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Il piano della Francia di Macron per sbancare ancora la Bce

Obiettivi, conseguenze e polemiche sul piano Macron-Lagarde sulla Bce. Il commento di Liturri.

Sulla vicenda della presunta volontà di Christine Lagarde di lasciare anzitempo la presidenza della Bce, dobbiamo dire che l’articolo di Federico Fubini sul Corriere della Sera di ieri centra il punto e (finalmente) ci trova d’accordo.

La tesi di Fubini è che questa voce dal sen fuggita, ove poi fosse confermata da successivi fatti concludenti, sarebbe un clamoroso regalo offerto da Emmanuel Macron a Marine Le Pen nella corsa all’Eliseo per la primavera 2027.

Fubini è costretto ad ammettere che pretendere di difendersi dalla Le Pen e dai danni che potrebbe arrecare all’eurozona e alla Ue – addirittura sottraendole il diritto di partecipare al processo di selezione del prossimo presidente della Bce – è un clamoroso regalo di Macron alla Le Pen. Sotto diversi profili.

Il primo significa ammettere che la Bce non è affatto indipendente, o meglio lo è quando a qualcuno conviene che lo sia. Ammettere che la Lagarde si dimetta per far partecipare Macron alla scelta del suo successore è davvero troppo, per credere ancora al mito dell’indipendenza.

Ancora peggio è pensare alle conseguenze di questo gesto sull’esito delle presidenziali. Significa ammettere che la partita è persa, al punto da adottare in anticipo le contromisure per contenere il potere della Le Pen.

«Sembra difficile che Macron sia così ingenuo da offrire alla sua avversaria tutti questi doni in un colpo solo», conclude sconsolato Fubini. Il quale invece ritiene che Macron abbia da vantare una solida «eredità europea» su cui fare leva per bloccare la Le Pen. Peccato che i presunti successi elencati come prova della vitalità dell’Europa siano di cartone e visibili solo da Fubini, perché in realtà non ci sono tracce di «un’Europa che sta cercando finalmente una sua identità da potenza internazionale».

Insomma, è grande la delusione per questa mossa annunciata e le gravi conseguenze evocate da Fubini sono del tutto condivisibili.

Allora, c’è da ipotizzare che l’accordo Lagarde-Macron dovesse restare segreto e qualcuno – da Parigi, come ha evidenziato il Financial Times – ha voluto boicottare Macron, rivelando il piano, mettendo così in difficoltà entrambi i congiurati. Insomma, se esce una notizia che mette così in cattiva luce Macron, con le conseguenze correttamente ipotizzate da Fubini, significa che qualcuno ha voluto danneggiarlo, mandando all’aria il suo piano o almeno mettendolo di fronte alle conseguenze di tale operazione.

Va notato quanto si leggeva ieri sul quotidiano Le Figaro, a proposito dell’importanza del ruolo della Bce per le finanze pubbliche francesi: ««A Parigi, la successione della presidente della Bce è causa di ansia. La banca centrale fa infatti da scudo per un paese dalle finanze pubbliche tra le più degradate d’Europa. Ogni cambio di rotta è da temere.»

Una clamorosa ammissione di fatti peraltro noti: la Lagarde è stata voluta da Macron alla Bce per difendere i titoli pubblici francesi. Sono del settembre scorso le accuse di Jürgen Stark (ex capo economista della Bce, tedesco), il quale ha sostenuto in sostanza che Emmanuel Macron abbia voluto e imposto Christine Lagarde alla presidenza della Bce nel 2019 proprio per favorire gli interessi francesi, permettendo interventi a protezione del debito francese (ad esempio tramite lo strumento TPI, Transmission Protection Instrument, che Stark considera una politica fiscale mascherata e controversa).

Dal 2019 la Lagarde ha fedelmente adempiuto al compito assegnatole, proteggendo i titoli francesi, con opportuni riacquisti di titoli dei programmi PSPP e PEPP, durante le fasi più turbolente della crisi politica che ormai da quasi due anni attanaglia la Francia.

E quindi, ben memore dei vantaggi ricevuti e dell’importanza del ruolo, oggi Macron agisce senza scrupoli e vuole blindare la Bce per altri otto anni. Come non dargli torto? Peccato che qualche gola profonda a Parigi gli abbia scompaginato il piano e rivelato che totem come l’indipendenza della Bce e il rispetto della volontà popolare democraticamente espressa, siano tutti inutili orpelli, buoni per i comizi.

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