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Criptovalute, perché Trump sbanca le banche

Trump attacca le banche americane, contrarie alla regolazione favorevole per le società di criptovalute. Intanto, il Bitcoin torna a crescere e vince il confronto con l'oro. Tutti i dettagli

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha accusato le banche di stare ostacolando l’approvazione del Clarity Act, il disegno di legge che dovrebbe definire un quadro regolatorio più favorevole per le società di criptovalute.

LE CRIPTOVALUTE, IL CLARITY ACT E LA COMPETIZIONE CON LA CINA

In un messaggio pubblicato sui social network, Trump ha sostenuto che gli istituti di credito, pur avendo riportato degli utili altissimi, stanno cercando di frenare la sua agenda sulla finanza digitale. “Le Banche”, ha scritto, “stanno registrando profitti record e non permetteremo loro di minare la nostra potente Cripto-Agenda, che finirà per andare alla Cina e ad altri paesi se non riusciremo a far approvare il Clarity Act”.

Oltre ad avervi investito personalmente, il presidente ha fatto rientrare il settore delle criptovalute all’interno della competizione geopolitica con la Cina: ha detto, tra le altre cose, che i bitcoin sono come “l’industria dell’acciaio di cento anni fa”, che l’America deve diventare la cripto-capitale del mondo e che la nazione deve potenziare le sue capacità di “estrazione” delle criptovalute (in gergo mining).

Trattandosi, a suo dire, di un comparto strategico, Trump ha dunque invitato le società di Wall Street a “stringere un accordo vantaggioso con il settore delle criptovalute”.

– Leggi anche: Le stablecoin basate sul dollaro sono l’ultima arma geopolitica degli Usa

TRUMP APPOGGIA LE CRIPTOVALUTE

Il nodo principale della questione, quello che sta creando tensioni tra la finanza tradizionale e gli ambienti crypto, è la possibilità per le piattaforme di criptovalute di offrire rendimenti agli utenti che detengono stablecoin ancorate al dollaro. Le stablecoin, in breve, sono quelle valute digitali che si differenziano dalle criptovalute “tradizionali” perché hanno un valore fisso, solitamente agganciato a quello del dollaro con un rapporto 1:1.

Le aziende di criptovalute chiedono di poter riconoscere interessi o premi sui depositi in stablecoin. Le banche, però, sono contrarie perché temono una fuga di liquidità dai conti tradizionali. Trump si è schierato dalla parte delle crypto, affermando che gli americani dovrebbero poter “guadagnare di più sul proprio denaro”.

LA RIPRESA DEL BITCOIN

Mentre negli Stati Uniti si svolge questo dibattito regolatorio, il Bitcoin – la criptovalute più popolare – è in ripresa: oggi ha guadagnato fino al 5,7 per cento, superando la soglia dei 71.980 dollari, per poi stabilizzarsi a 71.343 dollari. Anche Ether, una delle criptovalute più diffuse, è cresciuta, arrivando a 2092 dollari (+6 per cento).

IL CONFRONTO CON L’ORO

L’attacco degli Stati Uniti e di Israele all’Iran aveva fatto crollare il prezzo del Bitcoin, sceso fino a 63.038 dollari. Anche i mercati dei beni rifugio più tradizionali, come l’oro, sono stati interessati da una certa volatilità: i prezzi del metallo prezioso sono scesi sotto i 5000 dollari all’oncia, ad esempio, per poi tornare sopra i 5180 dollari.

Tuttavia, come fa notare Bloomberg, nelle ultime sedute il Bitcoin ha performato meglio dell’oro, con un rialzo del 9 per cento circa dalla vigilia dell’attacco all’Iran, a fronte di un calo di quasi il 2 per cento dell’oro.

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