Ci risuona ancora la lamentela di Elly Schlein che, prima dell’attacco contro l’Iran, lamentava la flessione di sensibilità verso Gaza, il fatto che i palestinesi non fossero più al centro della nostra attenzione. Più o meno quello che tutti i giorni gli ascoltatori di Radio3 lamentavano nella rassegna stampa di questa nicchia radical chic della cosiddetta Rai meloniana. Promuovere una campagna a favore dei poveretti che vivono come rifiuti umani da tanto tempo, esposti a intemperie e violenze, è un ottimo modo di far bella figura a poco prezzo. Ed è tremendamente ipocrita e/o ignorante, perché sono l’agenda setting e l’infodemia a comandare ciò che ci tocca e per cui ci muoviamo, anche solo a parole. Il nostro cervello è selettivo, le cose sono tante e dobbiamo, vogliamo scegliere.
Ci risuona anche l’eco di lontani potenziali conflitti che sentivamo prima della crisi iraniana, i movimenti tra Cina, Corea e Giappone per esempio. E se facciamo memoria ci pare si agitino parecchie cose anche in Messico, Venezuela, Cuba, Groenlandia (oggi al Cnr si apre una sessione di dibattiti scientifici e geo-politici sull’Artico), in Africa dove i martiri cristiani dall’agenda neppure escono, poiché non riescono proprio a entrarci. Ma anche, per stare nei pressi della Persia, tra Afghanistan e Pakistan. Per non dire dell’Ucraina, oggi Zelensky ha concesso un’intervista al Corriere nel tentativo di ricordare la sua esistenza.
Flebile già prima, l’eco bellica mondiale viene ora sommersa dal rumore di Cipro, del Golfo e del Libano (dove l’esercito israeliano è entrato via terra), oltre che dell’Iran: dal quale, però, faticavamo a percepire le grida delle manifestazioni per ottenere la libertà, represse dal regime con migliaia di morti ammazzati o giustiziati. Qualche manifestazione di solidarietà in più allora, poche settimane fa, forse non avrebbe cambiato le cose, ma manifestare oggi per la pace appare ignorante e ipocrita, di nuovo. E anche sospetto di anti-americanismo e di anti-sionismo pregiudiziale, come se il problema fossero (soltanto) Trump e Netanyahu. Intanto si invitano altri iraniani desiderosi di respirare a farsi ammazzare e giustiziare dai pasdaran, che in questa fase avranno il dito ancora molto più facile sul grilletto.
La segretaria PD che si accoda a questo ignorante e ipocrita mood tardo-woke sarà forse la futura candidata leader delle opposizioni, ricordiamolo. Pare che possano fare le primarie per decidere, lei nel frattempo ha però tenuto a chiarire che un eventuale voto contrario alla riforma della giustizia nel prossimo referendum non comporterà la richiesta di caduta del governo o di elezioni politiche. Esattamente la stessa cosa che dice da tempo Giorgia Meloni, ma che Schlein concordi è molto curioso e la dice lunghissima sulla sua insicurezza. Mentre su quella della premier la dice lunga l’insistenza dei giorni scorsi sulla legge elettorale: una probabile, implicita ammissione che aver reso la magistratura il perno politico e mediatico dell’ultimo periodo di esecutivo non è stata un’idea brillante. È sempre una questione di agenda setting, in fondo.







