Faro della politica sulla scomparsa di quasi 2.500 componenti di aerei e caccia dell’Aeronautica militare italiana per un valore stimato di 17 milioni di euro.
Mancano all’appello di registri e magazzini duemilacinquecento componenti strategiche dei cacciabombardieri Panavia Tornado e Amx, oltre che del velivolo da trasporto tattico C-130 Hercules, prodotto da Lockheed Martin, in dotazione all’Aeronautica Militare.
Il 23 febbraio Repubblica ha rivelato che la Procura di Roma e la Procura militare hanno iscritto nel registro degli indagati vertici della logistica dell’Aeronautica, generali e manager di Ge Avio, società del gruppo americano General Electric, con l’ipotesi di peculato per questa sparizione di pezzi strategici avvenuta tra il 2021 e il 2023 dalla base di Brindisi. E ora il partito pentastellato richiama l’attenzione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sulla vicenda.
“Quasi 2.500 componenti avioniche di Tornado, Amx e C-130 [..] non sono un dettaglio amministrativo ma un fatto gravissimo che tocca la sicurezza nazionale, la trasparenza nella gestione dei beni pubblici e la credibilità della nostra filiera militare” si legge nell’interrogazione presentata il 26 febbraio dai parlamentari del Movimento 5 Stelle delle Commissioni Difesa di Camera e Senato, come riportato da Policy Maker.
Si tratta di elementi che costituiscono il nucleo tecnologico degli aeromobili dell’Aeronautica, non di componenti secondari. Mentre la magistratura accerterà i fatti (compresa la destinazione di questi pezzi mancanti) e e le varie responsabilità, il partito guidato dall’ex premier Giuseppe Conte sollecita “chiarimenti tempestivi sui sistemi di controllo, sulle responsabilità e su eventuali criticità nei meccanismi di tracciabilità”.
Da parte sua l’Aeronautica Militare ha subito dichiarato di aver garantito piena collaborazione all’Autorità giudiziaria civile e militare fin dall’inizio delle verifiche, mettendo a disposizione la documentazione utile. Contattata da Startmag, la società Avio Aero non commenta la vicenda.
Tutti i dettagli.
L’INDAGINE IN CORSO
Come detto all’inizio, è in corso un’indagine sulla scomparsa di quasi 2.500 componenti strategiche appartenenti ai velivoli Panavia Tornado, AMX e C-130 Hercules in dotazione all’Aeronautica Militare, per un valore stimato di circa 17 milioni di euro. I pezzi sarebbero spariti tra il 2021 e il 2023 dalla base di Brindisi.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma e dalla Procura militare, coinvolgerebbe dieci persone tra generali e vertici della logistica dell’Aeronautica e dirigenti di Ge Avio srl. Ovvero Avio Aero, società controllata dalla multinazionale americana GE Aviation e incaricata della manutenzione degli aerei militari. L’ipotesi di reato contestata è il peculato, relativo all’appropriazione o distrazione di beni pubblici affidati per ragioni d’ufficio.
LE IPOTESI DI REATO
Secondo quanto emerso, i componenti non risultano più presenti nei magazzini né nei registri ufficiali. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti vi è anche una possibile destinazione all’estero, in particolare verso il Brasile. Gli investigatori stanno esaminando documenti, registri di carico e scarico, certificazioni tecniche e catene di responsabilità per ricostruire la movimentazione del materiale.
Agli atti risulterebbe che i pezzi siano stati dichiarati “fuori uso” e destinati alla rottamazione, ma la certificazione sarebbe stata redatta quando il materiale non era già più fisicamente disponibile. La magistratura sta valutando se si tratti di un’irregolarità amministrativa o di un’operazione più strutturata, ed è stata disposta una superconsulenza tecnica per accertare il valore e lo stato effettivo dei componenti mancanti.
LA GRAVITÀ DELL’IPOTESI DI MERCATO NERO PER I PEZZI MILITARI SCOMPARSI
Come ha messo in risalto Euronews, “uno degli aspetti più inquietanti dell’indagine riguarda proprio la destinazione possibile di questi materiali fuori dai confini nazionali”. Come già menzionato un filone investigativo tutto da accertare riguarda la possibile destinazione dei questi pezzi mancanti verso il Sud America, precisamente in Brasile, dove alcuni di questi velivoli sono o sono stati operativi. Proprio l’Amx è in dotazione della Forza Aerea Brasiliana, frutto della cooperazione italo-brasiliana.
“Se confermato, ciò potrebbe indicare non solo una sottrazione ma la reimmissione di pezzi certificati in circuiti di domanda internazionale, dove ricambi originali diventano sempre più difficili da reperire a causa dell’età dei modelli e della fine delle linee di produzione. In ambito aeronautico militare esiste un mercato secondario legittimo: surplus, scambi tra Paesi alleati, e broker specializzati in stock obsoleti o parti fuori produzione. In molte forze aeree, questi canali servono a mantenere operative piattaforme che non sono più in produzione, soprattutto per modellii datati. Tuttavia, essi sono regolati da norme stringenti proprio per evitare che parti critiche finiscano in circuiti paralleli non autorizzati” precisa la testata.
LA POSIZIONE DELL’ARMA AZZURRA
Immediata la reazione dell’Aeronautica Militare.
La Forza aerea ha informato infatti di aver garantito sin dall’inizio piena e immediata disponibilità all’Autorità giudiziaria civile e militare. Inoltre ha fatto sapere di aver istituito una commissione interna di accertamento tecnico per approfondire ulteriormente la situazione. Sempre l’Am ha ribadito che la gestione dei materiali aeronautici avviene attraverso protocolli tecnico-amministrativi e sistemi di tracciabilità conformi alla normativa vigente, precisando che eventuali responsabilità personali saranno affrontate nelle sedi competenti.
L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
Ma la gravità dei possibili contorni della vicenda, ancora tutta da verificare, ha scosso anche i palazzi della politica.
“È inquietante che i pezzi risultino scomparsi dai magazzini e che la certificazione di ‘fuori uso’ sia stata redatta quando il materiale non era già più fisicamente presente. Se confermato, sarebbe un cortocircuito amministrativo che solleva interrogativi pesantissimi” tuonano i parlamentari pentastellati nella loro interrogazione rivolta al ministro della Difesa.
“Ancora più preoccupanti – proseguono – sono le indiscrezioni su possibili destinazioni all’estero, scenario che, se verificato, aprirebbe un fronte internazionale di estrema delicatezza”. Pertanto, concludono chiedendo “al Ministro della Difesa di riferire con urgenza alle Commissioni competenti su quanto accaduto, sulle verifiche interne già avviate, sui rapporti contrattuali con i soggetti coinvolti e sulle misure adottate per impedire che simili episodi possano ripetersi. La sicurezza del Paese e l’integrità dei beni pubblici non possono essere affidate al caso o a opacità gestionali”.
LO STABILIMENTO DI AVIO AERO DI BRINDISI
Infine, se l’Aeronautica Militare ha diramato la nota ufficiale, l’azienda coinvolta, Avio Aero, non commenta la vicenda.
L’azienda italiana guidata da Riccardo Procacci fa parte di GE Aerospace ed è leader nella produzione di componenti e sistemi di propulsione per l’aviazione civile e militare. La sede principale dell’azienda è a Rivalta di Torino, dove c’è anche il più grande insediamento produttivo, e altri importanti stabilimenti sono a Brindisi e Pomigliano d’Arco (Napoli) per un totale di oltre 4.900 dipendenti impiegati in Italia mentre, all’estero, ha uno stabilimento produttivo e un centro test in Polonia e un impianto produttivo e sale prova motori in Repubblica Ceca, per un totale di circa 1.100 dipendenti.
Lo stabilimento Avio Aero di Brindisi – che conta 720 dipendenti – è storicamente dedicato alle attività di assemblaggio e manutenzione di motori aeronautici, soprattutto a supporto dell’Aeronautica militare italiana. Come raccontava nel 2015 l’Ansa, qui si assembla e si fa manutenzione del motore EJ200 dell’Eurofighter, ma anche di altri motori come lo Spey, montato sui velivoli AMX della Forza Aerea Brasiliana.
È anche la sede delle attività di progettazione e realizzazione di componenti per motori aeronautici e turbine aeroderivate, ovvero che derivano dai motori aerei ma vengono utilizzate per applicazioni industriali e marine. All’interno dello stabilimento è attiva una nuova area dedicata alla produzione additiva in cui si realizzano componenti per il Catalyst, motore turboelica di nuova generazione.
Sempre a Brindisi Avio Aero si occupa da anni della progettazione e realizzazione di componenti per turbine aeroderivate, ovvero che derivano tecnologicamente dai motori aerei ma utilizzate per applicazioni industriali e marine, della famiglia LM2500, installate a bordo di unità navali come le fregate Fremm o le navi Cavour e Orizzonte della Marina Militare Italiana.







