si è opposto insieme ai gruppi dell’estrema destra. La proposta era sostenuta dai socialisti, dai liberali di Renew e dalla sinistra. Il PPE “si schiera con Trump invece di difendere uno Stato membro”, ci ha detto una fonte del Parlamento. La preferenza vale anche per l’accordo di Turnberry sui dazi. Il PPE avrebbe voluto procedere al voto nella commissione Commercio internazionale, ma una maggioranza si è opposta perché l’amministrazione Trump non ha ancora fornito chiarezza sulla sua intenzione di rispettare l’accordo di luglio. Al contrario. Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha detto che i dazi potrebbero salire dal 10 al 15 per cento questa settimana. La commissione Commercio del Parlamento europeo ha deciso di rinviare la decisione al 17 marzo. “È un peccato che una narrazione anti-Trump venga promossa più fortemente di una pro-europea, rischiando una guerra commerciale transatlantica”, ha detto l’europarlamentare del PPE, Jörgen Warborn.

(Estratto dal Mattinale Europeo)

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